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24/12/2010

Un Natale tra voglia di riforme e disincanto

«La vera questione della politica italiana non è la notevole durata del potere di Berlusconi, ma la debolezza delle alternative». Lo ha scritto due giorni fa il Wall Street Journal, secondo il quale «nella politica italiana le sole persone peggiori del primo ministro sono al momento tutti gli altri». Secondo il quotidiano finanziario di Robert Murdoch, Berlusconi «vincerebbe probabilmente le elezioni anche con le mani legate dietro la schiena» e «fino a quando i vari partiti di opposizione non saranno capaci di trovare un tema vero o una riforma sulla quale sono in profondo disaccordo con Berlusconi, per poter così lanciare una campagna su una questione più sostanziale dei peccatucci del primo ministro, non faranno che perdere tempo». Fini «può ritenere che sarebbe un leader migliore di quanto sia Berlusconi o che qualcun altro possa esserlo - nota il quotidiano - ma finora non ha spiegato perché o come un governo guidato da Fini sarebbe migliore per l'italiano medio di quello attuale».  «Sembra accontentarsi - osserva infine il WSJ - di tenere il governo di Berlusconi in ostaggio con la minaccia di defezione piuttosto che rischiare di rimettere la scelta agli elettori».

Stando all’ultimo sondaggio Ipsos-Sole 24 Ore, che il Cavaliere vinca non perché piaccia ma perché «non c’è alternativa», è il parere del 65% degli italiani. Che al di qua di Berlusconi non ci sia nulla non è più soltanto l’opinione dei «qualunquisti-disimpegnati», di chi la politica la segue con distacco, ma è diventata la convinzione sconfortante anche di chi vota per il Pd, per Di Pietro e per Nichi Vendola. Il 56% degli elettori di sinistra dice di non vedere alternative a Silvio Berlusconi perché «non c’è un’offerta politica chiara, perché le opposizioni sono troppo distanti». «In pratica – scrive Lina Palmerini sul Sole 24 Ore - una bocciatura soprattutto per il Pd del nuovo corso che alla vocazione maggioritaria aveva sostituito una strategia di alleanze, a quanto pare giudicata ancora fragile dai suoi stessi elettori».

Non per caso, il Pd si trova oggi a dover ricalibrare la propria strategia, non tanto in parlamento, dove non ci sono alternative al dialogo con i gruppi di Udc e Fli per provare a bloccare le forzature che la maggioranza vorrà imporre, quanto piuttosto nel paese. Il problema del Pd rimane quello di costruire un’alternativa credibile: questo governo si sta via via sfaldando senza però che i consensi per il centrosinistra aumentino. E oggi è in discussione proprio la nostra credibilità nel proporre e perseguire davvero politiche nuove.

Sbaglierò, ma credo che il Pd non abbia altra possibilità che quella di provare a conquistare quelle parti di elettorato che (proprio con il mutare dei rapporti di forza all’interno del centrodestra) potrebbero rendersi disponibili. Come? Facendo proprie le loro istanze. Facendo proprie, cioè, quelle domande, quelle aspirazioni – sul fisco, sulla giustizia, sulle libertà economiche – che esse esprimono e che Berlusconi lascia ancora insoddisfatte. Specie se si considera che il 14 dicembre per il premier è stata una vittoria ma, per gli italiani, non è cambiato nulla. Al contrario, all’indomani del voto di fiducia è cresciuta anche a destra la disillusione sulla capacità del governo e gli elettori ritengono che il governo sarà ancora più inefficace nella sua azione riformatrice. La maggior parte dei cittadini, compresi quelli di centrodestra, è convinta infatti che il premier «farà qualcosa ma non tutto quello che servirebbe» o addirittura «non farà niente». Nel sondaggio Ipsos non una sola riforma riesce a strappare un parere positivo sul fatto che sia realizzata. Non la riforma della giustizia, né quella degli ammortizzatori sociali e neppure la riforma del fisco, per molto tempo l’argomento vincente della destra. Insomma, nessun cambiamento. Solo «sulla crescita e lo sviluppo» gli elettori di Berlusconi sono ottimisti. «Segno – conclude Lina Palmerini – non solo di una speranza ma anche dell’identità del mondo di centro-destra fatto in gran parte di imprenditori, di professionisti, di partite Iva, di artigiani e commercianti che continuano a vedere il Pdl o la Lega come gli unici partiti in grado di parlare il loro linguaggio. Ma che – temono – non si tradurrà in fatti». Se la prospettiva del Pd superasse l’orizzonte di una manciata di settimane, sarebbe l’occasione buona per provarci.  Buone feste.

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