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Il Piccolo, 2 novembre 2014 – «Vanno respinti i profughi già bocciati in altri Paesi Ue»

Il ministro Alfano risponde a un’interrogazione di Maran: «Non c’è alcun vuoto normativo». Il senatore isontino: «Attrezzare meglio le commissioni»

 

di Francesco Fain

«La commissione può respingere i richiedenti-asilo già bocciati da altri Paesi europei. Non c’è alcun vuoto normativo». A chiarirlo il ministro dell’Interno Angelino Alfano che, giovedì scorso, ha risposto in diretta tv a interrogazioni a risposta immediata sulla gestione dei flussi migratori e sulle risorse e l’organizzazione delle forze di polizia.

L’interrogazione di Alessandro Maran

Ad incalzarlo il senatore Alessandro Maran che ha portato alla ribalta parlamentare il “caso-Gorizia” che è deflagrato in tutta la sua emergenza nelle ultime settimane e che ha avuto un caposaldo importante nelle ultime affermazioni del prefetto Vittorio Zappalorto. «Gorizia e tutto il confine orientale continuano ad essere meta di nuovi arrivi e le strutture sono sature – l’interrogazione di Maran -. Il punto però è che si tratta in buona parte di persone che hanno già formulato una richiesta di protezione internazionale presso un altro Paese dell’Ue, rispetto alla quale le autorità competenti si sono pronunciate negativamente. Si tratta di persone che provengono in buona parte dal Pakistan e dall’Afghanistan e che dopo aver vissuto per diversi anni in diversi Paesi europei e non aver ottenuto da questi il riconoscimento della protezione internazionale (in qualche caso si tratta di cittadini rimpatriati ripetutamente) vengono poi in Italia per presentare una nuova analoga istanza di analoga protezione presso le autorità italiane. Si registra, in altre parole, una sorta di turismo della protezione internazionale, per cui lo straniero che si vede rigettare la domanda da parte delle autorità di uno Stato dell’Unione la riformula presso un altro Stato, nella speranza di vederla accolta. Posto che i parametri dell’esame sono gli stessi per tutti i 28 Paesi dell’Unione e che la valutazione deve essere comune, la commissione deve poter dichiarare inammissibile la richiesta di protezione internazionale, una volta accertata la mancanza di fatti nuovi e in presenza di una o addirittura di più decisioni negative da parte di altri Paesi dell’Unione europea. I giuristi direbbero: ne bis in idem».

La risposta del ministro Alfano

Un problema reale, la risposta di Alfano. Che ha aggiunto: «Siamo di fronte a una sorta di asylum shopping che investe tanti migranti. La eventuale pendenza di un’istanza di protezione internazionale presso un altro Stato membro è rilevata dall’autorità di pubblica sicurezza che riceve l’istanza attraverso la consultazione della banca dati dell’Eurodac – si legge nella risposta del ministro Alfano riportata nel resoconto stenografico -. In questo caso ne è informata immediatamente l’unità nazionale Dublino, che si interfaccia con l’omologo punto di contatto dell’altro Stato membro allo scopo di definire la competenza all’esame della domanda e concordare la ripresa in carico dello straniero. E questo è, stavolta a nostro vantaggio, in coerenza con i principi di Dublino». «Nel frattempo, le commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale – continua – vengono informate dell’eventuale pendenza di una domanda dello stesso soggetto presso un altro Stato e sospendono il procedimento, per poi dichiarare l’estinzione una volta accertata la competenza dell’altro Stato. Da questa ricostruzione, benché sommaria, emerge come si riscontrino vuoti normativi pressoché irrilevanti. Nell’incastro tra la normativa italiana e quella europea non vi sono particolari vuoti, né a livello nazionale né a livello sovranazionale, specificamente con riguardo alla disciplina europea. Neanche, a nostro avviso, possono ravvisarsi dei grandi problemi procedurali, perché la descrizione del procedimento che ho appena effettuato sconta in positivo il fatto che, con il meccanismo del circuito Eurodac, le risposte arrivano abbastanza velocemente. Questo è il risultato, che non dà particolari aggravi alle commissioni territoriali».

La replica del senatore isontino

Il senatore Alessandro Maran ha replicato al ministro Alfano, ringraziandolo della risposta riguardante il caso-Gorizia. «Si tratta naturalmente di dotare le commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale competenti degli strumenti idonei per l’accertamento delle pendenze di altre domande dello stesso tenore presso un altro Stato dell’Unione e, soprattutto, consentire alle commissioni di rigettare le domande, soprattutto in presenza di una o più decisioni negative da parte di un altro Paese dell’Unione», la sottolineatura dell’esponente di Scelta Civica.

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