GIORNALI2012

Il Gazzettino, 15 maggio 2012 – Maran: «Senza idee non vinceremo mai»

«L’unica e vera salvezza del partito è rappresentata dalla possibilità di innescare, da oggi, una competizione di idee e personalità». Di più: «Resto persuaso che Furio Honsell si voglia candidare. Il mondo che gli sta attorno (dalla Fiom all’Anpi) ritiene (giustamente) di poter scompaginare le nostre fila, di mettere a frutto le nostre divisioni, il risentimento che cova tra i nostri militanti ed elettori, le nostre incertezze ideologiche e culturali». Vedono insomma «la possibilità di restaurare il profilo e le parole d’ordine della vera sinistra battendo i traditori della classe operaia».

Sandro Maran, vicecapogruppo alla Camera e veltroniano del Friuli Venezia Giulia, sferza con parole dirette il Pd regionale che inforca le primarie interne, aperte all’ex sindaco pordenonese Sergio Bolzonello esemmai al sindaco di Udine Honsell. Ma sono anche l’affermazione esplicita di una volontà di potenza che induce la sinistra alla rabbia.

Sa bene, Maran come altri non sprovveduti protagonisti, che da qui a settembre saranno regole, dialettiche, farragini e scontri, ondate e risacche sugli scogli della non digeribile sudditanza degli alleati a sinistra. Un contesto d’alta marea che in teoria vedrebbe il centrosinistra della regione in favore di vento nazionale, ma che nei fatti registra la divisione dello schieramento da una parte e dall’altra una babele silenziosa sul da farsi non anti-Tondo, ma anti-paura dei cittadini, anti-disperazioni individuali che si fanno cemento diffuso nel Nordest del Nordest, dove la Bora soffia generosa sui remi affilati del grillismo.

«I democratici americani non sono arrivati a Denver da un giorno all’altro, ma dopo un anno di scontri appassionati dopo i quali si sono stretti attorno ad Obama», tuona Maran. «Non attraverso lo scontro o gli accordi tra capibastone, ma con il libero e creativo scontro di idee e di ricette che anima i partiti più dinamici. E che serve a far emergere una piattaforma e una figura in grado di ripartire e di giocarsi una nuova partita con qualche speranza».

Di fronte alle faide per salvarsi la poltrona triestina o romana, «la politica è fare delle cose e non diventare qualcosa», dice un Maran che non ipoteca il proprio futuro in nessuna delle due città. Sicché «il punto, è proprio questo: il profilo politico del Pd come condizione perché l’alternativa a Tondo sia affidabile, credibile e praticabile».

Brucia come il fuoco la sconfitta di Gorizia, gonfalone delle consolazioni a centrodestra: «La coalizione ha ritrovato la propria unità assumendo un profilo molto radicale – è l’analisi di Maran – ma il profilo di Izquierda Unida non del PSOE. Che non per nulla ha respinto Roberto Collini come altro da sé.  E non è un caso che Romoli riesca a riunire il centrodestra dall’Udc alla Lega. Unico in Italia». Si sapeva che sarebbe potuta finire così, come no, eppure «c’è chi ha preferito perdere con un partito unito che vincere con un partito diviso». Una scelta tragica nel senso archetipico della tragedia greca, perché «una volta fatta quella scelta, pensate un attimo alla tragedia greca, tutto ciò che segue è ineluttabile».

Soprattutto, dunque, mettere in campo idee concrete da una parte e una strategia di coalizione diversa dall’altra: «Dovremmo pensare a una lista civica – ripete Maran – poiché la linea che adesso stiamo seguendo è quella della grande alleanza di tutti coloro che sono contro Tondo». Ma è «una linea sbagliata» in quanto «l’elemento ispiratore è l’anti e non il per». Il per postula naturalmente i cittadini e il loro profondo disagio di questi tempi. Un per del quale sorprendentemente poco si parla nel Pd. Stretto nel guado, come le estreme parole di Goethe, fra invocare più luce e santificare il nulla.

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