Informativa urgente del Governo sul grave attentato in Afghanistan nel quale due militari italiani sono rimasti uccisi ed altri due feriti
seduta del 18 maggio 2010
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Maran. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO MARAN. Signor Presidente, colleghi, oggi è il giorno del dolore e del lutto. Oggi il Parlamento deve farsi interprete del profondo cordoglio del Paese di fronte al tragico evento ed esprimere - come facciamo noi del gruppo del Partito Democratico - la vicinanza, la solidarietà, la partecipazione al dolore dei familiari del sergente Massimiliano Ramadù e del caporalmaggiore Luigi Pascazio e il nostro augurio ai feriti.
Poi, com'è giusto e doveroso, dovremo discutere e dovremo riflettere. La partecipazione alle missioni internazionali continua a costituire uno dei pilastri della politica estera dell'Italia, una scelta che non è in discussione. Non è in discussione l'opportunità di confermare e rafforzare il ruolo dell'Italia all'interno delle organizzazioni internazionali. È la natura stessa delle nuove minacce, dal terrorismo alla pirateria, che richiede risposte multilaterali, ed è proprio la natura collettiva delle missioni che conferisce ad esse legittimità e rende possibile un consenso bipartisan tra i diversi schieramenti politici.
Tuttavia, le vicende di queste ore la dicono lunga sulle difficoltà e sul deterioramento della situazione in Afghanistan: otto anni fa ci eravamo illusi di aver vinto quella che Bush aveva enfaticamente chiamato «la guerra al terrore» e oggi più di metà del territorio afgano è controllato dall'opposizione antigovernativa e l'intera area a cavallo del confine con il Pakistan è sottratta al controllo dei due Governi. Ciò senza contare che l'allargamento della presenza talebana e il deterioramento delle condizioni di sicurezza hanno contribuito ad alimentare la debolezza endemica delle istituzioni dello Stato.
Nonostante i progressi realizzati in questi anni (che vi sono stati: la riapertura delle scuole, il riavvio della ricostruzione, il ritorno dei profughi afgani), la situazione della popolazione afgana resta drammatica, soprattutto al sud e al sud-est: il tasso di mortalità è altissimo, la denutrizione diffusa, vaste aree del territorio continuano a non essere collegate alla rete elettrica, meno di un afgano su quattro dispone di acqua potabile, quasi uno su due non ha un'alimentazione sufficiente, appena uno su otto può ricevere cure mediche adeguate.
Bisogna discutere e riflettere, perché la nuova strategia di cui ha parlato il Ministro La Russa, basata sulla protezione della popolazione locale, sul radicamento delle autorità di Kabul nel territorio e sulla stabilizzazione del Paese, anche attraverso la cooptazione di parte degli insorti nel sistema di potere, non sta progredendo quanto vorremmo. L'uccisione dei nostri due soldati e l'attacco di questa mattina a Kabul contro un convoglio NATO a poca distanza dal Parlamento confermano che tutto il territorio afgano è sotto la pressione delle insurrezioni.
Bisogna discutere e riflettere, perché è troppo scoperta la tentazione americana di «levare le tende» prima delle prossime elezioni presidenziali. È troppo evidente che ci siamo assunti gli stessi rischi dei nostri alleati maggiori, senza però disporre del loro potere discrezionale e non possiamo semplicemente dire che ne usciremo solo quando l'America vorrà.
Bisogna discutere e riflettere, anche perché i militari caduti in Afghanistan non meritano le polemiche, le ambiguità e le ipocrisie andate in scena ieri: prima delle dichiarazioni determinate del Presidente del Consiglio e del Ministro degli affari esteri, le parole del Ministro leghista Calderoli hanno riproposto il macabro lucro demagogico sul lutto e il Ministro della difesa, signor Presidente, ha trovato il tempo e la voglia di polemizzare con l'allenatore della Roma!
Discuteremo. Oggi però è il momento di fare nostre le parole e il dolore del padre di Luigi Pascazio, Angelo: «È un dolore per ogni uomo con un cuore, per ogni uomo che crede nel sacrificio per la patria, per ogni uomo che crede negli ideali, che dare un contributo, piccolo o grande che sia, possa servire a migliorare il mondo, anche con la propria vita».
Oggi, possiamo qui decidere che questi morti non siano morti invano e che l'idea di un Governo di popolo, per il popolo, debba sopravvivere e resistere anche in quella terra lontana. Nei prossimi giorni, discuteremo.
Il Presidente Obama ha affermato che deve essere chiaro che gli afgani devono assumere la responsabilità della loro sicurezza e che l'America non ha alcun interesse a combattere una guerra senza fine in Afghanistan. Obama ha sostenuto: «Come Presidente, mi rifiuto di stabilire obiettivi che vanno oltre la nostra responsabilità, i nostri mezzi e i nostri interessi».
Noi ci aspettiamo che il Governo dell'Italia, il Governo del nostro Paese, faccia altrettanto e che, anziché fare l'occhiolino all'inquietudine dell'opinione pubblica per guadagnare qualche consenso, nel modo più odioso, nel momento in cui sono in gioco le vite dei nostri soldati, venga in Parlamento ed indichi obiettivi in relazione alle nostre responsabilità, ai nostri mezzi e ai nostri interessi (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico e di deputati del gruppo Unione di Centro).














