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17/11/2011

Un «governo di impegno nazionale»

Il governo Monti, che oggi si presenta al giudizio delle Camere, nasce «per affrontare con spirito costruttivo e unitario una situazione di seria emergenza».

La sua squadra è di alto profilo. E la discontinuità con l’esecutivo precedente è molto netta: negli uomini, nei messaggi, nello stile. I giornali di tutto il mondo hanno evidenziato che si tratta di un governo che più tecnico non si può: "Italy unveils government of technocrats" ha scritto The Guardian e Le Monde ha intitolato “Italie: le professeur Monti compose un gouvernement de professeurs”. Ma, a ben guadare, il fatto che sia un governo di tecnici, un «governo di impegno nazionale» come lo ha definito il neo-premier, è un aspetto secondario. Il dato principale sta nel fatto che si tratta di un «governo di tregua», sostenuto da tutte le principali forze politiche.

Del resto, è un pezzo che il Capo dello Stato si affanna a ripetere che «l'Italia non può ritrovare la sua strada in un clima di guerra politica». E, in diverse occasioni, il Presidente Napolitano aveva ribadito che «occorre una straordinaria coesione sociale e nazionale di fronte alle difficoltà molto gravi, alle prove molto dure che l'Italia deve affrontare nel quadro della sconvolgente crisi finanziaria che ha investito l'Europa e che incombe sulle nostre economie e sulle nostre società», sottolineando che, in ogni caso, «è indispensabile un riavvicinamento tra i campi politici contrapposti, il che non significa confondersi, non significa rinunciare alle rispettive identità, ma significa condividere gli sforzi che sono indispensabili per riaprire all'Italia una prospettiva di sviluppo e anche per ridare all'Italia il ruolo e il prestigio che le spetta nella comunità europea e nella comunità internazionale».

Sul Sole 24 Ore di oggi Roberto D’Alimonte ha puntualizzato: «In realtà i sostenitori della presunta illegittimità democratica del governo Monti confondono la sospensione della democrazia con la sospensione della competizione. La competizione tra partiti e tra schieramenti è una modalità del funzionamento della democrazia ma non è la democrazia. Questo governo è nato perché in un clima di scontro permanente non è possibile prendere le decisioni necessarie per far uscire il paese dalla crisi. In questo momento alla competizione tra opzioni partigiane va sostituita la collaborazione su un programma comune».

Su questo Napolitano ha molto insistito nelle scorse settimane. Specie se si considera che «bisognerà rivedere molte cose, bisognerà cambiare molte cose nel modo di governare, nel modo di produrre e di lavorare, nel modo di vivere e di comportarsi di tutti noi. E naturalmente indispensabili saranno spirito di sacrificio e slancio innovativo».

Il Governo Monti avrà successo se sarà capace di formulare un programma ispirato al criterio dell’equità: i sacrifici per ridurre il debito e far ripartire la crescita devono essere equi. Ma molto dipenderà dalla consapevolezza condivisa della gravità della crisi. «È soprattutto su questo fattore - ha precisato D’Alimonte - che poggia l'attuale collaborazione tra diversi. Per il ritorno alla competizione c'è tempo».

 

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