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31/03/2010

Un Paese deluso e sempre meno “rosso”

Riporto di seguito due articoli tratti dal nuovo numero di SWG webZINE la newsletter on line dedicata alle regionali 2010.

 

Un Paese deluso e sempre meno “rosso”

Dal 2008 a oggi il PdL perde 5 milioni di voti e il PD 4,5 milioni. A vincere le elezioni sono le ali estreme dei due schieramenti: la Lega raddoppia i consensi rispetto alle regionali 2005 e l’IdV passa dall’1 al 7%

 

Otto milioni di persone dalle politiche

del 2008 alle regionali del 2010,

nelle 13 regioni che sono andate al

voto, hanno deciso di stare a casa e

di non partecipare a questa competizione.

Le Regioni restano degli attivatori

politici a bassa intensità.

La nuova geografia dei rapporti di

forza politici, a livello nazionale, che

esce dalle urne è segnata da questa

ritirata politica di massa. Il primo

dato da considerare per comprendere

il quadro odierno è, quindi, quello

di una duplice sconfitta complessiva

che segna i due principali partiti. Pdl

e Pd, rispetto alle politiche, perdono

oltre 5 milioni di votanti il primo e 4,5

milioni il secondo. Mentre il Pd cede

parte dei suoi consensi all’Idv, il Pdl li

cede direttamente all’astensione e in

piccola parte alla Lega.

Messo da parte questo dato generale,

se osserviamo le trasformazioni della

geografia politica tra la precedente

tornata elettorale per le regionali e

quella attuale, possiamo aggiungere

alcuni ulteriori elementi.

In primo luogo è cambiato il colorepolitico

dell’Italia.

Il Pdl, nonostante la caduta di consensi,

diventa il partito di maggioranza

relativa nelle 13 regioni (con il

26,8% dei consensi), tallonato a brevissima

distanza dal Pd (che registra

il 26,1 dei consensi). Cinque anni fa il

quadro era invertito: nelle 13 regioni

il partito di maggioranza era il Pd

(34,1%, contro il 30,9% del Pdl).

Vincitori di questa tornata elettorale

sono, invece, le ali più estreme dei

due schieramenti. Rispetto al 2005

la Lega Nord fa registrare un raddoppio

dei consensi (dal 5,7% al 12,3%) e

l’Idv (dall’1,4% al 7%).

Le regionali, nonostante il successo di

Vendola, non portano buone novelle

alla sinistra radicale: il loro vecchio

popolo non c’è più. L’ex arcipelago di

sinistra, nel 2005, portava a casa un

secco 10,9% dei consensi. Oggi quel

patrimonio resta un pio ricordo e i

voti si fermano al 5,8%. Infine, anche

per il famigerato terzo polo centrista

le cose non vanno bene. Certo qualcuno

ha cercato di arruolare la massa

degli astenuti, ma il tentativo appare

poco fondato. I dati concreti parlano,

invece, un’altra lingua.

Dicono che il progetto terzopolista

è indebolito. Se l’Udc nel 2009 aveva

superato il 6% dei voti, oggi, il

quadro sembra un po’ più grigio e il

partito di Casini cede voti sia al Pdl

(7,5%) sia al Pd (7%).

 

L’astensione è il primo partito

Centrodestra e centrosinistra lasciano a casa milioni di elettori

Le regionali si confermano una competizione a bassa capacità mobilitante

 

Alla fine il tasso di affluenza alle

urne ha superato il 60%, con un calo

del 7% rispetto al 2005.

Questi dati mettono in luce una prima

emergenza. Tutte le indicazioni di

stanchezza verso la “politica”, che in

questo ultimo anno abbiamo rilevato,

trovano conferma, ma anche il risultato

di una campagna elettorale a

bassa “intensità” a causa della limitata

presenza in televisione di dibattiti e

discussioni politiche. I cittadini lanciano

un avvertimento. E più severo

di quello che lasciavano prevedere

attraverso i sondaggi.

Le conseguenze del calo dell’affluenza

non sono, però, da valutare in

modo nazionale. Infatti si nota che

i dati della partecipazione e i cali rispetto

a cinque anni fa sono diversi

da regione a regione e investono,

probabilmente, anche le diverse forze

politiche.

Una partecipazione, si potrebbe

dire, molto esplicativa nel senso dei

messaggi che gli elettori vogliono

lanciare.

Vi sono dei cali più elevati nelle regioni

dove la situazione politica appare

strutturata da lungo tempo: Lombardia,

Veneto, Emilia-Romagna, Toscana,

Umbria, Marche, Basilicata. Vorrebbe

dire che l’elettorato si è mosso

di meno dove pensava che non fosse

in vista alcun cambiamento. Il segnale,

allora, data la stabilità politica non

resta che darlo con l’astensione.

Nelle regioni, invece, dove si coglieva

la possibilità di un cambiamento

politico l’affluenza è calata di meno.

Cioè a dire l’elettore si affida, anche

se comunque di meno, al voto come

mezzo di rinnovamento. Il Lazio fa

storia a sé in quanto si comprende

che la forte astensione è largamente

motivata dalla vicenda “pasticcio”

della lista del PDL. E non si tratta di

un fatto tecnico in quanto il calo della

partecipazione non avviene solo a

Roma, ma anche nelle altre province.

In tutto questo un dato politico, però,

già si coglie. La Lega Nord, stante la

distribuzione dell’affluenza maggiore

nella parte settentrionale del Paese,

ha raggiunto un risultato di rilievo.

 

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