IN PRIMO PIANO

LA «DOTTRINA OBAMA»

07 aprile 2015

obama

Subito dopo il conseguimento dell’accordo preliminare sul  programma nucleare iraniano, il sito del New York Times,  ha pubblicato il video di una lunga intervista di Thomas L.  Friedman con il presidente Obama (Iran and the Obama  Doctrine). Sabato pomeriggio il presidente Obama ha  invitato Friedman nella sala ovale per esporre  scrupolosamente i rischi e le opportunità dell’accordo  quadro raggiunto con l’Iran la settimana scorsa in  Svizzera.

Quello che più ha colpito Friedman è stato quel che lo stesso editorialista del New York Times ha battezzato la «dottrina Obama» racchiusa nelle dichiarazioni del presidente. É emersa quando Friedman ha chiesto se c’era un denominatore comune nelle sue decisioni di prendere commiato dalle politiche datate che isolavano Burma, Cuba e ora l’Iran. Obama ha detto che il suo punto di vista era che l’«engagement», il coinvolgimento, unito con la soddisfazione di bisogni strategici fondamentali, potrebbe servire gli interessi americani nei confronti di questi tre paesi molto meglio delle sanzioni infinite e dell’isolamento. Ha aggiunto che l’America, con il suo potere soverchiante, ha bisogno di avere sufficiente fiducia in sé stessa da prendere alcuni rischi calcolati in modo da aprire nuove importanti possibilità – come cercare di costruire un accordo diplomatico con l’Iran che, mentre gli permette di mantenere alcune delle sue infrastrutture nucleari, prevenga la sua capacità di costruire una bomba atomica per almeno un decennio, se non di più. «Siamo forti abbastanza da poter verificare queste intenzioni senza metterci a rischio. E questa è la cosa… che la gente sembra non capire», ha detto Obama. «Prendi un paese come Cuba. Sperimentare la possibilità che il coinvolgimento conduca ad un sbocco migliore per il popolo cubano, non presenta per noi molti rischi. È un piccolo paese. Non è un paese che minaccia i nostri fondamentali interessi di sicurezza, e perciò non c’è ragione per non fare la prova. E se viene fuori che ciò non porta a risultati migliori, possiamo sempre correggere nostre politiche. Lo stesso vale per l’Iran, un paese più grande, un paese pericoloso, un paese che si è impegnato in attività che hanno condotto alla morte di cittadini americani, ma la verità è che il budget per la difesa dell’Iran è di 30 miliardi di dollari. Il nostro budget per la difesa è vicino ai 600 miliardi di dollari. L’Iran sa bene che non ci può affrontare… Hai chiesto di una dottrina Obama. La dottrina è: noi ci impegneremo, ma manterremo tutte le nostre capacità». Quanto all’idea che non sia possibile dissuadere l’Iran – «semplicemente non è così», ha aggiunto. «Perciò vale la pena per noi dire ‘proviamo’ – sapendo che stiamo mantenendo tutte le nostre opzioni, che non siamo naïve – e se nei fatti riusciremo a risolvere queste questioni diplomaticamente, saremo probabilmente più al sicuro, in una posizione migliore per proteggere i nostri alleati, e chissà? L’Iran potrebbe cambiare. E se non lo fa, le nostra capacità di deterrenza, la nostra superiorità militare rimane al suo posto… Non stiamo rinunciando alla nostra capacità di difendere noi stessi e i nostri alleati. In questa situazione, perché non dovremmo provare a verificarlo?». Nel corso dell’intervista, Obama ha spiegato anche, rivolgendosi agli israeliani, perché l’accordo sul nucleare è la migliore e la sola opzione per mantenere Israele al sicuro dall’Iran e, rivolgendosi agli iraniani, perché l’Iran non ha bisogno della bomba atomica per essere una potenza regionale. Da vedere.

You may also like
Ristretti Orizzonti
Messaggero Veneto, 9 gennaio 2016 – UTERO IN AFFITTO, LA PRATICA RESTA VIETATA
Il succo del discorso di Trump