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In Spagna, “la mejor defensa de la Constitución es su reforma”

Mariano Rajoy y Javier Fernández si sono accordati sui limiti della futura riforma costituzionale. Lo ha scritto ieri El País.

Anche in Spagna, dove di certo non mancano i problemi, è all’ordine del giorno la riforma della Costituzione (la più longeva nella storia spagnola), perché il consenso territoriale si è incrinato e non si può intendere la democrazia spagnola senza il processo di decentramento politico che costituisce lo Stato autonomistico. E sono proprio i socialisti spagnoli a sostenere che “la mejor defensa de la Constitución es su reforma”.

Il fatto è che condividiamo gli stessi problemi. Tutti i Paesi – e non solo quelli europei – hanno dovuto adattarsi ai grandi cambiamenti che sono intervenuti nel dopoguerra, nell’organizzazione, nella funzione e nella stessa filosofia dello Stato moderno. Dovunque le sollecitazioni sono state più o meno le stesse e i problemi che i sistemi di relazione centro-periferia hanno dovuto affrontare sono stati più o meno gli stessi, e simili sono state le risposte che hanno elaborato. Tutti hanno cercato di far tesoro delle esperienze degli altri. I sistemi federali di lingua tedesca si sono evoluti «copiando» a turno l’uno dall’altro; le esperienze regionali in Italia sono state studiate per la Costituzione spagnola. E naturalmente le esperienze costituzionali spagnole, come quelle federali tedesche, sono stati uno dei punti di riferimento indispensabili del nostro dibattito.

Condividiamo gli stessi problemi, dicevo, la differenza sta nella nostra inconcludenza. La differenza la fanno trent’anni di proposte non realizzate e di realizzazioni andate in una direzione sbagliata. La differenza sta proprio nel conservatorismo istituzionale che da anni paralizza qualunque tentativo di riforma.

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