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La battaglia per il Senato – ilcaffeonline, 15 ottobre 2020

Nei giorni scorsi, in un sondaggio della University of Southern California, che pubblica ogni giorno dati aggiornati, il vantaggio di Biden ha toccato il punto finora più alto: 13 punti percentuali.

Tuttavia, se il mese prossimo Joe Biden dovesse vincere, si profilano due diversi possibili scenari. Nel primo, i repubblicani mantengono il controllo del Senato e Biden avrà una possibilità di legiferare molto limitata. Nel secondo, i democratici si riprendono il Senato e Biden può attuare il suo ambizioso programma: combattere il cambiamento climatico, garantire a tutti l’asilo nido, alzare le tasse ai ricchi ed espandere sia l’assicurazione sanitaria che il diritto di voto. Vista la posta in gioco, i grandi giornali americani, a cominciare dal New York Times, si stanno concentrando sulle sfide per il Senato che possono rivelarsi decisive, ricavando più delle volte le notizie dalla stampa locale ed offrendo così un ritratto vivace e pittoresco della campagna elettorale.

Qualche tempo fa Jim Newell, su Slate, ha descritto la sfida per la Camera in un distretto repubblicano della Georgia nord-occidentale così sicuro (il vantaggio per i repubblicani è di 27 punti percentuali) che lo sfidante democratico ha abbandonato il campo per ragioni familiari (sta divorziando dalla moglie, ha raccontato Coosa Valley News e lascia lo Stato per tornare in Indiana dalla famiglia). In altre parole, non c’è neppure la più remota possibilità che Marjorie Taylor Green, la candidata repubblicana adepta di QAnon (che, oltretutto, imbracciando un fucile, ha postato messaggi minacciosi contro il gruppo di deputate progressiste di colore battezzato «The Squad»), possa essere fermata «da un soprassalto di dignità». É del tutto fuori pericolo.

A detta di tutti, la Camera non è in palio e resta saldamente nelle mani dei democratici, ma, sfogliano i giornali, salta agli occhi che «la sua composizione sarà molto diversa». Non si tratta tanto del fatto che i democratici e i repubblicani rappresenteranno al Congresso «interessi diversi»;  ma che, come scrive Newell, «rappresenteranno diverse dimensioni, con interpretazioni estremamente divergenti di ciò che esiste nel mondo materiale».

Ma torniamo al Senato. 14 delle competizioni per il Senato di quest’anno sembrano aperte (12 dei 14 seggi in palio sono attualmente in mano ai repubblicani) e tutto è possibile. I democratici hanno bisogno di vincere almeno 5 di questi 14 seggi per riprendersi la maggioranza al Senato e i sondaggi dicono che sono in vantaggio in sei collegi. Secondo il Cook Political Report i democratici sono “decisamente i favoriti” nella gara per riprendere il controllo del Senato. “I repubblicani sono nei guai dappertutto”, ha detto inoltre un esperto in sondaggi repubblicano. Tuttavia, in alcuni stati, è molto probabile una rimonta dei repubblicani.

Due senatori repubblicani uscenti, Corey Gardner in Colorado e Marta McSally in Arizona, sono molto indietro in due Stati dove anche il presidente Trump è parecchio indietro nei sondaggi. In entrambi i casi, i democratici hanno reclutato due ottimi sfidanti: John Hickenlooper, ex governatore del Colorado per due mandati, e Mark Kelly, un astronauta in pensione sposato con Gaby Giffords, l’ex membro del Congresso dell’Arizona a cui un attentatore ha sparato cercando di ucciderla.

Il vantaggio dei democratici in altri quattro Stati sembra più contenuto. Nel Michigan, Gary Peters, il democratico bianco uscente, fatica a tenere a bada John James, un veterano e un uomo d’affari nero. In Iowa, in Maine e in North Carolina, i senatori repubblicani uscenti sono indietro nei sondaggi, in buona parte a causa dell’impopolarità di Trump. Il nome più importante è quello di Suzanne Collins, la senatrice del Maine per quattro mandati, normalmente molto riservata, che ora è così preoccupata da diventare “negativa in maniera aggressiva”, come riporta Slate, nei confronti dell’avversaria, Sara Gideon. In North Carolina, le rivelazioni in merito ad una relazione extraconiugale non sembrano aver ridotto il vantaggio di Cal Cunningham, lo sfidante democratico. Il suo avversario, il senatore Thom Tillis, si sta ancora riprendendo dall’infezione da coronavirus che probabilmente ha contratto alla Casa Bianca.

Se due di queste sei competizioni dovessero sfuggire loro, i democratici avrebbero bisogno di vincerne almeno una in uno degli Stati in cui ora non sono in vantaggio. In South Carolina, Jaime Harrison, il democratico, è leggermente indietro a Lindsey Graham, il repubblicano, un tempo feroce critico di Trump, ora diventato suo alleato (il New York Times ha dedicato un servizio al duello). In Alaska e nel Kansas, i dati dei sondaggi sono così vicini tra loro che, ovviamente, sono possibili dei capovolgimenti. Lo stesso vale per il Montana, dove Steve Bullock, il governatore democratico sta correndo contro l’incumbent Steve Daines, entusiasta sostenitore di Trump.

La Georgia si distingue quest’anno per averne due di competizioni aperte al Senato. La corsa del repubblicano David Perdue per farsi rieleggere contro Jon Ossoff e l’elezione suppletiva dovuta alle dimissioni di Johnny Isakson a causa dei suoi problemi di salute. Nel Texas e in Alabama, i repubblicani godono di un ampio vantaggio e nel Kentucky, il vantaggio di Mitch McConnell è così grande che la maggior parte degli analisti non la considerano una gara aperta.

Ovviamente il fattore più importante in gioco è quello determinato dal contesto nazionale. Se Biden dovesse vincere nel voto popolare con sei o sette punti di vantaggio, è probabile che i democratici si riprendano il Senato, sostiene Nath Cohen del New York Times. Stando ai sondaggi, ora Biden guida la corsa con 10 punti di vantaggio.

Alessandro Maran

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