GIORNALI2013

Il Piccolo, 19 marzo 2013 – «Le divisioni ci sono ma Mario resta il leader»

 

Maran ridimensiona la frattura tra i centristi. E critica il Pd: «Condanna l’Italia a un salto nel buio»

Alessandro Maran preferisce concentrarsi sugli errori del Pd piuttosto che su quelli di Mario Monti. Che, se ci sono, sono fisiologici: «Se ne fanno continuamente».

Monti ha subito molte critiche. Avete perso un leader?

Le critiche a Monti non sono mai mancate. Fin da quando si è assunto la responsabilità di scelte che i partiti hanno preferito scansare. Ma resta il leader riconosciuto che ha riaperto all’Italia una prospettiva di sviluppo e le ha ridato ruolo e prestigio.

Monti al Quirinale è un vostro obiettivo?

Ne guadagnerebbe il Paese. Ma, se questo fosse stato davvero il suo scopo, gli sarebbe bastato tenersi alla larga dalla competizione elettorale.

Il Monti sobrio e super partes è un ricordo?

Il vero problema è che in questa nuova legislatura le prime e forse uniche cose da fare – riforma elettorale e riduzione dei costi della politica – devono necessariamente, per loro stessa natura, essere fatte insieme al Pdl. Il rifiuto preliminare del Pd di accordi con quel partito rischia di privare la legislatura della sua unica missione possibile, condannando il Paese al salto nel buio del voto anticipato a giugno, con la stessa vecchia legge elettorale che ha prodotto il risultato di febbraio. Di qui la nostra scheda bianca.

Come vivete in Parlamento il ruolo di gruppo non determinante? Siete divisi?

Ci sono opinioni diverse dovunque. Anche tra i grillini. Ma il punto è che nessuno è determinante come sperava. Il risultato delle elezioni non è diverso da quello del primo turno delle elezioni francesi di un anno fa. Ma in Francia hanno il secondo turno, con cui si supera la frammentazione e si sceglie chi governa. I fenomeni politici sono gli stessi, ma il meccanismo istituzionale è più evoluto. I nostri problemi affondano le radici in istituzioni inadeguate, deboli e barocche. Urgente cambiarle.

I presidenti di Camera e Senato sono una svolta reale?

 L’elezione di due pur degnissime persone come Pietro Grasso e Laura Boldrini, se accelera lo scivolamento verso lo scioglimento delle Camere, rischia di essere una presa in giro molto pericolosa per il Paese.

Quale la soluzione migliore per la formazione del governo?

In queste condizioni, e con l’economia in bilico fra asfissia e catastrofe, se fossimo in Germania un governo di responsabilità nazionale sarebbe già nato. In qualsiasi Paese europeo degno di questo nome, se l’esito delle elezioni non consente il formarsi di una maggioranza di governo, e se il tornare subito al voto espone il Paese a un rischio grave sul piano economico-finanziario, le forze politiche maggiori non esitano a unirsi, per la salvaguardia dell’interesse nazionale.

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