GIORNALI2004

Messaggero Veneto, 29 febbraio 2004 – Una svolta riformista

con Carlo Pegorer Lo sviluppo della società regionale. Riformare la burocrazia regionale, i suoi strumenti e le modalità di intervento nella società.

UNA SVOLTA RIFORMISTA

Il deputato Maran e il segretario della Quercia Pegorer intervengono su Illy e il governo di centro-sinistra.

La vittoria di Illy è stata la vittoria del centro-sinistra. Ma di un centro-sinistra un po’ anomalo, che per vincere ha scelto un candidato diverso dai politici tradizionali ed estraneo ai cliché del politico di centro-sinistra.BRE’ evidente che nel ‘modello” Illy, la personalizzazione è una caratteristica strutturale. La leadership non è un semplice elemento, è l’essenza stessa del messaggio del presidente. E rappresenta una sfida al modello dominante di organizzazione politica che si caratterizza anzitutto per le nuove modalità di esercizio della leadership e della responsabilità politica, quella che gli inglesi chiamano accountability. In Inghilterra, la praticabilità della accountability è infatti collegata non solo agli elementi istituzionali ed elettorali che costituiscono la forma e la sostanza della democrazia di Westminster, ma anche, come ricorda Gianfranco Pasquino, a precisi stili di fare politica e a precisi freni e contrappesi culturali e sociali, prodotti dall’opinione pubblica e dai mass media.BRQuella di Illy è, dunque, una sfida che potrebbe contribuire a ridefinire il carattere dei due schieramenti e di un bipolarismo insidiato soprattutto dalla debolezza dei soggetti politici. La maggior parte dei discorsi populisti (che esprimono un malessere e una forma di mobilitazione ambivalente: a volte pericolosa per la democrazia, ma al tempo stesso stimolante per capire le esigenze dei cittadini e riformare la politica) si alimenta attraverso la denuncia della frattura che si è creata tra élite e popolo. E il leader è colui che esprime attraverso la sua persona i valori di cui il popolo è portatore. A modo suo, Illy esprime, proprio attraverso la sua diversità dai politici tradizionali, la legittimità (del popolo) che è stata calpestata e il bisogno di una rigenerazione.BRSi tratta di una sfida che potrebbe contribuire a una ripresa riformista, se nel centro-sinistra riusciranno a prevalere il coraggio e l’innovazione. In primo luogo, per quel che riguarda il contenitore. Perché il soggetto è parte essenziale del programma. E l’unità di uno schieramento plurale e composito si può costruire solo attorno a un soggetto politico effettivamente nuovo che ne costituisca l’asse e raggruppi gli sparsi riformismi italiani in un’unica formazione politica. BRMa il coraggio e l’innovazione devono prevalere anche per i contenuti. Ogni anno che passa appare sempre più chiaro che la moneta unica costituisce per gli italiani una rivoluzione copernicana. Per diventare europei (e cioè un paese moderno) saremo costretti a rivoluzionare tutto il sistema paese: non c’è alcun aspetto della società e dell’economia che può sfuggire al processo di re-engineering. È ovviamente assurdo parlare di de-sovietizzazione della società e dell’economia regionale, ma è un’assurdità che esaspera un aspetto reale del processo di transizione. Basta pensare a due specifiche caratteristiche regionali dell’amministrazione dell’economia: l’affermazione di un modello ministeriale di organizzazione degli uffici e il processo di vera e propria ‘entificazione”, cioè quel processo di costruzione di enti strumentali, istituti, aziende autonome, che ha segnato in particolare i comparti economici. Come nel modello statale, il governo per enti è servito a creare strutture operative più agili, con caratteristiche innovative rispetto all’organizzazione per ministeri. È servito anche a collegare l’amministrazione alla società civile, a radicare gli interessi delle categorie economiche nell’amministrazione e, in particolare, a collegare l’assessorato alle rappresentanze degli interessi organizzati. Si tratta di un collegamento corporativo, che crea osmosi tra amministrazione e interessi di settore. Tanto che alla fine non si sa se il presidente o il direttore dell’ente rappresentino l’amministrazione regionale o gli interessi rappresentati nell’ente. BRÈ in queste condizioni che l’azione politica regionale ha finito per assestarsi (come ha evidenziato il rapporto per gli stati generali elaborato dal consorzio Aaster per la giunta regionale solo qualche anno fa) nella duplice configurazione di rivendicazione di provvidenze e benefici dal centro e come intreccio e composizione di interessi economici organizzati. Ma oggi viene al pettine proprio l’irrimediabile usura della vecchia politica di accompagnamento allo sviluppo. Per questo le vecchie forme dell’intervento diretto della Regione in economia (e le vecchie abitudini) vanno consapevolmente abbandonate, individuando strumenti alternativi per quello che è stato definito ‘accompagnamento selettivo”.BRIl banco di prova per la trasformazione e la modernizzazione della nostra Regione è quello della riforma dell’apparato regionale, dismettendo ogni funzione che altri soggetti pubblici o privati possono organizzare meglio. E poi la riforma del governo locale, perché bisogna riorganizzare il territorio in due direzioni: l’apertura ai circuiti globali e l’integrazione tra più città e più sistemi locali. Lo sviluppo di canali cooperativi e comunicativi è infatti una necessità per rendere possibile la crescita dei servizi di qualità e gli investimenti in infrastrutture e conoscenza. C’è bisogno anche di costruire un sistema di ammortizzatori sociali che impedisca a chiunque di avere un reddito al disotto di una soglia di povertà prestabilita, come avviene in tutti i paesi dell’Unione europea a eccezione di Grecia e Italia. E il reddito di cittadinanza approvato dal consiglio regionale della Campania su proposta della giunta rappresenta, per esempio, una vera e propria svolta nelle politiche del welfare. Naturalmente non ce l’ha ordinato il dottore di presentarci uniti, con un programma che pretende di contrastare le forze di declino che minacciano la nostra regione. Si può tirare a campare, con un grado tollerabile di divisione e scommettere che il centro-destra si affossi da solo. Ma per vincere la sfida dello sviluppo e della competitività serve quella svolta culturale di cui ha parlato Bruno Tellia. Del resto, esercitare la leadership significa impegnarsi in azioni impopolari, convincere, rischiare di persona. E qualsiasi adattamento che vada nel senso di aumentare la responsabilità dei governanti nei confronti dei governati avvicinerebbe il sistema politico italiano al più importante dei meccanismi delle democrazie contemporanee. Com’è stato detto, uno statista supera il test cruciale della leadership (il criterio di Mosè) quando sposta la sua società da un ambiente che le è familiare a un mondo che non ha mai conosciuto. BRQuello che fin qui si è visto può forse aiutare Illy e il centro-sinistra a conservare il potere, ma certo non soddisfa il criterio di Mosè. Solo riforme serie possono aiutare la nostra gente a superare le incertezze e le reazioni contraddittorie legate alla scoperta di una nuova terra: l’Europa che ci aspetta. Segretario regionale Ds parlamentare Ds

You may also like
Messaggero Veneto, 21 luglio 2004 – Un nuovo welfare
Messaggero Veneto, 12 settembre 2004 – Welfare, la scommessa di Illy
Messaggero Veneto, 1 giugno 2004 – Il falso federalismo