Tremonti ed il patto sulla competitività
Si è molto parlato, prima che il dramma libico catturasse la nostra attenzione, di un improbabile e tardivo piano per la crescita. Ma le decisioni che contano si devono prendere in Europa: è lì che dovrà essere presentato il Programma nazionale di riforma diretto all’incremento della competitività insieme al Piano di stabilità finanziaria.
Il 4 febbraio scorso è stato presentato il «patto di convergenza economica rafforzato» o «piano della competitività» (concordato fra Francia e Germania per progettare un modello di governance economica capace di salvare l’euro) che verrà discusso al prossimo Consiglio d’Europa del 24-25 marzo e, prima, in un vertice ristretto dei paesi dell’area euro.
In sostanza, il piano prevede che la Germania accetti di rafforzare le disponibilità finanziarie degli strumenti di intervento a garanzia dei debiti sovrani nazionali in difficoltà in cambio dell’accettazione da parte di paesi dell’eurozona di vincoli più stringenti sulle politiche nazionali di bilancio e di riforme dirette a vincolare le politiche fiscali a fini non solo di garanzia per la solidità dei bilanci ma anche di accrescimento della competitività dei singoli paesi – in quanto la sostenibilità dei debiti dipende non solo dal controllo della spesa pubblica ma anche dal tasso di crescita, legato a sua volta alla competitività delle economie.
La proposta si può criticare, come è stato detto da più parti, perché sposta l’asse della governance europea dal metodo comunitario al metodo intergovernativo; si può criticare perché tende a ridurre l’autonomia degli stati in relazione a scelte cruciali di politica sociale e fiscale; si può criticare perché bisognerebbe spostare in Europa la sede in cui si fa politica economica (e solo in questo quadro si giustificherebbero i vincoli ai singoli stati) e perché questo implicherebbe un bilancio europeo e un governo europeo. Un obiettivo ancora lontanissimo.
Ma la proposta contiene l’obiettivo di rendere omogenei l’età del pensionamento e il livello minimo di tassazione delle imprese, ecc. Tutte cose che coincidono con quanto l’Italia dovrebbe fare nell’esercizio della propria sovranità. Scelte che la Germania ha fatto - prima con Schroeder e poi con la Merkel sia nella versione della grande coalizione che ora - e che si sono rivelate un ottimo lavoro di equilibrio tra tenuta sotto controllo della finanza pubblica e politiche industriali espansive. Tremonti, in Italia, è soddisfatto di aver ottenuto al primo G20 finanziario francese l’inserimento del risparmio e del debito privato tra i criteri per misurare gli squilibri che pesano sulle prospettive della crescita. Ed è fiducioso di poter raggiungere lo stesso risultato nell’ambito della riforma del patto di stabilità europeo. Vedremo.














