GIORNALI2016

Messaggero Veneto, 11 marzo 2016 – Contrattacco di Maran al collettivo Wu Ming: «Menzogne in serie»

Fossa comune, dura replica alle accuse degli scrittori
«Pronto a querelare gli autori delle frasi diffamatorie»
di Mattia Pertoldi
Alessandro Maran va al contrattacco, smonta, tesi dopo tesi, il j’accuse lanciato dal collettivo di scrittori Wu Ming sulla sua collaborazione con la Lega Nazionale sul caso delle presunta foiba di Rosazzo e preannuncia l’intenzione di rivolgersi alla magistratura per tutelare la propria immagine contro chi «ha diffuso una notizia falsa». Poco importa, infatti, al senatore Pd che la formulazione errata contenuta nella prima versione del post – quella che parlava di finanziamento diretto – sia stata corretta – spostando l’asse di critica sulla presunta collaborazione fornita da Maran – considerato come «anche l’ultima versione del post insinua (subdolamente) nel lettore una attività illecita che avrei posto in essere, avendo, di fatto, favorito due ricercatori (Salimbeni e Buttignon ndr) a discapito di altri studiosi». Il problema, per il vicepresidente “dem” a palazzo Madama, non è soltanto di forma, ma di sostanza. «I giornali hanno reso noto da tempo in che cosa sia consistito il supporto che ho dato ai ricercatori – ha tuonato –. Posto che questi raggiungevano Roma da Gorizia, ho cercato unicamente di facilitare il loro lavoro. E avrei fatto lo stesso per chiunque mi avesse chiesto aiuto. Come? In maniera indebita? Neanche per idea. L’archivio della Farnesina è fruibile da ogni cittadino che ne faccia richiesta. Naturalmente, con lo stesso trattamento. Un mio collaboratore ha girato la loro richiesta all’archivio, ha preannunciato l’oggetto della ricerca e, una volta giunti nella capitale, ha indicato ai ricercatori la strada per raggiungerlo. Punto». Dal punto di vista politico, poi, Maran si chiede se la mentalità del collettivo di scrittori sia quella di «vietare o rifiutare l’accesso agli archivi alle persone semplicemente perchè non piacciono le loro idee» e sottolineando come certe affermazioni siano assurde visto che «Buttignon lavora per l’Anpi» spiega che «le porte – tutte le porte – devono essere aperte e che tutte le informazioni devono essere disponibili: poi, se la vedranno gli storici». Ma c’è un’accusa, per quanto velata, che porta il senatore «a riservarsi di agire in ogni sede a tutela della mia persona e immagine», cioè quella, per quanto indiretta, di essere vicino ad ambienti neofascisti. «Proprio perché resto un antifascista (ormai di vecchia data) resto convinto della necessità di aprire gli archivi a tutti – ha concluso –. Sono stato compagno e amico di “Vanni” Padoan, di Vincenzo Marini “Banfi” (pronunciandone anche l’orazione funebre) e di parecchi altri partigiani, e non dimentico che hanno continuato a combattere non per chiudere le porte, ma per aprirle. E non dimentico che l’antifascismo è un orientamento di cultura politica che valorizza la Resistenza come momento fondante del nuovo patto costituzionale e che si oppone a tutti gli atteggiamenti – antidemocratici, autoritari e intolleranti – riconducibili al fascismo».
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