Iniziative per il rispetto dei diritti umani e delle libertà democratiche in Tibet. Dichiarazione di Voto
seduta del 10 marzo 2009
Mozione Mecacci ed altri n. 1-00089: Iniziative per il rispetto dei diritti umani e delle libertà democratiche in Tibet.
Presidente: Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maran. Ne ha facoltà.
Alessandro MARAN: Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per dichiarare il voto favorevole del gruppo del Partito Democratico. Le grandi potenze democratiche, sia pure occasionalmente, hanno sempre mantenuto partnership strategiche con Stati illiberali, ritenuti responsabili di aver violato norme relative ai diritti umani.
Il Regno Unito mise fine alla protezione dell'impero ottomano e del Portogallo alla fine del XIX secolo; gli Stati Uniti cancellarono l'assistenza economica e militare, mantenuta durante i picchi della guerra fredda, con partner (quelli di allora) come l'Argentina, il Cile, il Sudafrica, la Turchia. In ciascun caso, gli incentivi di realpolitik per mantenere legami di sicurezza hanno avuto la meglio su vaste preoccupazioni pubbliche circa gli abusi umanitari.
Richiamo questi episodi perché costituiscono lo sfondo di un racconto su come di norma gli Stati democratici-guida regolano i conflitti tra calcoli strategici e norme liberaldemocratiche umanitarie. E va detto che è proprio nei corpi legislativi, come il Parlamento, degli Stati democratici che è concentrato il fermento e l'attenzione, la spinta sui diritti umani; ciò per un motivo molto semplice: perché negli Esecutivi, tra le burocrazie, anche quanti simpatizzano con le aspirazioni liberali e idealistiche tendono poi ad abbracciare un orientamento realista più tradizionale. Per questo il ruolo del Parlamento è importante; ed è più probabile che un rapporto di partnership strategica, un rapporto di convenienza venga messo in discussione, ci si rifletta quando attivisti di gruppi non governativi e coalizioni parlamentari molto determinate, com'è capitato oggi, manifestano insieme di fronte a comportamenti illiberali particolarmente offensivi.
Una riforma della politica cinese sul Tibet o una più ampia disponibilità cinese ad abbracciare riforme interne è improbabile che avvenga nel breve termine. Ciò nonostante, la pressione internazionale e l'attenzione politica possono produrre risultati positivi nel lungo periodo. Le recenti tribolazioni cinesi sulle Olimpiadi (lo ricorderete) possono provocare un ripensamento tra i leader cinesi e dimostrare loro che la stessa stabilità interna e la crescita del Paese dipendono anche da una maggiore trasparenza, da una maggiore accountability, da un più ampio impegno sui diritti umani. Già oggi alcuni blogger, alcuni intellettuali, alcuni giornalisti cinesi come Wang Lixiong, Chang Ping, hanno invocato meno retorica nazionalistica e più impegno e riflessione circa le critiche che vengono dall'esterno, e molti di loro hanno usato le Olimpiadi come un'occasione per discutere il significato della democrazia di Taiwan per lo stesso futuro del continente cinese, della necessità di ripensare l'approccio della Cina al Tibet, della desiderabilità di una stampa libera. Per quanto le implicazioni delle Olimpiadi del 2008 e delle pressioni politiche in corso saranno a lungo termine, finora quel che ne è uscito non assomiglia ai sogni di gloria olimpica per Pechino; anzi, piuttosto che con l'ammirazione del mondo la Cina ha dovuto fare i conti con la protesta interna, ha dovuto fare i conti con la condanna internazionale.
Il mondo si chiede oggi se Pechino sarà in grado di riformarsi politicamente e diventare un responsabile attore globale. Le Olimpiadi dovevano addormentare queste questioni, invece le hanno sollevate all'attenzione di tutti. Noi scommettiamo ancora una volta sulla forza del diritto internazionale, sull'avanzare della società civile internazionale, sull'integrazione economica come leva di questa avanzata. Per gli anni avvenire le preoccupazioni cinesi si concentreranno anzitutto sui problemi interni, che sono ancora tanti, ma la Cina gradualmente è sempre più coinvolta nelle relazioni internazionali, negli sforzi di integrazione internazionale; ed è un processo che non dobbiamo temere, è un processo che dobbiamo incoraggiare, invitandola con determinazione a condividere con noi gli stessi standard, gli stessi valori e le stesse responsabilità globali (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).














