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Il 4 dicembre non si cancella (purtroppo) con una riforma elettorale

«Il 4 dicembre non lo possiamo cancellare con una riforma elettorale». Così Stefano Ceccanti conclude l’articolo con il quale oggi ci spiega cos’è e come funziona il Rosatellum e come stanno le cose in materia di riforma elettorale (Ecco cos’è il Rosatellum – In Cammino).

«Se si volevano evitare le coalizioni post-elettorali – scrive Ceccanti – bisognava puntare al successo del Sì al referendum e, a quel punto, confidare ragionevolmente in una sentenza della Corte favorevole al ballottaggio dell’Italicum. Siamo precipitati in un contesto diverso da cui è improbabile che si possa uscire con le prossime elezioni sia che si faccia la riforma elettorale (col testo-base, col tedesco o con qualcos’altro) sia che non si faccia (cosa che resta per ora lo scenario ancora più probabile). Visto che non si possono rimettere le lancette all’indietro e che quindi lo schema bocciato non si può resuscitare, prendiamoci intanto i piccoli miglioramenti, se sono possibili, e vediamo se nella prossima legislatura è possibile importare per intero il sistema francese (semi-presidenzialismo e, a seguire, doppio turno di collegio). Se ciò non fosse possibile prendiamo atto che a livello nazionale saranno forse inevitabili non solo a breve coalizioni post-elettorali, sperando che esse siano in grado di tenerci dentro l’Unione europea e non composte da coloro che vogliono uscirne».

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Basta smettere di pubblicarle, no?

Contro la gogna la soluzione c’è (e molto semplice): smettere di pubblicare intercettazioni. Ecco perché Il Foglio nei giorni scorsi ha proposto agli altri giornali di combattere il circo mediatico smettendola di pubblicare intercettazioni, almeno fino al dibattimento, smettendola così di trasformare i giornali nella buca delle lettere delle procure.

Ilaria Capua (la virologa che è stata messa alla gogna, accusata ingiustamente di essere un’untrice, sbattuta in prima pagina come un mostro che specula sui virus e la salute delle persone, la cui reputazione di scienziata è stata infangata, la cui vita privata rovinata e il cui ruolo politico con Scelta civica azzoppato, e che ha raccontato la sua storia di ricercatrice e la sua vicenda giudiziaria nel libro “Io, trafficante di virus”), ha aderito all’appello del Foglio con una lettera (Il machete della gogna) che merita di essere letta.

Per restare sul tema, rinvio all’articolo che ho scritto il 15 aprile dell’anno scorso sullo stesso giornale:«Non si può spacciare lo sputtanamento per libertà di stampa».

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Trump in Israele, un nuovo capitolo di peacemaking in Medio Oriente? – www.italiaincammino.it, 23 Maggio 2017

Dopo aver messo sottosopra, in tempo record, la sua nuova amministrazione con una serie di scandali e disfunzioni, Donald Trump ha intrapreso il suo primo viaggio all’estero come presidente. Si è fermato ieri in Israele, la sua seconda tappa dopo il weekend trascorso in Arabia Saudita.

La destra israeliana, che governa saldamente il paese, ha salutato l’elezione a sorpresa di Trump come l’arrivo di un altro Ciro il Grande, il redentore persiano dei Giudei che consentì agli ebrei di fare ritorno alla loro patria e di porre fine alla cattività babilonese.

Ma il presidente americano a cui gli israeliani hanno dato il benvenuto non è proprio il “liberatore” (dai contrasti dell’era Obama) che molti di loro hanno sognato. A dire il vero, è una speranza che lo stesso Trump aveva incoraggiato quando, un mese dopo la sua elezione e un mese prima del suo insediamento, ha twittato: “Stay strong Israel, January 20th is fast approaching!”.

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Elezioni in Iran: il massimo contrasto, il minimo cambiamento

Sostenuto da una grande partecipazione al voto delle classi medie urbane, il Presidente Hassan Rouhani è stato rieletto con una vittoria schiacciante che ora gli può consentire di proseguire nello sforzo di espandere le libertà personali e aprire l’economia iraniana in crisi agli investitori internazionali. E la sua vittoria clamorosa dovrebbe consentirgli inoltre di rafforzare la posizione della fazione moderata e riformista mentre il paese si prepara alla conclusione del periodo di governo del settantottenne leader supremo, l’Ayatollah Ali Khamenei, che resta l’uomo forte del paese.

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Cina: 1000 miliardi di dollari per la nuova Via della Seta – www.italiaincammino.it, 18 Maggio 2017

Domenica scorsa, il presidente cinese Xi Jinping ha offerto un quadro del nuovo ordine economico globale nel quale il suo paese si pone come alternativa ad un’America, quella di Trump, ripiegata su se stessa.

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LE VERE RADICI DEL M5S – IL Foglio, 18 maggio 2017

La politica è in crisi dappertutto in Occidente. E come sempre, l’Italia è un laboratorio delle tendenze in atto a scala europea. Come ha scritto malignamente Max Gallo, l’Italia «è la metafora d’Europa», ovvero la società in cui tutto si manifesta in modo caricaturale, esagerato ed eccessivo; dove le malattie latenti si presentano in modo evidente ed esplodono mentre negli altri paesi moderni sono solo in incubazione. E la vera intuizione del M5s non è la sbandierata democrazia elettronica, ma la politicizzazione della rete, con un formidabile cavallo di battaglia: la critica spietata alla «casta».

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L’Italia e la nuova Via della Seta

Merita di essere letto il discorso che il presidente cinese Xi Jinping ha pronunciato ieri alla cerimonia di apertura del Belt and Road Forum for International Cooperation. Il presidente cinese ha usato il Forum sulla cooperazione internazionale Belt and Road (14-15 giugno) per spiegare come l’espansione dell’iniziativa – un progetto economico che punta ad integrare l’Asia e l’Europa costruendo sei corridoi di trasporto via terra e via mare, attraverso i quali circoleranno merci, tecnologia e cultura – cambierà la Cina ed il mondo (President Xi Jinping delivers a keynote speech at the opening ceremony-Belt and Road Portal).

Xi ha detto che la Belt and Road Initiative (BRI) – una vota denominata “One Belt, One Road” (OBOR) – è un progetto multilaterale che si propone di portare “peace, harmony and happiness” in tutta l’Eurasia “collegando strategicamente” nazioni diverse come la Russia, la Mongolia, la Turchia ed il Vietnam attraverso progetti di sviluppo già operativi. E, ha aggiunto Jinping, sarà un successo perché gli investimenti necessari sono già in atto.

L’Italia è uno dei terminali strategici della proiezione cinese nel Mediterraneo. E per il nostro paese, come spiega Alessandra Spalletta nel suo articolo, è ovviamente un’occasione straordinaria per essere partecipe e protagonista di un grande progetto infrastrutturale in una delle aree strategiche del pianeta (Porti e ferrovie. La sfida italiana sulla nuova via della Seta – Agi).

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Renzi, Obama e Macron: triumvirato di “potenze progressiste” – www.italiaincammino.it, 13 Maggio 2017

Tre giorni prima del ballottaggio, l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha annunciato il proprio sostegno a Emmanuel Macron nelle elezioni presidenziali francesi, mettendo in evidenza che, sebbene non avesse progettato di farsi coinvolgere in altre elezioni dopo la sua presidenza, «il successo della Francia è importante per il mondo intero». Matteo Renzi, rieletto segretario del Pd, ha incontrato Barack Obama durante la visita dell’ex presidente americano a Milano e nel corso del loro colloquio, i due hanno telefonato al neo eletto presidente francese per congratularsi della vittoria. Lo stesso Macron, su Twitter, aveva rivolto i suoi auguri a Renzi per la vittoria alle primarie: «Bravo a @matteorenzi ‘in cammino/en marche’ funziona. Insieme, cerchiamo di cambiare l’Europa con tutti i progressisti».

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Il nuovo discrimine politico fondamentale

Le presidenziali d’oltralpe mostrano, come si affanna a ripetere Pietro Ichino, che la contrapposizione novecentesca tra fautori della libertà e fautori dell’uguaglianza sta per essere sostituita da quella tra globalisti e sovranisti: leggi il fondo del direttore Maurizio Molinari su la Stampa.

En Marche!  ha vinto perché ha saputo porre al centro del suo discorso questo nuovo discrimine politico fondamentale. E ora anche dal fronte opposto si annuncia la creazione di un nuovo partito capace di unire (tutti) questi ultimi. Leggi l’editoriale telegrafico con cui Pietro Ichino ha commentato a caldo il risultato delle presidenziali francesi.

Su cosa può fare la gauche europea per non guardare all’indietro e farsi inghiottire dal populismo, consiglio di leggere  l’articolo di Enrico Morando, viceministro dell’Economia, pubblicato sul Foglio venerdì.

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Cara Le Pen, globalizzazione non è una parolaccia – www.italiaincammino.it, 5 Maggio 2017

Nel violento duello tv presidenziale di mercoledì sera tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen, la candidata del Front National ha aggredito il rivale etichettandolo come «il candidato della globalizzazione». La globalizzazione, si sa, da tempo è diventata una parolaccia. Secondo la candidata di estrema destra (che Macron ha definito «la sacerdotessa della paura»), la «mondialisation sauvage met en danger notre civilisation» e quasi tutti ora sembrano comunque ritenerla asimmetrica, iniqua e pericolosa. Eppure, la maggior parte dei difetti attribuiti alla globalizzazione sono, in realtà, carenze nelle politiche nazionali (ed europee). Errori che possono essere corretti.

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