Con Riccardo Illy
Gorizia, Auditorium della Cultura friulana, 8 aprile 2008
Amiche ed amici tutti,
Sin dall'inizio della campagna elettorale, i sondaggi ripropongono la stessa indicazione: Riccardo Illy si conferma il leader che gode di maggiore fiducia. Al punto che per il centrodestra esiste il problema della smobilitazione di interi settori del suo elettorato.
La ragione è molto semplice: Illy e il centrosinistra hanno introdotto miglioramenti significativi nella vita pubblica della nostra Regione. I problemi, si sa, non mancano mai e ce ne saranno anche negli anni a venire, ma non c’è paragone con lo spettacolo desolante cui ci avevano abituato gli inquilini della Casa delle libertà. Non è trascorso molto tempo da quando – ricorderete – il centrodestra aveva arruolato i Celti nella lotta antifiscale e contro gli immigrati…
Il Partito democratico è il «perno» dell’alleanza. Il Partito democratico vuole essere un partito a vocazione maggioritaria, ma non per questo è una forza che si pensa come autosufficiente: al contrario è un partito che intende valorizzare l’alleanza di centrosinistra. Abbiamo detto infatti che è il programma comune – un programma di governo e non genericamente elettorale – che fonda la coalizione e non viceversa. Quel che conta è che lo schieramento che si mette in campo deve essere coerente con l’obiettivo di governare bene e non soltanto con quello di battere l’avversario. E’ così che si restituisce moralità alla politica.
Se le cose stanno così, perché avremmo dovuto allora – come pretende il centrodestra – «rompere» con la sinistra radicale? Le alleanze sono la conseguenza dei programmi, degli obiettivi che si intende perseguire. E non si capisce perché ci dovrebbe essere un’unica formula calata dall’alto, come una camicia di forza, un’unica soluzione, per problemi diversi nei diversi comuni, nelle diverse province, nelle diverse regioni.
Inoltre, il centrodestra dimentica, forse perché l’ha avversata, la rivoluzione avvenuta con l’elezione diretta del presidente che abbiamo introdotto col referendum del 2003. L’alleanza di centrosinistra in regione è coesa e credibile proprio perché è organizzata attorno alla leadership. E come avviene nei comuni con l’elezione del sindaco, i cittadini oggi scelgono un leader e la sua maggioranza. Una condizione che, purtroppo, nella dimensione nazionale, la transizione incompiuta non è ancora riuscita a realizzare.
Piuttosto, dovremmo chiederci se il centrodestra ha i requisiti minimi di coesione interna, tali da rendere credibile la sua proposta di governo. Possibile che un grande paese industriale come il nostro debba dipendere dalle «condizioni di salute» di Bossi? Che, come dice Berlusconi, sono quelle che sono…
Com’è naturale, il Friuli Venezia Giulia e la nostra città partecipano in tutto e per tutto alle grandi questioni del Paese che investono l’esperienza degli italiani di oggi. E il nostro è un Paese nei guai: guai grossi ha scritto la settimana scorsa l’Economist. Un Paese che cresce poco o nulla. Che ha troppe donne a casa, troppe culle vuote e troppi bambini poveri.
Bisogna perciò aggredire i tre problemi – inefficienza economica, disuguaglianza, qualità della democrazia – da cui nasce la profonda crisi di fiducia che c’è nel Paese. Per far questo, devono cambiare i comportamenti di tutti. Bisogna liberare – dall’oppressione degli interessi corporativi, del monopolio, dell’assistenzialismo sprecone che premia i furbi e punisce i più deboli – le energie che il Paese possiede e che oggi sono deluse e inutilizzate: quelle dei giovani e delle donne, l’inventiva e la capacità di adattamento della microimpresa, il «saper fare» di tanti lavoratori che mantengono su livelli medio alti la produttività del lavoro, la vivacità di quella parte del mondo della ricerca e dell’università che chiede di premiare il merito e i risultati.
E’ questa la vera partita in corso. Ma comportamenti nuovi e nuove attitudini non si impongono «naturalmente»: vanno costruiti con la politica. Con la capacità, cioè, di unire e associare. Ricorderete certo quel che scriveva Don Milani: «Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia».
Per questo abbiamo lavorato tanto per fare il Pd e per dotarlo di un progetto coerente. Per questo sosteniamo – di nuovo insieme – l’impegno di Riccardo Illy. La vittoria di Intesa democratica può contribuire a fare della Regione un posto migliore e di Gorizia una città più moderna, prospera e sicura. E siamo certi che da Gorizia e dall’Isontino – come sempre –verrà un appoggio fondamentale all’impegno di Illy e di Intesa democratica e una spinta in grado di contribuire alla svolta di cui il Paese ha bisogno.














