GIORNALI2006

DemocraziaLegalità.it, 24 luglio 2006 – Indulto e reati finanziari

Intervista all’on. Alessandro Maran, capogruppo de L’Ulivo in Commissione Giustizia della Camera
di Marco Ottanelli

Onorevole Maran, come giustifica agli occhi degli elettori di centrosinistra la mancata esclusione dei “reati finanziari”  dal progetto di legge di indulto?

La situazione nelle carceri è esplosiva, lo ha detto lo stesso Ministro di Grazia e Giustizia, e lo ha detto addirittura durante la sua visita a Rebibbia, suscitando quindi non solo allarme generale per i dati riportati, ma anche molte speranze e aspettativa fra i detenuti. Badi bene: il programma dell’Unione sottolinea la necessità di intervenire sull’emergenza-carceri: è una priorità che concerne i diritti umani. Le cito il passaggio: “Il livello di civiltà di un paese si misura osservando le condizioni delle sue carceri” scriveva Fedor Dovstojevskj. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Nel nostro Paese, le condizioni attuali di vita carceraria sono lontane da ogni senso di umanità e di rispetto della dignità del detenuto : il degrado è connesso sempre più pesantemente dal sovraffollamento delle carceri.” Quindi, era tutto scritto chiaramente, era un impegno che avevamo preso proprio con i nostri elettori.

Però si è detto che per assicurarsi i voti di Forza Italia, per arrivare ai 2/3 dei parlamentari a favore, si darà lo sconto a personaggi come Cesare Previti…

Il centrodestra, o parte di esso, vota a favore perché spera di ricavarne vantaggi propri. Poi questo sarà tutto da vedere, e d’altronde i due terzi necessari sono previsti dalla Costituzione…

Si, ma c’è una certa incoerenza riguardo all’allarme sociale che certi reati contro la Pubblica Amministrazione suscitano e questo che è percepito come un regalo ai ladri e ai corrotti…

Non c’è incoerenza, perché non c’è sproporzione: se lo sconto della pena si applica ad un reato che comporta molti anni di prigione, perché non lo si dovrebbe applicare per reati che comportano pochi anni di detenzione?

Ma quando la pena e lo sconto coincidono, questo non diventa una cancellazione della pena stessa? Ciò accade nel caso di  molti reati finanziari, che prevedono pene di circa 2-3 anni, esattamente come lo sconto previsto.

Vuol dire che il reato non era poi così grave! Voglio ricordare che l’indulto cancella la pena, quindi il reato deve essere prima accertato, e il soggetto che ne beneficerà condannato. Per quanto riguarda la corruzione, ad esempio, chi la compie decade dai pubblici uffici, ed è tenuto a restituire quanto abusivamente percepito. Ribadisco: se per certi gravi reati si concede lo sconto, perché non farlo per reati meno gravi?
Si ricordi che questo, come previsto nel nostro progetto, è l’indulto più “esclusivo” che ci sia mai stato nella storia della Repubblica, escludendo, appunto, una lunghissima serie di reati dai benefici.

Il programma dell’Unione dice anche che “Bisogna innanzitutto combattere la corruzione, fenomeno ancora vivo…Daremo maggiore attenzione sia ai reati connessi all’attività amministrativa, come la corruzione, sia alla criminalità economica, che falsa le condizioni di concorrenza e di mercato” Non le pare che questo dell’indulto  sia un segnale nella direzione opposta?

Il problema centrale è quello dell’affollamento disumano delle carceri. Noi abbiamo scelto la strada dell’indulto, che, è bene chiarirlo, è uno sconto sulla pena e non cancella il reato né la condanna, proprio per dare senso ad un intervento che si è ritenuto di emergenza assoluta. I corrotti, come detto prima, saranno sanzionati penalmente ed esclusi dalle cariche pubbliche. Non è pensabile che certi reati diventino improvvisamente più “socialmente gravi” di altri, quando il codice prevede il contrario.

Ma non sarebbe stato meglio intervenire sulle cause che determinano l’affollamento stesso? Sui tempi dei processi, e su altre leggi e codici che hanno questo effetto?

Ma il governo non aveva certo tempo per formulare una simile operazione in pochi mesi, in soli tre mesi. È su questo aspetto, mi permetto di insistere,  che si deve riflettere prima di ogni altra cosa: era necessario intervenire sull’emergenza-carceri? Se la risposta è sì, non c’era altra strada possibile. Altri eventuali progetti li deve formulare il Ministro competente, ed è a lui che va rivolta, in definitiva, questa domanda.

(intervista telefonica effettuata il 24/7/06 alle ore 17.15 -17.30 circa)

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