IN PRIMO PIANO

«Fusione, riunire le forze è diventata una necessità» – Il Piccolo, 25 maggio 2016

Tra il 1990 e il 1992, Fantelli & Partners ha curato, per l’allora Direzione regionale per le Autonomie locali, una ricerca, poi pubblicata con il titolo: «Valutazione del territorio per la determinazione dei vincoli allo sviluppo socio-economico». «Questa analisi – concludevano in modo tranciante i ricercatori – dimostra che i comuni al di sotto dei 6000 abitanti non offrono oggettivamente condizioni operative tali da giustificare il costo di struttura». In altre parole, «i comuni che hanno una popolazione inferiore ai 5.000 abitanti non sono strutturalmente in grado di erogare servizi oltre a quelli delegati dallo Stato.

Mentre per i comuni con popolazione tra i 5 e i 10.000 abitanti nonostante l’organico molti servizi non vengono correttamente erogati; ciò è dovuto per alcune funzioni e servizi, alla limitata capacità degli enti di interagire con il territorio. Si pensi ad esempio agli aspetti che riguardano lo sviluppo economico nel comune, alla gestione dell’ambiente (parchi, inquinamento, cultura ambientale, ecc.), in tutti due i casi le piccole dimensioni condizionano fortemente gli amministratori locali». Le cose, da allora, non sono cambiate. E l’esigenza di «unire le forze», già evidente più di vent’anni fa (basterebbe ricordare il progetto della Città Mandamento), è diventata più impellente. Dappertutto. In Italia, solo negli ultimi due anni, le fusioni di comuni sono state 31, per un totale di 74 comuni soppressi. E, per fare un esempio, la proposta di fusione di 58 comuni dell’Anfiteatro Morenico di Ivrea (dei quali solo tre superano i 5mila residenti) in un’unica realtà da 100 mila abitanti, viene riassunta così: «per uscire dalla crisi, occorre investire molto in innovazione e infrastrutture che generano occupazione. Occorre disporre quindi di istituzioni forti, in grado di gestire un piano di sviluppo di un’area sufficientemente grande in termini di cittadini, conoscenze e superficie (…) una gestione amministrativa forte e unitaria, capace di concepire, promuovere e realizzare un piano di sviluppo che possa attrarre investimenti nazionali ed europei in grado di rimettere in moto l’economia». Infatti, comunque la si pensi, non c’è dubbio che il Progetto Città Comune consentirebbe di rendere più coerente la struttura amministrativa con i fenomeni socio-economici da governare. Gli effetti più rilevanti e certi della «fusione» (ed il principale vantaggio rispetto ad altre forme associative), sono proprio la maggior capacità strategica ed economie di gamma. Si tratta di maggior capacità nell’affrontare progetti e problemi complessi, di miglior utilizzo delle risorse complessivamente disponibili, di maggior capacità di rappresentanza locale presso i livelli superiori di governo. Aspetti che possono anche attrarre professionalità elevate e sviluppare leadership politiche più forti. Ne trarrebbe vantaggio anche la democrazia locale: nel caso di territori istituzionalmente frammentati, una maggior dimensione può portare ad una più chiara articolazione ed espressione degli interessi locali e pertanto ad una migliore considerazione degli stessi. Del resto, anche le identità territoriali mutano nel tempo, di pari passo con l’evoluzione dei sistemi insediativi, delle modalità della produzione e della tecnologia di comunicazione e trasporto. Buona parte delle divisioni amministrative storiche, proprio perché derivanti da un passato lontano, non hanno più senso ai fini dell’organizzazione dei servizi di uso quotidiano, in quanto non sono più coerenti con lo sviluppo socio-economico territoriale, con i bacini in cui la popolazione reale compie le scelte di localizzazione residenziale e di svolgimento delle attività di produzione e consumo. E proprio l’eccesso di frammentazione amministrativa rispetto ai fenomeni socio-economici da governare impone alla collettività dei costi, che si riflettono in una riduzione dei livelli di benessere presenti e futuri. Ma sono costi che, volendo, si possono evitare.

You may also like
Informativa del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale sulla situazione in Siria e conseguente discussione. Seduta del 12 aprile 2017
Il Piccolo, 29 ottobre 2015 – Il futuro di Gorizia passa per il rilancio dell’impresa
Verso la Prima Repubblica?