GIORNALI2007

Messaggero Veneto, 10 dicembre 2007 – Maran: ridimensionare la revisione dello statuto

Il buon esito dell’iniziativa è affidato ad un ridimensionamento della proposta in discussione: si tratta di passare da una pretesa di “rifondazione” all’adeguamento dello Statuto alla riforma del Titolo V del 2001.

Ridimensionare la proposta di revisione di Statuto, passando da una pretesa di rifondazione all’adeguamento dello Statuto alla riforma del Titolo V del 2001. Da questo, per Alessandro Maran, deputato ulivista alla Camera, dipende essenzialmente il buon esito dell’iniziativa. Ieri il deputato del Pd ha lanciato un appello in vista dell’incontro di mercoledí tra la delegazione dei capigruppo regionali e il presidente della commissione Affari costituzionali Violante. Un modo per uscire dall’impasse. Ieri Maran ha voluto precisare alcuni aspetti del dibattito. Che in più passaggi – ha detto commentando le cronache – ha registrato affermazioni uscite completamente a sproposito. Preliminare – dice – è un chiarimento di tipo culturale. Sulla discussione in corso in commissione vale la pena di sottolineare tre cose – premette il parlamentare – che chi si fosse preso la briga di leggere il resoconto del dibattito avrà potuto constatare. Si parte dalla questione specialità, che non è in discussione. In discussione – precisa – è la pretesa di ‘rifondare” la specialità a partire dalla tesi, infondata, che la specialità della Regione risiede nell’essere terra di tre minoranze: la friulana, la slovena, la tedesca. Rispetto all’autonomia, non sono in discussione le forme particolari di autonomia della Regione. È in discussione una pretesa di ‘sovranità”. Lo Statuto – spiega – non è un atto ‘identitario’ della comunità e dell’Assemblea regionale che il Parlamento nazionale può solo approvare. L’approvazione dello Statuto è atto non della Regione ma dello Stato nei modi e nelle forme dell’art. 116 della Costituzione. E di ‘rifondazioni dal basso” – aggiunge – non ha proprio senso parlare, poiché la regione deriva la sua autonomia da una legge dello Stato e non da originari poteri di ‘autodeterminazione”. Altro tema, la composizione plurilinguistica della Regione, che non è in discussione. E non c’è alcuna smania di omogeneità – sottolinea – nessuna mira di comprimere le diversità. Quel che è in discussione, invece, è una particolare cultura in base alla quale la titolarità delle istituzioni non spetterebbe ai cittadini, a prescindere dalle loro appartenenze, ma a una o più comunità etno-culturali. Col rischio che le istituzioni cambino segno e da presidio dei diritti individuali divengano presidio di una particolare interpretazione dei diritti collettivi. Alla fine, ragiona Maran, i punti di discussione non sono molti, a dispetto della mole di emendamenti (circa 300) che gravano sul testo. A ogni modo, oggi la palla è al centro in Parlamento: Il Consiglio ha fatto il suo lavoro – dice Maran – ora saranno i parlamentari ad andare avanti. Bene fa Violante a relazionarsi con il Consiglio – aggiunge – poi come relatore di maggioranza andrà avanti. In un clima non favorevole alle specialità. Ricordo – evidenzia il parlamentare – che certe posizioni non faranno altro che aumentare la tensioni in regioni come il Veneto o la Lombardia, che considerano le regioni speciali come privilegiate. Dopo l’incontro con Violante è facile che la discussione riprenda in commissione a gennaio, con il voto degli emendamenti.

 

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