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Newsletter 1/2009

Giovedì 8 gennaio 2009

LA CRISI IN MEDIO ORIENTE
Con il nuovo anno la situazione è precipitata. Israele ha scelto la linea dura e ha invaso la striscia di Gaza «per stanare i terroristi di Hamas che si fanno scudo della popolazione civile». Il mondo chiede una tregua, ma è profondamente diviso per quanto riguarda il giudizio sulle valutazioni e sulle soluzioni della crisi e la diplomazia balla attorno al conflitto senza sapere come fermarlo. A chiunque si presenti a Gerusalemme, Tzini Livni ripete la stessa musica: «La nostra è legittima autodifesa. E gli obiettivi militari non sono ancora stati raggiunti perché l’offensiva si fermi». Fine.
L’unica speranza per evitare il peggio è affidata agli sforzi politico-diplomatici dell’Unione europea di arrivare subito ad una tregua e riaprire una prospettiva di pace. Non ci sono altre vie d’uscita.
Non c’è dubbio che, come ha osservato il presidente Napolitano, una presenza come quella di Hamas ha segnato una spaccatura nel mondo palestinese ed «è un elemento di complicazione di una crisi già pesante che si trascina». Il lavorio violento, provocatorio e destabilizzante che Hamas ha svolto in questi anni contro la leadership palestinese di Abu Mazen e dunque contro la stessa possibilità della soluzione “due popoli per due stati” non va trascurato. Non per caso nei giorni scorsi Gordon Brown ha definito gli attacchi di Hamas “la principale minaccia agli sforzi di pace intrapresi da Abu Mazen” e Angela Merkel ha parlato senza equivoci del diritto di Israele a “proteggere la propria popolazione”.
Ma non sarebbe male tenere conto dell’esortazione di Abraham B. Yehoshua, lo scrittore israeliano più famoso nel mondo, ospitata martedì scorso sulla Stampa:«Gli uomini e le donne di Gaza sono innanzitutto i nostri vicini e vivranno a spalla a spalla con noi per sempre, anche se separati da una frontiera (…) e questo ci impone di considerare con molta attenzione quale tipo di guerra combattiamo contro di loro, il suo carattere, la sua durata, la portata della sua violenza. Noi israeliani non abbiamo nessuna possibilità di estirpare il governo di Hamas a Gaza, come non avevamo nessuna possibilità di estirpare l’Olp dal popolo palestinese (…) Dobbiamo invece lavorare con cautela e buon senso per raggiungere un accordo ragionevole e dettagliato, una tregua rapida in vista di un cambiamento di Hamas. E’ possibile, è attuabile». Insomma, la forza non può sostituire la politica. E la notizia che Israele e palestinesi discutono il piano per uscire dalla crisi proposto da Egitto e Francia e appoggiato dagli Usa è una buona notizia. Rimarrebbe da osservare che all’Europa è mancata una voce unitaria. Ma questa è un’altra storia…

 

In Commissione


MEDIO ORIENTE: IL GOVERNO RIFERISCE ALLE COMMISSIONI ESTERI DI CAMERA E SENATO

Martedì 30 dicembre 2008 a Palazzo Madama si sono riunite le Commissioni Affari esteri di Camera e Senato con all’ordine del giorno le comunicazioni del Governo sugli ultimi sviluppi della crisi in Medio oriente. Ha riferito il Ministro degli Esteri, Franco Frattini.

Il 7 gennaio 2009 il Ministro degli Esteri, Franco Frattini, è tornato davanti alla commissione Esteri di Montecitorio per relazionare sulla situazione che si è determinata nella striscia di Gaza. L’audizione, sollecitata dal Presidente della commissione Stefano Stefani, è stata trasmessa in diretta sul sito e sul canale satellitare della Camera (visibile anche sul canale 555 della piattaforma Sky).

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