GIORNALI2012

qdR magazine settimanale di propaganda riformista, numero 52 del 13 marzo 2012 – Kohl, ovvero Mr Europa

Il cancelliere Helmut Kohl, uno degli architetti della moneta unica europea, è entrato a gamba tesa nel dibattito tedesco sull’opportunità di fornire alla Grecia un nuovo aiuto. Qualche giorno fa ha sollecitato la Germania a rimanere impegnata nei confronti dell’unità europea che, ha detto, resta una questione di guerra e pace, perfino sessantasette anni dopo la fine della seconda guerra mondiale. «L’attuale discussione in Europa e la crisi in Grecia non devono portarci a fare dei passi indietro, a perdere di vista o addirittura a rimettere in discussione l’obiettivo di un’Europa unita» ha scritto Kohl in un articolo ospitato dal Bild, il quotidiano tedesco più venduto.

Nel tentativo di preservare la sua eredità, l’ex cancelliere che ha oggi ottantuno anni, ha rivolto diversi appelli al governo tedesco affinché mostri maggiore leadership e più solidarietà verso gli Stati membri dell’eurozona in difficoltà nel corso della crisi. Il suo intervento più recente coincide con una frattura nella coalizione di centro-destra della sua ex protetta, la cancelliera Angela Merkel, che si è prodotta proprio in relazione al problema se la Grecia debba restare o meno nell’eurozona. La Merkel è stata costretta a rimproverare il suo Ministro dell’Interno Hans – Peter Friedrich per aver detto allo Spiegelche la Grecia dovrebbe essere incoraggiata a lasciare la moneta unica; e ha dovuto fronteggiare la rivolta di un gruppo di parlamentari nel corso del voto sul secondo pacchetto di misure per la Grecia. L’ampio margine (496 – 90, con cinque astensioni) è stato assicurato dall’appoggio dell’opposizione di centro-sinistra, ma solo 304 dei 330 parlamentari della maggioranza hanno sostenuto la mozione. Questa volta sono 17 i ribelli che hanno votato «no», rispetto ai 13 che hanno disobbedito alla Merkel lo scorso settembre in un voto per garantire il fondo di salvataggio dell’eurozona.

Il risultato, come sottolineano gli analisti, potrebbe indebolirla politicamente. Gero Neugebauer (che insegna alla Freie Universität Berlin) ha detto alla Reuters che «Merkel sta perdendo la sua capacità di convincere e i membri del Bundestag stanno perdendo la loro fiducia che le cose andranno secondo il piano stabilito». I leader dell’opposizione si sono spinti più in là, sostenendo che la ribellione ha segnalato l’inizio della fine del Governo. Più cauto Giovanni Boggero che su Aspenia scrive:«Se per la signora Merkel quello del 27 febbraio sia stato un incidente di percorso o il lento inizio della capitolazione del suo Governo, nato nel 2009 già molto debole, lo svelerà l’esito delle deliberazioni in programma questa primavera. Ad oggi, benché indebolita, la Cancelliera può comunque contare su alti tassi di consenso nell’elettorato, oltre a poter fare affidamento sulla consapevolezza comune che nessuno nella democrazia cristiana tedesca è ad oggi in grado di sostituirla».

Intanto, Helmut Kohl non molla e continua a ripetere che l’euro ha a che fare nientedimeno che con la possibilità di impedire la guerra. «Gli spiriti malvagi del passato non sono stati messi al bando una volta per tutte, possono sempre tornare – ha scritto Kohl. Il che significa: l’Europa resta una questione di guerra e pace e l’aspirazione alla pace rimane la forza motrice dell’integrazione europea». Kohl ha attaccato inoltre la nuova generazione di leader europei che sono nati dopo la seconda guerra mondiale. «Per quelli che non ci sono passati e che, specialmente ora con la crisi, si chiedono quali benefici porta l’unità dell’Europa, la risposta, nonostante il periodo di pace senza precedenti che dura da sessantacinque anni e nonostante i problemi e le difficoltà che dobbiamo ancora superare, è: la pace». «L’Europa è il nostro futuro», ha insiste Kohl. «Non c’è alternativa all’Europa. E abbiamo tutte le ragioni per essere fiduciosi che la nostra Europa uscirà rafforzata dalla crisi attuale – se lo vogliamo. Non facciamoci fuorviare».

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