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Oltre alla guerra, la Russia è ora in grado di fare anche la pace?

C’è stato qualche scontro ma per ora il cessate il fuoco sembra reggere. A dire il vero, l’annuncio di un nuovo cessate il fuoco in Siria è stato accolto la scorsa settimana con una certa diffidenza. In sei anni di combattimenti, sono state uccise più di 400.000 persone ed intere città sono state distrutte. Si tratta, oltretutto, di un conflitto che non sarebbe iniziato (e non sarebbe durato così a lungo) se non fosse stato per la brutalità, la violenza e la crudeltà ciniche del presidente Bashar al-Assad e dei suoi principali alleati, Russia ed Iran.

Ovviamente, c’è da sperare che stavolta il cessate il fuoco possa durare a lungo e possa rappresentare un punto di svolta. In fondo, Assad non ha molto da guadagnare combattendo ancora. Il mese scorso ha espulso i gruppi ribelli da Aleppo ed ha rafforzato la propria posizione. Inoltre, i paesi garanti della tregua (Russia, Iran e Turchia) hanno una forza considerevole sul campo di battaglia. Per due anni, Putin (mentre sosteneva il brutale regime di Assad) ha tentato assieme agli Stati Uniti di far durare i primi cessate il fuoco e negoziare la conclusione della guerra civile. E ora, durante il difficile passaggio dei poteri a Washington, Putin ha effettivamente relegato gli Stati Uniti in un ruolo marginale e si è messo nella posizione del principale player internazionale in Siria. La Russia ha assunto questo ruolo un po’ alla volta, intanto che Obama sceglieva di non farsi coinvolgere in un intervento militare diretto nella guerra civile. Sebbene gli Stati Uniti abbiano fornito un modesto sostegno ad alcuni gruppi ribelli, Obama si è mostrato, infatti, risoluto a restare fuori da un’altro conflitto nel Medio Oriente che né il popolo americano né il Congresso volevano. E parecchi esperti e leader internazionali ritengono che sia stata una decisione che è costata all’America prestigio ed influenza.

Comunque sia, non c’è dubbio che Putin sia riuscito a riaffermare l’influenza russa in Siria (un vecchio «cliente» dell’Unione Sovietica durante la Guerra Fredda e recentemente dell’Iran). Ma non dovremmo dimenticare che l’ha ottenuta senza riuscire a moderare Assad prima che la guerra cominciasse e poi collaborando con le forze siriane nei devastanti airstrikes contro i civili e gli ospedali, che possiamo considerare crimini di guerra. E rimane da chiedersi se adesso sia disposto (e sia davvero in grado) di assumere la responsabilità del futuro della Siria, compresa la ricostruzione delle città che la Russia ha contribuito a distruggere.

Il cessate il fuoco è arrivato dopo che i diplomatici russi, iraniani e turchi si sono accordati sull’interruzione dei combattimenti e hanno negoziato un’accordo di pace. Gli americani sono stati esclusi. Ovviamente si tratta di un «affronto» (sebbene il Dipartimento di Stato insista nel sminuirne l’importanza). Putin ha fatto capire chiaramente di accordare la propria preferenza al presidente eletto Donald Trump; e Trump ha fatto capire chiaramente che il feeling è reciproco.

L’incontro di Mosca è degno di nota (e costituisce motivo di apprensione) specialmente per la collaborazione crescente tra Russia e Turchia, nonostante il recente assassinio dell’ambasciatore russo ad Ankara. A differenza di Putin, il presidente turco Recep Erdogan si sforza da tempo di cacciare Assad. Ma il sostegno turco ai ribelli può attenuarsi in cambio del via libera offerto dalla Russia alla Turchia di incalzare e braccare le forze curde in Siria (che Erdogan considera alleate dei separatisti curdi in Turchia).

In teoria, se cessa finalmente la guerra civile, i siriani possono cominciare finalmente a ricostruire le loro vite, e gli altri paesi (compresi gli Stati Uniti) possono finalmente concentrare la loro attenzione nel combattere lo Stato Islamico. Ma le cose possono ancora andare per il verso sbagliato. Le questioni che hanno fatto deragliare in passato i piani di pace restano irrisolte. E resta da vedere (è la questione principale) se la Russia insisterà per mantenere Assad al potere in un paese dove controlla solo un terzo del territorio ed è odiato dalla maggioranza sunnita della popolazione per avere ucciso così tanti membri delle loro famiglie. La Russia ora deve vedersela anche con questo problema.

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