GIORNALI2013

Il Gazzettino, 17 gennaio 2013 – «Hanno fatto sparire l’area moderata»

 

Com’era prevedibile, nei giorni scorsi sui giornali è andata in scena, «l’ira del partito contro il traditore». «Non trovo giustificazioni – ha sentenziato Debora Serracchiani. E’ una scelta personale che non può essere ammantata da valore politico. Anche perché i riformisti in questo momento sono nel centrosinistra e perché Monti non è un riformista. Inoltre – ha concluso – non credo affatto che al’interno del Pd non sia rappresentata la cosiddetta area moderata». Per Gherghetta sono «semplicemente» andato da chi mi «garantiva la busta paga». Una «scelta personale»? Comprendo il nervosismo che si cela dietro le scomuniche e i giudizi sprezzanti che, come nei tempi andati, lasciano intendere che «anche nella criniera di un nobile cavallo da corsa si possono sempre trovare due o tre pidocchi». E potrei ironizzare a lungo su quanto le «scelte personali» abbiano contato nelle decisioni della segretaria del Pd. Ma la questione è molto semplice: se avessi pensato unicamente alla «busta paga» in questi anni mi sarebbe bastato stare con la maggioranza e sostenere Bersani. Come hanno fatto in tanti. Anche quelli che si erano schierati dalla parte opposta, prima con Veltroni e poi con Franceschini. Avrei potuto adeguarmi semplicemente alla maggioranza e tenere la bocca chiusa. Senza contare che, se avessi fatto il bravo, mi avrebbero «recuperato» in qualche modo, come in molti ora lasciano intendere. Ma io non voglio fare il bravo. La politica è lo spazio della scelta. Che per me non ci sia posto in lista può capitare, ma che non ci sia posto per un’ intera area politico-culturale è inammissibile. E poi: sostenere, come ha fatto Serracchiani, che Monti non è un riformista è un’altra sciocchezza. Di più: oggi «Riformismo versus Populismo» è la dicotomia che spiega il tempo che ci è dato vivere. Ora solo dalla collaborazione tra Bersani e il polo riformatore di Monti è possibile immaginare che il governo del Paese resti orientato in direzione del riformismo contrastando il populismo diffuso in tutti gli altri partiti in gara (Berlusconi, Grillo, Ingroia) e neutralizzando le spinte conservatrici. E il Pd farebbe bene a tenerlo a mente. Anche perché su tutti i temi dell’agenda politica che verrà – come si affanna a ripetere il presidente Napolitano – «saranno necessari nel nuovo Parlamento sforzi convergenti, contribuiti responsabili alla ricerca di intese». Potrà non piacere a molti nel Pd, ma la strada da seguire è quella dell’iniziativa di quest’anno del presidente Monti. Come l’area liberal ha, appunto, cercato di indicare con l’iniziativa per l’agenda Monti del luglio scorso. Quei riformisti che il Pd non ama e non vuole tra i piedi.

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