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Il Gazzettino, 9 dicembre 2016 – Legge elettorale, il rischio di ritornare alla Prima Repubblica

La Corte Costituzionale discuterà in udienza pubblica i ricorsi di incostituzionalità sulla legge elettorale il 24 gennaio. Tuttavia, qualunque sarà la decisione della Corte costituzionale, in futuro avremo molto probabilmente parlamenti più frammentati e governi più instabili. Se i giudici costituzionali dovessero decidere di cancellare il premio di maggioranza e il ballottaggio, ne verrà fuori una legge proporzionale simile a quella del Senato (il vecchio Porcellum già modificato da un’altra sentenza della Consulta), che segnerà il ritorno per via giudiziaria a un sistema simile a quello in vigore durante la cosiddetta Prima Repubblica. Se invece l’Italicum verrà confermato così com’è, il sistema istituzionale post referendario (che ha confermato il nostro bicameralismo perfetto) si ritroverà con una legge elettorale maggioritaria alla Camera ed una legge proporzionale al Senato. Visto l’orientamento delle forze in campo, c’è da scommettere che l’unica via d’uscita sarà in senso proporzionale.

Del resto, che questa fosse la vera posta in gioco l’abbiamo detto e ridetto. E com’era  prevedibile, con la vittoria del No (dopo un quarto di secolo dedicato al tentativo di dar vita a un sistema di democrazia dell’alternanza) rischiamo ora di tornare al punto di partenza, cioè ad un sistema politico consociativo fondato su di un sistema elettorale proporzionale. Insomma, un ritorno in grande stile alla Prima Repubblica. Non per caso, sono ricomparse quelle incantevoli formule istituzionali (il governo di scopo, del presidente, ecc.) che hanno il buon sapore del tempo andato. Col risultato che la grosse koalition, il governo di “larghe intese” (vale a dire un’alleanza tra PD e Forza Italia), rischia di essere una strada obbligata. Che è poi quello che voleva Berlusconi. Dopodiché, come si possa tornare alla vecchia «Repubblica dei partiti» senza i partiti, adesso cioè che l’identificazione e l’appartenenza (all’ideologia, all’utopia, alla morale del partito) non ci sono più, resta per me un mistero. Ma perché stupirsi? Come canta Checco Zalone, «la prima Repubblica non si scorda mai».

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