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ARRIVEDERCI!

Tra qualche giorno, il 22 marzo, si conclude la mia attività parlamentare e con essa termina anche l’invio dell’abituale newsletter con il resoconto del lavoro svolto e delle scelte compiute, gli articoli che ho scritto e le opinioni che ho sostenuto.

Continuerò, ovviamente, a battermi per le mie idee, ma il mio impegno politico e culturale continuerà in forme e sedi diverse.

Tutto il materiale pubblicato (gli interventi svolti in Parlamento o in altre sedi pubbliche, i disegni di legge, gli articoli, le interviste, i commenti, ecc.) resta disponibile su questo sito.

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“Elogio della politica imperfetta: più visione, meno spread” – Il Foglio, 19 Settembre 2018

Andrew Cuomo, il governatore di New York che corre per il terzo mandato sostenuto dall’establishment del partito, ha battuto (facilmente) nelle primarie democratiche l’attrice e attivista Cynthia Nixon, nota soprattutto per aver interpretato il personaggio di Miranda nella serie “Sex and the City”. Ora l’appuntamento è per il 6 novembre, quando si terranno le elezioni per il governatore e Cuomo è considerato largamente favorito.

Masha Gessen ha descritto sul New Yorker il primo dibattito che si è svolto tra Andrew Cuomo e Cynthia Nixon. Un dibattito che, per dirla con Claudio Cerasa (e con l’occhio rivolto alle vicende italiane), spiega benissimo perché l’opposizione non può essere la portavoce delle agenzie di rating.

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«Ma quale socialismo, in America a essere sexy è il centro» Il Foglio, 11 settembre 2018

I TRIONFI DEI DEMOCRATICI MODERATI SONO BEN PIÙ RILEVANTI DELLE VITTORIE SPETTACOLARI À LA OCASIO-CORTEZ NEL BRONX

 

Può anche darsi che, negli Stati Uniti, la parola «socialista» non sia più così destabilizzante e un-American. Ma è più probabile che, come osserva l’Economist, la popolarità crescente del socialismo, più che con la «rivoluzione», abbia a che fare con la mancanza di spina dorsale dei democratici. Che poi dalle nostre parti si faccia un gran parlare dell’opposizione «di sinistra» in America, ora che anche il mito della socialdemocrazia svedese resiste anche se ammaccato, non deve sorprendere. I socialdemocratici americani, oltretutto, fanno sensazione. Ma, come ha sottolineato Frank Bruni sul New York Times, si tratta di posizioni oltranziste: la maggior parte dei politici (e la maggior parte degli americani) dimora nell’estesa terra di mezzo. È lì che anche quest’anno si combatteranno gli scontri decisivi; ed è lì, in quella terra di mezzo, che, se i democratici dovessero riprendersi la Camera dei Rappresentanti, matureranno le misure in grado di guadagnarsi il via libera del Congresso.

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“L’orrore Corbynista” – Il Foglio, 9 agosto 2018

“Un saggio di Berman spiega perché è da matti costruire l’alternativa al populismo con il metodo Corbyn”

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Il Foglio, 30 luglio 2018 – Manifesto per un nuovo riformismo

Una voce dal Pd. In tutta Europa la socialdemocrazia è in crisi. Nel mondo una serie di profondi cambiamenti sta rimodellando il lavoro, l’istruzione, l’etica, la geopolitica. Più che di interpreti delle vecchie idee, c’è bisogno di idee nuove. Ripartiamo da qui.

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L’EDIFICIO RIFORMISTA. Le ragioni del crollo e i pilastri della ricostruzione – Assemblea nazionale di Libertà Eguale. 14-15 luglio 2018 Orvieto, Fondazione Centro Studi, Piazza Corsica

Nelle riunioni preparatorie abbiamo discusso, per stare al titolo «terrificante» proposto da Enrico Morando, delle ragioni del crollo e dei pilastri della possibile ricostruzione. Da diversi punti di vista. Ora, se ci riesco, cercherò di stimolare quella “conversazione con il mondo” che secondo Giovanni Cominelli, è l’essenza della politica. Manco a dirlo, distogliendo, per un momento, lo sguardo dallo psicodramma di un partito, il Pd, che continua a parlare in modo ossessivo di sé stesso e del passato.

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«Non è certo con le formule del secolo passato che si sconfiggerà il fronte sovranista» – Il Foglio, 15 giugno 2018

Il «marxismo evangelico» che si strugge nella giustizia, così caro a Cuperlo, non è una credibile alternativa a chi oggi ci governa

«Non è di maggio questa impura aria», si saranno detti nelle scorse settimane dalle parti di Repubblica. È da un pezzo, infatti, che il giornale che ispira e guida la sinistra, forse ripensando ai versi di Pier Paolo Pasolini che dialoga con le spoglie di Gramsci, descrive un maggio autunnale («In esso c’è il grigiore del mondo, / la fine del decennio in cui ci appare / tra le macerie finito il profondo / e ingenuo sforzo di rifare la vita»), molto diverso da «quel maggio italiano che alla vita aggiungeva almeno ardore» nel quale il giovane Gramsci delineava «l’ideale che illumina» il silenzio del presente.

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«Da Roma a Caracas» – Il Foglio, 23 maggio 2018

“Guardare l’Italia e il Venezuela per capire come può crescere rigogliosa la pianta populista”

 

Potremmo chiamarlo «esperimento Venezuela». Da un pezzo infatti, «per capire come la pianta populista può crescere rigogliosa in forme diverse ma tra loro legate da tratti comuni», il prof. Loris Zanatta ha suggerito l’analisi di due casi «all’apparenza agli antipodi dal punto di vista storico e geografico», l’Italia e il Venezuela: «Paesi assai diversi tra loro per molteplici aspetti storici, sociali, politici ed economici, ma entrambi diventati da alcuni lustri in qua tra i più ricchi laboratori del nuovo populismo». In tutti e due i paesi, scrive Zanatta, «il populismo ha colto il suo trionfo sviluppandosi sulle rovine del sistema politico tradizionale, imperniato su Democrazia cristiana e Partito comunista in Italia e su Copei (Comité de Organización Politica Electoral Independiente) e Acción Democrática in Venezuela, partito di ispirazione cattolica il primo e di filiazione socialista il secondo». Benché diversi tra loro, «ciò che tali populismi rivelano è l’aspetto traumatico assunto in Italia e in Venezuela dal crollo della mediazione politica tradizionale e la vitalità che sotto la sua coltre conservano antiche e radicate concezioni del mondo»; e sia in Italia che in Venezuela, il populismo si inserisce e prospera in uno spazio già di per se fertile «dato il debole radicamento dell’ethos liberale nella cultura politica di entrambi i paesi e stante nell’uno e nell’altro caso la diffusa pervicacia di un immaginario politico diffidente verso la rappresentanza liberale, portato a ‘sentire’ la democrazia come attributo delle relazioni sociali ma non altrettanto della sfera politica».

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“Il primo governo ‘siamo contrari alla legge di gravità’ e la crisi delle élite” – Il Foglio, 15 maggio 2018

È andata come doveva andare. Il governo populista, questo «premier gouvernement ‘antisystème’», come scrive Le Monde, è, in fondo, l’esito necessario del voto del 4 marzo. E non soltanto per mere considerazioni aritmetiche. Dietro la scelta compiuta dalla maggioranza degli italiani si nascondono molti ingredienti. Ci sono certamente la lotta contro l’immigrazione e la moralizzazione della vita pubblica, ma anche «l’inganno consapevole delle opinioni pubbliche» di cui ha parlato il presidente Mattarella (con la conseguente avversione alle regole di finanza pubblica e alle alleanze internazionali alle quali abbiamo aderito, il trionfo degli estremismi, il fatto che ciò che è percepito è più importante di ciò che è reale, ecc.). Inoltre, c’è sicuramente una robusta tradizione culturale di rigetto del reale in nome dell’illusione (che il poeta peruviano Augusto Lunel ha definito mirabilmente: «Siamo contrari a tutte le leggi, a cominciare dalla legge di gravità»), ma c’è anche un altro grande collante: il no, grande come una casa, a ciò che in molti considerano il compiaciuto moralismo della classe politica tradizionale (specie in relazione all’immigrazione e all’Europa); cioè il no a quell’atteggiamento paternalistico per cui i governanti attuano politiche che, pur tendendo con sollecitudine paterna al benessere dei governati, li considera però, quasi fossero dei bambini, incapaci di decidere in modo autonomo e responsabile.

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Ripartire dalla sconfitta del 4 dicembre – Il Foglio, 1 maggio 2018

E’ possibile oppure no un governo tra populisti e sinistra? Anche con chi è nemico della democrazia rappresentativa? E un accordo Pd-M5s sarebbe un dramma o un’opportunità? Continua il girotondo d’opinioni sul Foglio. Il mio intervento:

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IL TRACOLLO DEL PD IN FRIULI – IL FOGLIO, 17 APRILE 2018

di Alessandro Maran

Sembra tutto in discesa per Massimo Fedriga. Nonostante Forza Italia sia in caduta libera, più di venti punti separano nei sondaggi l’ex capogruppo alla Camera della Lega dal candidato del Pd che è avanti di un soffio sui grillini. Se le cose stanno così, il 29 aprile prossimo, il Friuli Venezia Giulia dovrebbe aggiungersi alle regioni del Nord in mano alla Lega.

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