Un Paese deluso e sempre meno “rosso”
Riporto di seguito due articoli tratti dal nuovo numero di SWG webZINE la newsletter on line dedicata alle regionali 2010.
Un Paese deluso e sempre meno “rosso”
Dal 2008 a oggi il PdL perde 5 milioni di voti e il PD 4,5 milioni. A vincere le elezioni sono le ali estreme dei due schieramenti: la Lega raddoppia i consensi rispetto alle regionali 2005 e l’IdV passa dall’1 al 7%
Otto milioni di persone dalle politiche
del 2008 alle regionali del 2010,
nelle 13 regioni che sono andate al
voto, hanno deciso di stare a casa e
di non partecipare a questa competizione.
Le Regioni restano degli attivatori
politici a bassa intensità.
La nuova geografia dei rapporti di
forza politici, a livello nazionale, che
esce dalle urne è segnata da questa
ritirata politica di massa. Il primo
dato da considerare per comprendere
il quadro odierno è, quindi, quello
di una duplice sconfitta complessiva
che segna i due principali partiti. Pdl
e Pd, rispetto alle politiche, perdono
oltre 5 milioni di votanti il primo e 4,5
milioni il secondo. Mentre il Pd cede
parte dei suoi consensi all’Idv, il Pdl li
cede direttamente all’astensione e in
piccola parte alla Lega.
Messo da parte questo dato generale,
se osserviamo le trasformazioni della
geografia politica tra la precedente
tornata elettorale per le regionali e
quella attuale, possiamo aggiungere
alcuni ulteriori elementi.
In primo luogo è cambiato il colorepolitico
dell’Italia.
Il Pdl, nonostante la caduta di consensi,
diventa il partito di maggioranza
relativa nelle 13 regioni (con il
26,8% dei consensi), tallonato a brevissima
distanza dal Pd (che registra
il 26,1 dei consensi). Cinque anni fa il
quadro era invertito: nelle 13 regioni
il partito di maggioranza era il Pd
(34,1%, contro il 30,9% del Pdl).
Vincitori di questa tornata elettorale
sono, invece, le ali più estreme dei
due schieramenti. Rispetto al 2005
la Lega Nord fa registrare un raddoppio
dei consensi (dal 5,7% al 12,3%) e
l’Idv (dall’1,4% al 7%).
Le regionali, nonostante il successo di
Vendola, non portano buone novelle
alla sinistra radicale: il loro vecchio
popolo non c’è più. L’ex arcipelago di
sinistra, nel 2005, portava a casa un
secco 10,9% dei consensi. Oggi quel
patrimonio resta un pio ricordo e i
voti si fermano al 5,8%. Infine, anche
per il famigerato terzo polo centrista
le cose non vanno bene. Certo qualcuno
ha cercato di arruolare la massa
degli astenuti, ma il tentativo appare
poco fondato. I dati concreti parlano,
invece, un’altra lingua.
Dicono che il progetto terzopolista
è indebolito. Se l’Udc nel 2009 aveva
superato il 6% dei voti, oggi, il
quadro sembra un po’ più grigio e il
partito di Casini cede voti sia al Pdl
(7,5%) sia al Pd (7%).
L’astensione è il primo partito
Centrodestra e centrosinistra lasciano a casa milioni di elettori
Le regionali si confermano una competizione a bassa capacità mobilitante
Alla fine il tasso di affluenza alle
urne ha superato il 60%, con un calo
del 7% rispetto al 2005.
Questi dati mettono in luce una prima
emergenza. Tutte le indicazioni di
stanchezza verso la “politica”, che in
questo ultimo anno abbiamo rilevato,
trovano conferma, ma anche il risultato
di una campagna elettorale a
bassa “intensità” a causa della limitata
presenza in televisione di dibattiti e
discussioni politiche. I cittadini lanciano
un avvertimento. E più severo
di quello che lasciavano prevedere
attraverso i sondaggi.
Le conseguenze del calo dell’affluenza
non sono, però, da valutare in
modo nazionale. Infatti si nota che
i dati della partecipazione e i cali rispetto
a cinque anni fa sono diversi
da regione a regione e investono,
probabilmente, anche le diverse forze
politiche.
Una partecipazione, si potrebbe
dire, molto esplicativa nel senso dei
messaggi che gli elettori vogliono
lanciare.
Vi sono dei cali più elevati nelle regioni
dove la situazione politica appare
strutturata da lungo tempo: Lombardia,
Veneto, Emilia-Romagna, Toscana,
Umbria, Marche, Basilicata. Vorrebbe
dire che l’elettorato si è mosso
di meno dove pensava che non fosse
in vista alcun cambiamento. Il segnale,
allora, data la stabilità politica non
resta che darlo con l’astensione.
Nelle regioni, invece, dove si coglieva
la possibilità di un cambiamento
politico l’affluenza è calata di meno.
Cioè a dire l’elettore si affida, anche
se comunque di meno, al voto come
mezzo di rinnovamento. Il Lazio fa
storia a sé in quanto si comprende
che la forte astensione è largamente
motivata dalla vicenda “pasticcio”
della lista del PDL. E non si tratta di
un fatto tecnico in quanto il calo della
partecipazione non avviene solo a
Roma, ma anche nelle altre province.
In tutto questo un dato politico, però,
già si coglie. La Lega Nord, stante la
distribuzione dell’affluenza maggiore
nella parte settentrionale del Paese,
ha raggiunto un risultato di rilievo.














