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Il Piccolo, 28 maggio 2014 – MARAN: «PUNITI DALL’ASSENZA DI UN CAPO»

TRIESTE – «Una vittoria dello schieramento europeista su quello contrario, molto composito,che pure raggiunge comunque un risultato ragguardevole». Alessandro Maran, senatore di Scelta Civica, esamina quello che si profilava come «un referendum tra Renzi e Grillo. Questo referendum lo ha stravinto Renzi. E pensare che quando con Ichino, nel Pd, parlavamo di “vocazione maggioritaria” ci prendevano in giro…». Secondo Maran «l’attuale maggioranza esce dalle elezioni rafforzata dallo straordinario successo personale del capo del Governo. Ora bisogna fare le riforme e far uscire al più presto il Paese dal guado». Scelta Civica invece ha ottenuto «un risultato largamente al di sotto anche delle previsioni più prudenti». Un esito deludente che per Maran porta ad alcune lezioni da trarre: «La prima è che nessun partito può vivere senza un leader. Scelta Civica ha perso il suo, Monti, già nei suoi primi mesi di vita. La seconda lezione è che l’onestà e la competenza professionale non bastano». Maran rimane comunque convinto «che Scelta Civica sia stata comunque utile al Paese, perché senza Scelta Civica nel febbraio 2013 Silvio Berlusconi avrebbe molto probabilmente conquistato il premio di maggioranza alla Camera. Il che significa che avremmo rischiato di ritrovarcelo presidente della Repubblica. E anche se avesse vinto l’asse Bersani-Vendola, ciò avrebbe rinviato sine die la trasformazione del Pd in un grande partito capace di conquistare voti al centro dello schieramento politico». Gianluigi Gigli, deputato dei Popolari per l’Italia, valuta «con favore lo stop del fenomeno grillino e la possibilità per il Governo di affrontare con maggiore autorevolezza le prossime scadenze in Italia e dell’Italia in Europa, in quell’ottica riformatrice fondamentale per portare sviluppo, risorse e occupazione». Guardando all’area centrista di cui fa parte, Gigli registra «con estremo dispiacere, ed è per questo che mi sono chiamato fuori dalla campagna elettorale, l’incapacità di dare vita per ora a un progetto alternativo che fosse distinto e distante dalla proposta berlusconiana e da ogni forma di populismo e, nel contempo, competitiva nei confronti della sinistra». Un vuoto che ha portato «una fascia di elettori che fa riferimento a un’area di centro e popolare – continua Gigli – ad astenersi o a rivolgersi direttamente al Partito Democratico. Non è colpa di Renzi, che anzi ha avuto il merito di intercettare queste sensibilità, ma demerito nostro. Occorre riflettere su questo dato – conclude il deputato centrista – superando personalismi, antipatie e povertà di ideali che hanno immiserito la possibilità di creare una vasta area popolare. La stabilità che Renzi può ora garantire ci da tuttavia il tempo per riprendere il filo interrotto di un progetto, in grado di attirare un elettorato che non può restare orfano di riferimenti politici». (r.u.)

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