Seduta del 27 maggio 2009
Comunicazioni del Ministro Frattini sul Medio Oriente. Commissioni esteri riunite.
ALESSANDRO MARAN (PD)– Poiché, Signor Ministro, trovo condivisibili molte delle considerazioni da Lei svolte e apprezzabile l’intento, cui vorremo contribuire, di rilanciare l’iniziativa italiana e il peso politico dell’Italia nell’area, mi vorrei soffermare unicamente sul dossier Iran. I fatti recenti sono noti. Il 20 maggio scorso, Lei ha annullato, all’ultimo momento, la concordata visita in Iran - che, nelle nostre intenzioni, doveva preparare la conferenza di Trieste, prevista per la fine di giugno, su Afghanistan e Pakistan -, dopo che la mattina dello stesso giorno, il Financial Times aveva pubblicato un duro editoriale sulla visita che Lei avrebbe dovuto compiere in Iran, dal titolo «L’Italia rompe le fila - nell’Unione europea, cioè quell’unità che Lei poco fa auspicava - con la visita a sorpresa in Iran». Nell’articolo si affermava che la decisione del nostro Ministro degli esteri aveva suscitato «disappunto» tra le diplomazie occidentali; secondo le fonti citate dal FT, Washington avrebbe lamentato che la visita rischiava, a meno di un mese dalle previste elezioni in Iran, di offrire un sostegno elettorale implicito al Presidente iraniano. Ecco, Signor Ministro, la linea dell’amministrazione americana non è priva di strategia politica; appare improntata a grandi aperture e nello stesso tempo ad una buona dose di concreto realismo. Da un lato si apre il dialogo - ricordo il messaggio di Obama anche alla società civile iraniana nel mese di marzo -, si coinvolge l’Iran nella soluzione di conflitti regionali; e dall’altro si mantiene una linea dura sulle posizioni più intransigenti. Non si può dire lo stesso della linea politico-diplomatica tenuta dal Governo italiano, che nella girandola di aperture e chiusure, visite annunciate e poi annullate nell’imminenza del loro svolgimento, sembra presentare un buon grado di approssimazione e di improvvisazione, con una conseguente grave perdita di credibilità e peso politico del nostro paese nelle relazioni internazionali. Non occorreva certo il pretesto del cambio di città richiesto da Ahmadinejad per cogliere l’inopportunità di una visita ufficiale e ad altissimo livello a meno di un mese dalle elezioni iraniane, con i conseguenti rischi di strumentalizzazione da parte dell’attuale presidente iraniano a fini elettorali interni. In questo senso, la svolta della politica italiana nei confronti dell’Iran da parte del Governo Berlusconi, annunciata a fine febbraio e subito dopo, in parte, ritrattata, nonché il rinvio di un incontro ufficiale al 20 maggio, poi di nuovo annullato, pongono l’Italia in una posizione che sembra più il frutto di avvenimenti di volta in volta contingenti, che non il coerente risultato di una chiara strategia politica. Sembrano più i singoli rapporti di forza - con l’amministrazione americana, con esponenti dello Stato ebraico, con i singoli paesi europei -, a determinare in via estemporanea la posizione italiana, che non una chiara e coerente strategia, che tenga nella dovuta considerazione i complessi interessi geo-politici che si muovono in determinati contesti strategici. In particolare, è il caso di sottolineare che tenere una linea di apertura e dialogo con l’Iran non necessariamente equivale ad effettuare incontri ai massimi livelli. La stessa amministrazione americana sta trattando con proprio personale in incontri informali da diversi mesi. Altra cosa, in un dossier complicato quale quello iraniano, e in un momento complicato quale quello attuale, è l’implicito possibile accreditamento ufficiale di un leader controverso quale Ahmadinejad. Pur essendo favorevoli al cambio di strategia che il governo italiano ha provato ad operare fin dal febbraio scorso - si tratta infatti di una linea che noi abbiamo sempre sostenuto - fin dall’inizio l’incontro con Ahmadinejad a meno di un mese dalle elezioni iraniane, appariva certamente improvvido, come peraltro hanno fatto notare anche alcuni diplomatici italiani. E forse, fin dall’inizio, tale incontro non andava previsto in una data così ravvicinata alle elezioni iraniane. Fatto sta che l’improvviso annullamento dell’incontro, che segue peraltro il precedente rinvio nel mese di marzo, determina un continuo oscillare della linea politica italiana, con conseguente perdita di credibilità, e dunque di forza, nei rapporti internazionali. Colpisce inoltre il continuo e ripetuto isolamento rispetto ai paesi europei. Nell’audizione che tenemmo in quest’aula a marzo, quando annunciò il boicottaggio di Durban II, assumendo una posizione autonoma rispetto ai paesi europei, Lei, Signor Ministro, allora lamentò che una convergenza con i paesi membri non era stata possibile fino a quel momento, e che in ogni caso un dialogo con loro restava aperto settimanalmente. Tuttavia, nella strategia seguita dal Governo italiano, non sembra esserci uno stabile sforzo di concordare le posizioni italiane con gli altri paesi membri, né uno sforzo concreto per far giungere l’Europa a parlare con una sola voce, come Lei Signor Ministro poco fa pareva augurarsi. Resta da capire ora che cosa succederà alla Conferenza di Trieste a margine del G8, anche alla luce delle ultime polemiche tra Italia e Iran sull’annullamento della visita: il portavoce del Ministero degli esteri iraniano ha infatti affermato che la delegazione italiana è attesa a Teheran per riorganizzare la visita, mentre Lei, Signor Ministro, per il momento si è limitato ad un generico “vedremo”. Come stanno, allora, le cose?














