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qdR magazine settimanale di propaganda riformista, numero 84 del 13 novembre 2012 – Il nuovo corso di Obama

A quanto pare, la strategia elettorale di Obama ha funzionato benissimo. Tutti gli elementi della «Obama coalition» si sono tradotti in numeri clamorosi: donne, ispanici, afro-americani, giovani, gay e lesbiche e «highly educated professionals». E i messaggi molto mirati in Ohio (il salvataggio dell’industria automobilistica) e in Florida (Medicare) hanno ripagato. Secondo l’exit-poll della CNN, Obama ha perso il voto bianco per più del 15%, ma non ha pesato. Per una volta, scrive il New Yorker, Bill O’Reilly (opinionista conservatore, conduttore del talk show The O’Reilly Factor su Fox News Channel) aveva visto giusto: «Obama vince perché non è più un americano tipico, tradizionale».

La rielezione di Obama mostra un paese frammentato. I ricchi hanno votato Romney, mentre gli americani più poveri hanno votato prevalentemente per Obama. Restano anche nette le divisioni tra gli elettori per genere, età, razza e religione. Gli afro-americani e gli ispanici hanno sostenuto largamente Obama. I bianchi hanno votato per Romney, che vince tra quelli che proclamavano di opporsi ai matrimoni gay, volevano mettere fuorilegge l’aborto o incoraggiavano la deportazione di massa degli immigrati clandestini. Ma, scrive il New York Times, «nessuna di queste, al giorno d’oggi, sono più posizioni maggioritarie negli Usa» e la vittoria di Obama «è stata un forte sostegno alle politiche economiche che mettono l’accento sulla creazione di posti di lavoro, la riforma sanitaria, l’aumento delle tasse e la riduzione bilanciata del deficit – e su politiche moderate sull’immigrazione, l’aborto e il matrimonio tra persone dello stesso sesso. E’ stata il rifiuto dei luoghi comuni della ‘Regan-era’ sul taglio delle tasse e le ricadute favorevoli in economia e delle politiche fondate sulla paura, l’intolleranza e la disinformazione».

Il Washington Post ha posto l’accento invece su quel ci hanno insegnato queste elezioni e sugli elementi che hanno consentito al Presidente Obama di ottenere, in modo relativamente facile, un secondo mandato. In primo luogo, non è stato esclusivamente un referendum sull’economia. L’ex governatore del Massachusetts, Mitt Romney, ha costruito la sua intera campagna sul presupposto che l’unica domanda a contare davvero per gli elettori fosse:«Stai meglio oggi di quattro anni fa?» L’obiettivo era quello di trasformare le elezioni in un referendum sulla gestione, da parte di Obama, di una economia ancora in difficoltà. Non ha funzionato. Quasi 6 elettori su 10 sostenevano che l’economia fosse per loro la questione principale; e tra quel gruppo Romney era in vantaggio: 51 a 47. Ciò nonostante Romney ha perso. Perché? «Obama – osserva il Post – ha trasformato efficacemente la sfida in una scelta tra qualcuno che gli elettori pensavano potesse capirli, e capire i loro problemi, e qualcuno che non sembrava in grado di poterlo fare». Un elettore su cinque ha dichiarato che un candidato al quale «importasse la gente come me» sarebbe stato un elemento cruciale della loro decisione; Obama li ha conquistati con l’82% contro il 17%.

In secondo luogo, i Repubblicani hanno un enorme problema ispanico. Gli elettori ispanici comprendono il 10% del totale degli elettori. Obama ha ottenuto il 69% dei loro voti mentre Romney ha ottenuto solo il 29%. In Florida, i Latinos rappresentano un elettore su cinque e Obama li ha conquistati con 21 punti in più. Il Partito repubblicano, molto semplicemente, non può perdere 7 elettori ispanici su 10 e aspettarsi di essere un partito nazionale in salute, un partito che funziona e può crescere nel 2016, nel 2020 ed oltre. L’incremento della comunità ispanica probabilmente farà dell’Arizona uno swing state nelle prossime elezioni presidenziali ed il Texas potrebbe allo stesso modo diventare uno swing state entro il 2020, a meno che i repubblicani non trovino il modo di farsi largo nella comunità ispanica. «Romney – scrive il NY Times – ha commesso un errore fatele, come si è visto, durante le primarie nel sostenere una linea dura sull’immigrazione, che gli è costata un clamoroso rifiuto da parte dei Latinos. Adottando la posizione spietata che gli immigrati clandestini dovrebbero essere costretti alla deportazione e lodando la crudele legge sull’immigrazione dell’Arizona, Romney ha reso il suo cammino in Florida, e in diversi altri stati cruciali, parecchio più impervio. Solo un terzo degli elettori sostiene che gli immigrati clandestini dovrebbero essere deportati, mentre due terzi sostengono una qualche strada per la residenza legale e la cittadinanza. L’approccio repubblicano, se rimane invariato, potrebbe costare loro molto caro in futuro».

In terzo luogo, il voto dei giovani non è più ignorabile. Secondo gli exit-polls, il 19% dell’elettorato era di età compresa tra i 18 e i 29 anni e Obama ha conquistato quel gruppo con 24 punti di scarto. Era accaduto anche nel 2008, con 34 punti di scarto. «Una volta è un’anomalia; due volte è una nuova realtà politica», osserva il Washington Post. Ora quel che resta da chiedersi è se il voto dei giovani è legato unicamente al presidente Obama o se, più in generale, è un vantaggio per i Democrats.

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