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La guerra di Putin all’Ucraina e all’ordine mondiale liberale, la collocazione internazionale dell’Italia, la sua politica estera e gli italiani raccontati a un amico.

Dopo aver aggredito un paese sovrano con l’obiettivo di cancellarlo dalla carta geografica violando i principi fondamentali dello statuto delle Nazioni Unite, in questi giorni Vladimir Putin ha minacciato ancora una volta il ricorso ad armi di distruzione di massa, ha annunciato una mobilitazione parziale che richiamerà in servizio 300mila riservisti e sta organizzando un referendum farsa per annettere i territori occupati: un’altra violazione del diritto internazionale.

Putin invade, bombarda, colpisce scuole, stazioni, ospedali, luoghi di cultura, uccide, tortura, minaccia, intima, pretende pezzi dell’Ucraina, della Moldavia, pone ultimatum. Eppure molta gente è convinta che siamo noi a volere la guerra.

A chi di noi non è capitato, in questi mesi, di litigare sull’Ucraina? A chi non è successo di scoprire che le tesi della propaganda russa avevano attecchito perfino tra amici e conoscenti? Chi non ha ascoltato con sconcerto persone ammodo sostenere, di fronte ad una guerra d’aggressione che non ha alcuna giustificazione, che i responsabili principali, addirittura gli artefici della carneficina, sono gli aggrediti (e quel “comico sanguinario” di Zelensky)? Perché tra i paesi europei, l’Italia è quello che attribuisce più responsabilità all’Ucraina per la guerra e la mancata pace? Cos’è che ha trasformato l’Italia in un paese che si beve ogni fandonia del Cremlino? 

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