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La Libia e le coalizioni pre-elettorali

Mercoledì scorso il Senato ha dato il via libera alla missione in Libia; e anche questa volta, il voto del Parlamento sulle questioni chiave che riguardano la politica estera, un paio di cose interessanti ce le dice. Perciò, prima di andare in vacanza, non sarebbe male tornare sul punto politico sul quale si è soffermato il prof. Stefano Ceccanti.

Da tempo, sostiene Ceccanti, é in corso una campagna di stampa (destinata probabilmente ad intensificarsi) che batte e ribatte sulla necessità di introdurre le coalizioni pre-elettorali nella normativa elettorale. Ma si tratta di una campagna che è costretta a fare i conti con una semplice realtà: regolarmente, nelle decisioni parlamentari più importanti (quelle che riguardano la politica estera ed europea e, dunque, la collocazione dell’Italia nel mondo), le coalizioni alternative (ragionevolmente omogenee) di centrodestra e centrosinistra semplicemente non esistono (anche perché, come andiamo ripetendo da tempo, la contrapposizione novecentesca tra fautori della libertà e fautori dell’uguaglianza sta per essere sostituita da quella tra globalisti e sovranisti).

La riprova? Il voto di mercoledì scorso. Il Senato ha approvato le due risoluzioni presentate, una dalla maggioranza – fatta propria dalla commissione (191 sì, 47 no nessun astenuto) – e una da FI (170 sì, 33 no e 37 astenuti) con le quali si autorizza la missione in supporto alla Guardia costiera libica richiesta dal Governo di accordo nazionale libico. Un voto incrociato come già avvenuto in passato per il sostegno alle missioni militari italiane all’estero.

La Lega Nord ha votato no (come i Cinquestelle) definendo la missione “un Mare nostrum 2 raffazzonato e confuso in cui mancano i respingimenti verso i porti di partenza”. Fratelli d’Italia alla Camera si è astenuto. Sinistra italiana (che, in realtà, non vorrebbe mettere nessun limite agli ingressi) è contraria per il motivo opposto, ritenendo la missione priva di copertura giuridica da parte dell’Onu. Più confuso Mdp, che è diviso al suo interno e che all’inizio era nettamente contrario (non ha partecipato al voto in commissione) e poi ha votato la risoluzione della maggioranza (ma non quella di FI), con gli ex Sel a votare contro.

Ovviamente, nel merito della questione ciascuno la pensa come crede, ma ha ragione Stefano Ceccanti a chiedersi (e a chiedere): si può discutere in modo politicistico sulla formazione di alleanze pre-elettorali che alla prova dei fatti (alla prova cioè delle scelte concrete; e la politica estera viene prima di ogni altra cosa: non è passato molto tempo da che nascere dalla parte sbagliata della Cortina di ferro, nell’Europa centro-orientale sotto il controllo di Mosca, era una sventura), semplicemente non esistono?

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