Scudo fiscale. Esame degli ordini del giorno.
Seduta del 1 ottobre 2009.
Seguito della discussione del disegno di legge: S. 1749 - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 3 agosto 2009, n. 103, recante disposizioni correttive del decreto-legge anticrisi n. 78 del 2009 (Approvato dal Senato) (A.C. 2714).
Seduta di giovedì 1 ottobre 2009
(Ripresa esame degli ordini del giorno - A.C. 2714)
PRESIDENTE. L'onorevole Maran ha facoltà di illustrare il suo ordine del giorno n. 9/2714/178.
ALESSANDRO MARAN. Signor Presidente, colleghi, noi
abbiamo cercato di richiamare l'attenzione degli italiani sulla
versione dello scudo fiscale che il Parlamento sta approvando, perché
contiene novità importanti che lo rendono ancora più inquietante, nelle
sue possibili conseguenze, della proposta originaria e persino dei suoi
due precedenti di inizio 2000.
In primo luogo, il rimpatrio e la
regolarizzazione consentita dallo scudo fiscale delle attività
finanziarie e patrimoniali detenute all'estero illegalmente, garantisce
un bel premio per chi ne vorrà usufruire: rispetto ad un cittadino
onesto chi ne usufruisce non ha pagato l'imposta sui redditi da
capitale per tutto il tempo in cui il capitale ha fruttato redditi
all'estero, e paga solo il minimo della sanzione che avrebbe dovuto
pagare nel caso in cui la violazione fosse stata scoperta.
In
secondo luogo, lo scudo è un potente condono fiscale, e in ciò sta la
peculiarità del rimpatrio made in Italy che lo rende diverso da quello
dei Paesi come il Regno Unito e gli Stati Uniti, in cui si richiede, a
chi vuole legalizzare i capitali esportati, di pagare tutte le imposte
evase negli anni precedenti. Ma c'è di più, e c'è di peggio. L'evasione
è un atto che ha anche possibili risvolti penali; e allora per mettere
ancora più al sicuro l'evasore si è provveduto prima a prevedere che lo
scudo estinguesse i reati relativi all'omessa o infedele dichiarazione
dei redditi, poi la copertura è stata estesa ad altri gravi reati, tra
cui ad esempio la dichiarazione fraudolenta mediante l'utilizzo di
fatture per operazioni inesistenti, la falsa rappresentazione di
scritture contabili obbligatorie, l'occultamento o la distruzione di
documenti, false comunicazioni sociali, e così via. E giacché tali atti
vengono spesso compiuti coinvolgendo controllate estere situate in
paradisi fiscali verso cui il soggetto fa confluire capitali, si
allarga anche a questi casi la possibilità di partecipare allo scudo
fiscale. Il condono diventa quindi anche un'amnistia, per reati che per
la loro gravità potrebbero essere puniti con pene fino a sei anni di
reclusione, al punto che sarebbe stato lecito chiedersi se per la sua
approvazione non sia necessaria la maggioranza qualificata dei due
terzi dei componenti di ciascuna Camera, richiesta appunto dalla nostra
Costituzione per le amnistie, per i provvedimenti di clemenza. Insomma,
dopo Cernobbio, i convegni all'Aspen, dopo tutto il gran parlare del
nostro Ministro Tremonti della caverna di Platone, di Hegel, di
Barthes, tutto quel che sapete fare è un'amnistia! E non per i
poveracci, per i tanti, come è capitato (ricordo ancora) con l'indulto
non molto tempo fa, ma, come al solito, per i pochi. Il gettito
raccolto con lo scudo una tantum non potrà andare a finanziare
interventi permanenti, come ad esempio riduzioni strutturali delle
imposte, delle tasse, o maggiori spese connesse al rinnovo del
contratto dei dipendenti pubblici. Per queste ragioni, il nostro ordine
del giorno impegna il Governo a destinare un'adeguata quota del
gettito, che si produrrà dall'applicazione dello scudo fiscale,
all'incremento in via straordinaria per l'anno prossimo delle risorse
da destinare alla realizzazione dei programmi di sostegno delle donne
afgane, per la promozione dei loro diritti, e più in generale per
favorire progetti di cooperazione che stimolino i diversi settori della
società afgana.
Il successo o l'insuccesso della nostra missione in
Afghanistan dipenderanno dal grado di coinvolgimento della società
civile, e in particolare, delle donne che hanno in quel Paese mantenuto
condizioni minime di civiltà. Nel dibattito sull'Afghanistan, c'è un
obbligo morale verso quelle donne che non dobbiamo dimenticare. Ricordo
che, ad eccezione dei villaggi rurali del sud, le donne prima dei
talebani anche in quel Paese lavoravano come medici, come insegnanti,
come giudici, come giornaliste, e ora sono terrorizzate dalla
prospettiva di essere di nuovo abbandonate, respinte indietro. Questo
sarebbe un modo per dimostrare loro e agli italiani che non abbiamo
dimenticato che l'Afghanistan è importante e che sappiamo perché il
nostro Paese deve rimanere lì e contribuire alla ricostruzione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).














