Up, Berlusconi, Scalfari e le riforme...
Sabato scorso, assieme ai miei due figli, ho visto Up, l’ultimo cartoon americano della Disney-Pixar, già responsabile di capolavori per l’infanzia come «Alla ricerca di Nemo», «Ratatouille» e «Wall-E». Il film mi è piaciuto. «E chi se ne frega», diranno i lettori più insofferenti. Sbagliando, però: la ragione per cui ne parlo ha a che fare con la politica.
In Up il 78enne ex venditore di palloncini Carl (un vedovo che vive ancorato ai ricordi della felicità coniugale perduta, nel rimpianto tanto della moglie scomparsa quanto dei figli che non hanno avuto) vola in cielo con la casetta carica dei ricordi del suo matrimonio felice (un matrimonio ricostruito nel prologo con un poetico montaggio senza parole) per sfuggire ad uno sfratto e per realizzare il desiderio di una vita, condiviso con la moglie scomparsa, di raggiungere un luogo ideale in Sudamerica, le cascate Paradiso. Sarebbe una fuga dal mondo, se il mondo non lo riacciuffasse nelle sembianze di Russell, un tondeggiante boy scout di otto anni il cui scopo è ottenere il riconoscimento che gli manca per aver compiuto l’ennesima buona azione: aiutare un anziano in difficoltà. Fra i due si instaura un rapporto spassoso e nello stesso tempo tenerissimo. E Carl e Russell si troveranno uniti in un’avventura che li porterà in territori affascinanti e inesplorati, alle prese con un esploratore incattivito, un uccello di specie mai conosciuta e un buffo cane che parla attraverso un collare.
La politica che c’entra? C’entra. Perché il treno delle riforme sta partendo e, stavolta, arriverà al capolinea. Per il centrodestra aprire il cantiere delle riforme è, infatti, una necessità e l’opposizione farà bene a prenderne atto per tempo, senza fare troppo affidamento sulle fratture che dividono i leader della maggioranza. Stavolta, nonostante le distanze che restano tra Fini, Berlusconi e Bossi, il centrodestra fa sul serio. O, quantomeno, ci proverà sul serio. Perché i tre pilastri delle riforme – giustizia, presidenzialismo e federalismo – sono il collante con cui tenere appiccicata la maggioranza di governo fino alla fine della legislatura. Poi si vedrà. E, come ha spiegato bene l’ideologo di Fini, Alessandro Campi, si deve sì puntare a «un vasto accordo parlamentare», ma «nulla vieta alla maggioranza, se proprio dovesse incontrare un’assoluta e pregiudiziale indisponibilità a qualunque confronto o collaborazione, di procedere in modo unilaterale: assumendosi dinanzi al paese la responsabilità di una simile decisione». Il che significa una sola cosa: referendum.
Ieri, su Repubblica, Eugenio Scalfari ha ripetuto che «La Costituzione può essere rivista e modernizzata, ma non può essere cambiata. Lo impediscono l'articolo 1, l'articolo 3, l'articolo 138 e l'articolo 139. Berlusconi non vuole rivedere la Costituzione, vuole cambiarla. Vuole sostituire la democrazia parlamentare e lo Stato di diritto con una democrazia autoritaria senza organi di controllo e di garanzia ma interamente basata su sistemi di voto plebiscitari. L'intimidazione dei "media" è un elemento indispensabile di questa strategia che ha come obiettivo finale un'immagine del paese riflessa da uno specchio taroccato al servizio del potere. Si tratta di concezioni antitetiche a quelle d'un partito democratico e questo è un dato preliminare che non consente né mollezza né scorciatoie di furbizia compromissoria».
Torno perciò ad Up. Un film che, come tutti quelli firmati dalla Pixar, unisce al divertimento la riflessione su temi impegnativi come, in questo caso, quello dell’invecchiare da soli, dei sogni non realizzati, della memoria viva di chi ci ha lasciati e, ancora, la morte, l’elaborazione del lutto, e infine, come ha osservato in una bella recensione Paola Casella, «la necessità, vitale e salvifica, di rimettersi sempre in gioco – anche alla soglia degli ottanta, e non rinnegando la propria età e gli affetti costruiti per rincorrere pateticamente il fantasma di un’eterna giovinezza (come da esempi sulle nostre pagine di cronaca) ma utilizzando la propria esperienza di vita, il proprio “peso” nel mondo, come àncora (non come zavorra) ai propri sogni ancora da realizzare». Ed è - continua Paola Casella -«soprattutto l’incontro con un anziano pilota, in italiano magnificamente doppiato da Arnoldo Foà, a suscitare le riflessioni più profonde su come si possa sprecare un’intera esistenza rimanendo ancorati alla propria vanità personale e al bisogno delle lusinghe del mondo, invece che dell’affetto di chi ti sta vicino. E mentre Carl capisce che non si finisce di vivere finché la morte non ci porta definitivamente up (memorabile la scena in cui, per permettere alla casetta di librarsi, l’anziano getta via tutti i mobili che l’hanno riempita per anni, in religiosa memoria della moglie perduta), e dunque è doveroso e salvifico mettere in ogni giorno energie nuove, il vecchio pilota rimane preda di antiche presunzioni, prigioniero dell’immagine di un se stesso invincibile, rifiutando di concentrarsi sul bene degli altri (ogni riferimento alle pagine di cronaca è puramente casuale, trattandosi di un film americano, ma inevitabile per noi cittadini italiani)». E’ per questo che ho parlato di Up. Non vorrei che, ancora una volta, il centrosinistra finisse per proporre la continuità ad un Paese che vuole cambiamenti. Forse è venuto il momento di tirarsi su. Up, appunto.















Il Pd batta un colpo...
Ne ha parlato Sergio Bartole ieri sul Piccolo, intervenendo a roposito della riforma della giustizia. "A queste (alle proposte, alle soluzioni alternative,scrive Bartole) dovrebbe rivolgere la sua attenzione l'opposizione, anziché coltivare preoccupazioni a proposito del colore dei suoi calzini, preoccupazioni che travestono di solidarietà un sostanziale appiattimento propositivo". E ancora "anche se non sono mancati contributi utili al dibattito del Partito democratico in materia di celerità ed efficienza dei processi, è, dunque, proprio sul nodo dei rapporti fra giustizia e politica che non si avverte una sua presenza propositiva. Il che rappresenta una grande lacuna di fronte al movimentismo del presidente del Consiglio dei ministri attualmente in carica, il quale passa da una proposta all'altra con totale indifferenza e lascia, perciò, sguarnite le difese di chi non si è fatto una chiara idea delle implicazioni dei problemi in giuoco".