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La protesta dei giovani russi

Com’è risaputo, Lega Nord e grillini trattengono a stento i brividi di ammirazione per la Russia del presidente Putin. Entrambi vedono Putin come un punto di riferimento e vogliono togliere le sanzioni alla Russia. Salvini rifiuta di ammettere la natura autoritaria del potere russo (sebbene la corruzione, l’intolleranza e l’assenza dello stato di diritto siano diventati i tratti distintivi della Russia di Putin) e il M5s propone addirittura l’uscita dell’Italia dalla Nato, perché la ritiene responsabile delle tensioni con Mosca. Come ricorda oggi sul Foglio Luciano Capone, “nelle poche paginette del “Libro a 5 stelle” per la riforma dell’Europa presentato da Di Maio, la Russia compare due volte, la prima per dire che bisogna togliere le sanzioni a Mosca e la seconda per dire che l’Europa deve smetterla di fare “propaganda” anti russa”.

Eppure, nella classifica dei moderni leader autoritari, Putin si colloca molto in alto quanto a spietatezza della repressione. Anche se, come hanno dimostrato le proteste di domenica scorsa a Mosca e in altre città, non è riuscito a piegare il temperamento e la forza d’animo dei cittadini russi, che sono disposti a rischiare condanne e ritorsioni pur di contrastare gli eccessi del regime.

Le dimostrazioni antigovernative dell’altro ieri sono state le più imponenti degli ultimi cinque anni ed hanno portato nelle strade decine di migliaia di persone in dozzine di città diverse, che hanno deciso di sfidare i divieti per manifestare contro un sistema corrotto. I dimostranti hanno chiesto le dimissioni del primo ministro Dmitri Medvedev. In un video di 50 minuti prodotto da Aleksei Navalny (il principale oppositore del paese) e visto più di 13 milioni di volte sui social media, si denuncia l’arricchimento indebito di Medvedev (che avrebbe accumulato una fortuna in tangenti). Ma la protesta riflette anche il generale malcontento e l’insoddisfazione per l’andamento dell’economia e la brutale repressione.

I dimostranti sapevano di correre dei rischi. Nel corso di vent’anni come presidente o primo ministro, Putin ha fatto in modo di soffocare qualunque opposizione politica seria, i media indipendenti, la libertà di espressione e i diritti umani in generale. Il presidente russo è stato aggressivo sul piano internazionale con l’annessione della Crimea ed il coinvolgimento militare in Siria a sostegno di Assad ed è accusato da tempo di eliminare i giornalisti e gli altri oppositori.

Com’era prevedibile, la risposta della polizia alle proteste è stata brutale. Più di 1000 dimostranti a Mosca sono stati picchiati ed arrestati, incluso Navalny, che è stato condannato a 15 giorni di prigione per aver organizzato la manifestazione ed aver resistito all’arresto. Vuole candidarsi alle presidenziali nel 2018, e sembra avere il carisma e, con ogni evidenza, un messaggio abbastanza forte da portare la gente in piazza.

Senza attaccare direttamente Putin, il cui gradimento nell’opinione pubblica resta molto alto, Navalny si è concentrato sulla corruzione, che in Russia è endemica e che potrebbe essere il tallone di Achille del presidente russo. Malgrado ciò, gli ostacoli per scalzare Putin sono formidabili. E proprio una condanna “inventata” potrebbe impedirgli di candidarsi alle presidenziali.

L’arresto di Navalny e di “centinaia di dimostranti pacifici” è stato condannato (nonostante la sconcertante passione di Trump per Putin) anche dal dipartimento di Stato americano. “L’arresto di dimostranti pacifici, osservatori dei diritti umani e giornalisti è un affronto al cuore dei valori democratici”, ha scritto su Facebook il portavoce Mark Toner.

Il presidente Putin resta, ovviamente, saldo al comando, ma gli eventi del fine settimana dovrebbero farlo riflettere. Moltissimi dei partecipanti alle manifestazioni erano giovani che, a quanto pare, si sono procurati le notizie da fonti indipendenti e non dai media controllati dallo Stato e che non sembrano intimiditi dall’uomo del Cremlino. Non c’è dubbio che le proteste che hanno agitato Mosca (e un centinaio di altre città) abbiano infastidito il Cremlino (che considera le manifestazioni anticorruzione in tutta la Russia nient’altro che “una provocazione”), colto di sorpresa dalle dimensioni e dalla loro apparente spontaneità. Ma la sorpresa più grande, perfino per gli stessi organizzatori della protesta, è stata appunto la giovane età dei dimostranti. Quel che più ha colpito, infatti, è stata la partecipazione dei giovani, di una generazione di ventenni in precedenza apatica, che nella stragrande maggioranza non ha conosciuto nient’altro che il governo di Putin. Per questo, il New York Times ha osservato che, date le sfide economiche e demografiche (e parecchie altre ancora) che la Russia ha di fronte, “anche se controlla il presente, Putin non può essere sicuro di poter controllare il futuro”.

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