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Newsletter n. 29/10
25 settembre 2010
editoriale di Alessandro Maran
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Cambiamo, come fece il Labour (Europa, 22 settembre 2010)
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Nel 1992 il Labour aveva perso quattro elezioni di fila e non riusciva a raccogliere oltre il 32 per cento dei voti. Dopo 13 anni di governo conservatore, con il paese impantanato in una crisi economica che poteva (in parte) essere imputata all’operato del governo, i laburisti non riuscivano comunque a superare quella soglia. E, per alcuni, la riforma elettorale (proporzionale, ovviamente) era l’unica soluzione per uscire dall’impasse, perché a prescindere da quanto i laburisti fossero stati bravi e convincenti (era questo il tenore della maggioranza dei commenti sui giornali), il paese chiamato a votare avrebbe scelto i loro avversari. Ma (ora lo sappiamo) si trattava di un disfattismo ingiustificato. Le cose non funzionano così. E la vittoria schiacciante ottenuta dai laburisti nel 1997, si è incaricata di dimostrarlo. Più semplicemente, i laburisti non erano (per dirla con Tony Blair) «in contatto con il mondo moderno». Per questo i «modernizzatori» nel Labour si batterono per cambiare e reindirizzare il partito. E riuscirono a metterlo in sintonia con l’elettorato. Dopo tre mandati consecutivi, hanno perso la sintonia (e le elezioni); ma la ritroveranno. E da noi? Abbiamo perso le elezioni nel 2008, nel 2009 e nel 2010. È chiaro che l’elettorato non è interessato alla nostra politica e che, quindi, dobbiamo cambiare. Per conquistare nuovi elettori, bisogna liberarsi dei vecchi schemi ideologici e guardare la realtà senza pregiudizi. A meno di non voler fare come l’estrema sinistra del Labour che, ai tempi della Thatcher, aveva stampato sugli striscioni un famoso slogan “Nessun compromesso con l’elettorato” (“No compromise with the electorate”). Ma, ovviamente, sono gli elettori ad aver ragione. E la politica non tornerà «normale» con l’uscita di scena di Berlusconi. Quello che è avvenuto in questo ventennio non è una parentesi antistorica, un’invasione degli Hyksos. Nel ’94 non si è determinata una ferita che attende di essere sanata, ma sono saltate gerarchie culturali che non è possibile restaurare. È tempo perciò di combattere quella battaglia culturale all’interno del nostro «mondo di riferimento» che il centrosinistra italiano ha molte volte annunciato (tutti ricordiamo la promessa di una “rivoluzione liberale”), ma a differenza di quanto è accaduto negli altri paesi europei, non ha mai saputo o voluto combattere. Il problema del Pd rimane infatti quello di costruire un’alternativa credibile: questo governo si sta via via sfaldando senza però che i consensi per il centrosinistra aumentino. La crisi del Pd è anzitutto il frutto di un cambiamento molte volte promesso e molte volte rinviato e contraddetto. In discussione è infatti proprio la nostra credibilità nel proporre e perseguire davvero politiche nuove; e il partito non ha altra possibilità che quella di provare a conquistare quelle parti di elettorato che si renderanno disponibili con il mutare dei rapporti di forza all’interno del centrodestra, facendo proprie le loro istanze. Facendo proprie, cioè (sulla base dei nostri valori), quelle domande, quelle aspirazioni (sul fisco, sulla giustizia, sulle libertà economiche) che esse esprimono e che Berlusconi lascia ancora insoddisfatte. O davvero crediamo che, come lamenta lo scrittore Francesco Piccolo «la funzione principale della cultura progressista» sia ormai quella di «fare resistenza a qualsiasi novità. Difendere dei baluardi»? Oggi sono in molti a chiedersi se il progetto del Pd non fosse basato su un’analisi politica sbagliata e se la crisi del partito non sia il risultato inevitabile dell’unione di due formazioni giunte a capolinea. Ma, diciamoci la verità, finora l’esperimento non è stato nemmeno tentato. Veltroni aveva più di un motivo per lamentarsi del gioco continuo di interdizione nei suoi confronti, ma va anche detto che il leader del Pd, legittimato dal voto delle primarie, non ha fatto uso di quella legittimazione, non ha preso nelle sue mani le redini del cambiamento, non ha, in altre parole, esercitato la leadership. Sono mancate, cioè, proprio quelle posizioni chiare sulle quali arrivare ad una decisione attraverso il voto e costruire una maggioranza interna. È mancata la lotta politica trasparente fra linee alternative, non le divisioni; è mancata la passione e il coraggio. Da qui l’opacità del conflitto interno, l’indebolimento del progetto e la confusione delle prospettive. Ora, il cuore della politica di Bersani tornano ad essere le alleanze. Il che rende il partito sempre più fatalista in merito alle sue possibilità. Il Pd non solo non è capace di adeguarsi ad una società che sta cambiando radicalmente, ma sta evitando di farlo, limitandosi a coltivare il recinto della vecchia sinistra. Ma per dare forza al partito c’è un solo modo, quello di provare a mettersi «in contatto con il mondo moderno », cioè con l’elettorato del mondo di oggi. Puntare (ancora una volta) unicamente ad allargare l’alleanza (anziché a conquistare nuovi elettori ed ampliare, cioè, l’area del nostro radicamento) non ci farà arrivare dove oggi non arriva il Pd né ci farà fare le cose che il Pd non riesce a fare. Per superare la crisi del partito bisogna rilanciare il suo progetto di cambiamento. E discuterne male non ci farà.
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| caso Cosentino |
| Quel disgustoso applauso all'impunità |
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L'applauso che ha accompagnato il voto sul caso Cosentino è stato disgustoso. I 308 deputati che hanno negato l'uso delle intercettazioni nel processo che coinvolge l'ex sottosegretario all'economia non solo hanno spuntato le armi dello Stato nella lotta alla criminalità organizzata, ma hanno anche avuto il coraggio di esultare per l'impunità. Forse si sentivano protetti da quel voto segreto che ha consentito alla maggioranza di ricompattarsi dopo una lunga estate di ricatti e compravendite di parlamentari. Forse pensavano di dimostrare così la loro piena fedeltà al presidente del Consiglio e alla sua cerchia di amici privilegiati. Sta di fatto che quegli applausi restano un graffio per la legalità. In un Paese normale se un uomo pubblico viene coinvolto in una inchiesta penale con l'accusa di connivenza con la criminalità organizzata, si dimette da tutti gli incarichi e va a difendersi nelle sedi giudiziarie. In Italia, invece, Cosentino rimane deputato per mettersi al riparo dall'arresto, rimane coordinatore del Pdl in Campania per continuare a gestire un potere, e la Camera nega l'autorizzazione all'uso delle intercettazioni nel procedimento penale, provando ad ostacolare l'azione dei magistrati e, quindi, l'accertamento della verità. Ancora una brutta e triste pagina per il nostro Parlamento.
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i temi della settimana
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| ripristinare la legalità nella scuola di Adro |
| La nostra ferma richiesta a Maroni, che però passa la mano |
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Un tentativo di inaugurare una scuola di regime 'leghista-padano'. Così abbiamo definito in un'interrogazione per il question time il caso dell'istituto invaso dai simboli della Lega ad Adro, paese nel bresciano. Alla nostra richiesta di ripristinare la legalità, il ministro dell'Interno Maroni, purtroppo, ha preferito passare la mano, mostrando così un palese imbarazzo e un'insormontabile difficoltà politica. Tutti hanno potuto ascoltare in diretta Tv le parole a dir poco evasive del ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, che, incapace di risolvere l'odioso caso di propaganda politica all'interno di una scuola pubblica, ha preferito spostare il tiro su quella che ha definito 'l'inaccettabile pratica, tipica soprattutto di una certa sinistra, di utilizzare i bambini per finalità politiche'. Scambiando la libertà di un genitore con la responsabilità di un sindaco, Gelmini ha mostrato chiaramente che non è in grado di comprendere il suo ruolo di garante della funzione educativa della scuola..
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| bilancio della Camera |
| Si riducono le spese, i ministeri invece… |
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E' stato approvato dall'aula il bilancio della Camera che prevede una riduzione delle spese. Il gruppo del Pd ha concorso con numerose proposte e ha sottolineato come, tra le quattro istituzioni dotate di autonomia costituzionale, la Camera sia l'unica che ha prodotto tagli per più di 300 milioni negli ultimi 4 anni, adeguandosi alle necessità della crisi. Nello stesso periodo invece, il bilancio dei ministeri è incredibilmente aumentato di circa il 4 per cento.
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Agenda |
| La crisi del governo e del Pdl |
| Mercoledì voteremo per chiudere con il berlusconismo |
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Dopo un'estate travagliata, passata tra insulti, lacerazioni, compravendite di parlamentari e 'dossieraggi' contro la minoranza 'finiana', Silvio Berlusconi si presenta finalmente alla Camera per riferire sullo stato della sua maggioranza e del suo governo. Per il Pd queste non ci sono più e la crisi andrebbe formalizzata. Mercoledì, 29 settembre, alle 11, potrete seguire il dibattito in diretta sul sito internet www.camera.it.
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Comunicati di Dario Franceschini e Michele Ventura
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| Decreto su Tirrenia |
| Tutelare occupazione e garantire continuità territoriale |
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Dopo il via libera del Senato, arriva in Aula per il voto il decreto che introduce le norme per la privatizzazione di compendi aziendali di Tirrenia e Siremar. In sostanza il Governo ripropone l'operazione spezzatino: dipendenti e debiti nella bad company, tratte ricche e beni in regalo a qualche imprenditore amico. Per noi l'unica strada da seguire per privatizzare Tirrenia è quella di un nuovo bando che tuteli i livelli dell'occupazione, che garantisca i diritti dei passeggeri con la continuità territoriale con le isole. Nel testo anche l'abbreviazione dei tempi per prevedere i nuovi famigerati pedaggi autostradali e i piani di rientro per i deficit sulla sanità delle Regioni.
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Agroalimentare
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| Il ddl etichettatura è una patacca |
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Il disegno di legge sulla competitività dell'agroalimentare che sarà discusso questa settimana in aula è stato svuotato nel corso dell'esame in commissione di ogni norma realmente utile al settore. Resta in vita solo la parte sull'etichettatura dei prodotti alimentari che, purtroppo, giudichiamo inefficace a dare corrette informazioni ai consumatori. Non ci sono obblighi a mettere le etichette se non per pochissime filiere e pochissimi prodotti. Per non parlare del fatto che con questo provvedimento potremmo tranquillamente etichettare come italiano anche il tanto contestato pomodoro cinese. E' evidente che siamo davanti all'ennesima patacca.
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| i video della settimana |
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Tutte le interrogazioni e le interpellanze presentate |
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dalle commissioni
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| Riforma universitaria |
| E' un grande bluff per coprire i tagli |
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La riforma universitaria è un grande bluff con cui la Gelmini vorrebbe coprire i tagli che stanno mettendo in ginocchio gli atenei e rendendo sempre più precario il ruolo dei ricercatori. Alla Camera, maggioranza e governo vorrebbero addirittura imporre tempi stretti alla discussione e rinviare a 'successivi provvedimenti' il finanziamento della riforma. E' solo una scusa per continuare a disinvestire che si scontra con il monito del Capo dello Stato che, solo pochi giorni fa, ha chiesto alla politica di riconoscere la priorità dell'università nella ripartizione delle risorse pubbliche.
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| P3 |
| Sul caso Lunardi il Pdl vuole ostacolare la giustizia |
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Ancora una volta il Pdl vuole mettere i bastoni tra le ruote al regolare corso della giustizia e lo fa trasformando la Giunta delle autorizzazioni della Camera in una fabbrica di impunità. Questa settimana è 'toccato' a Cosentino, la prossima (giovedì) 'toccherà' all'ex ministro Lunardi che il Pdl vuole proteggere dalle gravi accuse di corruzione all'interno dell'inchiesta sulla P3.
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| Salute |
| Iniziato l'esame della legge per tutelare la maternità |
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È iniziata nella commissione Affari sociali l'esame della proposta di legge per promuovere su tutto il territorio nazionale la tutela dei diritti della partoriente, il parto fisiologico e la salvaguardia della salute del neonato. Lo scopo è promuovere un'appropriata assistenza nel percorso che porta al parto all'interno del Servizio sanitario nazionale.
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| Antimafia/Audizioni sulle bombe a Reggio Calabria |
| L'allarme dei magistrati: poche risorse per le indagini |
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"La situazione è di massimo allarme: le minacce contro i magistrati in passato ci sono sempre state. La novità è che ora siamo alle vie di fatto". Con queste durissime parole il Procuratore distrettuale antimafia di Catanzaro, Antonio Lombardo, che indaga sugli attentati della 'ndrangheta al Procuratore Generale di Reggio Calabria, Salvatore di Landro, ha aperto la sua audizione nella commissione Antimafia. Pochissimi, purtroppo, i passi avanti sulle indagini, ancora buio sulle talpe all'interno della Procura e sui contatti tra le fonti confidenziali ed i boss. E' stato ascoltato anche il Procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone, che ha evidenziato il grave problema della scarsità di risorse per la lotta alla criminalità organizzata.
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Scrivi ad Alessandro Maran
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