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Il Piccolo, 26 gennaio 2016 – Non è così semplice cambiare la geografia giudiziaria

L’INTERVENTO
L’avvocato Gaggioli, nel suo più recente intervento, finge di ignorare che, nello Stato democratico, il “legislatore” si identifica con un organo legislativo collettivo e che Parlamento italiano è un organo complesso, costituito da due organi collegiali di tipo assembleare, le Camere. Finge di ignorare che il Parlamento è un organo rappresentativo del popolo. I voti dei cittadini valgono tutti allo stesso modo e, dunque, i seggi sono ripartiti in proporzione alla popolazione.

Finge di ignorare che il Parlamento ha delegato, con propria legge, il Governo a rivedere la geografia giudiziaria e che il Governo ha rinunciato a estendere a Palmanova il circondario del tribunale di Gorizia. Anche per le pressioni esercitate dal territorio attraverso i suoi rappresentanti, certo. Si chiama democrazia e, in democrazia, prevale la volontà espressa dai più. Finge di ignorare che il principio del giudice naturale (la garanzia che a giudicare non sarà un giudice creato a posteriori in relazione a un fatto già verificatosi) non ha niente a che vedere (ma proprio niente) con la revisione della geografia giudiziaria. Il presidente dell’Ordine, in soldoni, si limita a dire: la soluzione è questa (e solo questa) e tocca a te ottenere questo risultato. Messe così le cose, la discussione potrebbe finire qui: i numeri per fare come vogliamo, infischiandocene delle preferenze degli altri (nella Bassa Friulana hanno finora contrastato questa ipotesi), non ci sono. Dobbiamo convincere gli altri delle nostre buone ragioni, che non appaiono a tutti come verità rivelate e indiscutibili. Basterebbe chiedersi: se la soluzione è così pacifica perché il Governo non l’ha confermata? Poteva farlo: aveva la delega del Parlamento, che io, ovviamente, non ho. Che vuol dire “abbia lei la forza che ha avuto il legislatore regionale”? Che da solo posso disporre dei poteri di un organo collegiale? Ma mi faccia il piacere!, direbbe Totò. Capisco che l’avvocato Gaggioli rimanga attaccato all’idea di incorporare Palmanova, ma come si fa a non vedere che, intanto, il “servizio giustizia” è pressoché bloccato e i costi socio-economici per la gente sono enormi? Per questa ragione ho proposto di prendere in considerazione anche l’ipotesi di unirci a Trieste. Prendo atto che l’avvocato Gaggioli non la condivide, ma ritengo che quello di attendere che si materializzi l’idea a cui il presidente dell’Ordine è affezionato (se poi tarda a realizzarsi, si sa, la colpa è del “legislatore”), non sia una granché come rimedio. Sui piccoli tribunali, del resto, giovedì al Senato, proprio il Ministro Orlando ha invitato a “non cavalcare la demagogia del piccolo e bello e della prossimità” ricordando che “se i tribunali sono piccoli non c’è specializzazione (…) Se non ci sono una magistratura inquirente specializzata ed una magistratura giudicante specializzata, per alcuni reati (soprattutto quelli che hanno un impatto più forte sull’economia) gli strumenti giuridici possono essere male utilizzati. Ciò ha però come presupposto il fatto che ci siano i numeri per introdurre la specializzazione. Infatti, è del tutto evidente che una Procura con due o tre magistrati non si può specializzare in nulla e che un tribunale che deve giudicare su tutto non può articolarsi al suo interno per rispondere alle diverse articolazioni della domanda di giustizia”. Ovviamente, non ho nessuna difficoltà a discuterne pubblicamente. Ma continuare lo scambio di vedute tra di noi non porterebbe molto lontano. Se vogliamo fare sul serio, se all’avvocato Gaggioli interessa trovare una soluzione e non unicamente mettersi in mostra, lo dobbiamo fare con il sindaco di Palmanova (e magari i sindaci della Bassa Friulana) e il presidente dell’Ordine degli avvocati Udine. L’avvocato Gaggioli non deve persuadere me della bontà della soluzione che propugna; sono pronto a sostenerla ancora. Sono loro che devono essere persuasi. Altrimenti i numeri per realizzarle quel progetto non ci saranno mai. Avremo, naturalmente, di che lamentarci. Ma sarebbe ipocrita: il rischio di finire in un vicolo cieco è a tutti evidente.

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