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La Prima Repubblica non si scorda mai …

La Corte Costituzionale ha fissato a fine gennaio la data dell’esame dell’Italicum. La Corte discuterà in udienza pubblica i ricorsi di incostituzionalità sulla legge elettorale il 24 gennaio.

Tuttavia, qualunque sarà la decisione della Corte costituzionale, avremo molto probabilmente parlamenti più frammentati e governi più instabili. Lo ricorda oggi Luciano Capone sul Foglio: «Se i giudici costituzionali dovessero decidere di cancellare il premio di maggioranza e il ballottaggio, ne verrà fuori una legge proporzionale simile a quella del Senato (il vecchio Porcellum già modificato da un’altra sentenza della Consulta), che segnerà il ritorno per via giudiziaria a un sistema simile alla Prima Repubblica. Se invece l’Italicum verrà confermato così com’è, il sistema istituzionale post referendario si ritroverà con un bicameralismo perfetto (che nessuno ama) e una legge elettorale imperfetta (che nessuno desidera), maggioritaria alla Camera e proporzionale al Senato. L’unica via d’uscita, viste le forze in campo, sarà in senso proporzionale. In ogni caso avremo parlamenti più frammentati e governi più instabili: una controriforma» (Italicum addio, il No ci regala una controriforma proporzionale).

Del resto, che questa fosse la vera posta in gioco l’abbiamo detto e ridetto. Ed ora, come ho ripetuto l’altro ieri anche all’agenzia multimediale di informazione russa Sputnik, «what is clear is that the old inadequate constitutional framework will remain in force. And there is a risk that we will go back to the old proportional representation system. That means that a grand coalition government (namely, an alliance between Forza Italia and PD) will be our only choice» (https://sputniknews.com/europe/201612061048229346-italy-referendum-elections-law/).

Com’era prevedibile, con la vittoria del No (dopo un quarto di secolo dedicato al tentativo di dar vita a un sistema di democrazia dell’alternanza) rischiamo ora di tornare al punto di partenza, cioè ad un sistema politico consociativo fondato su di un sistema elettorale proporzionale. Insomma, un ritorno in grande stile alla Prima Repubblica. Non per caso, sono ricomparse quelle incantevoli formule istituzionali (il governo di scopo, del presidente, ecc.) che hanno il buon sapore del tempo andato. Dopodiché, come si possa tornare alla vecchia «Repubblica dei partiti», senza più i partiti – adesso che l’identificazione e l’appartenenza (all’ideologia, all’utopia, alla morale del partito) non ci sono più; adesso nessuno partecipa più alla politica come in passato; di più: dopo che la «democrazia dei partiti», come osservava Scoppola, ha dimostrato la sua insufficienza, la sua incapacità di rispondere ai problemi del Paese, ed è giunta ad un punto di crisi non reversibile -, resta per me un mistero.

Staremo a vedere. Ma perché stupirsi? Come cantava Checco Zalone, «la prima Repubblica non si scorda mai la prima Repubblica tu cosa ne sai Dei quarantenni pensionati che danzavano sui prati dopo dieci anni volati all’aeronautica e gli uscieri paraplegici saltavano e i bidelli sordo-muti cantavano e per un raffreddore gli davano quattro mesi alle terme di Abano con un’unghia incarnita eri un invalido tutta la vita».

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