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10/01/2012

Sull'Ospizio Marino. Una precisazione.

Ieri, alla vigilia dell’udienza preliminare sul crac dell’Ospizio Marino di Grado,  Il Piccolo è tornato sulla vicenda che vede indagati i componenti dell'ex consiglio di amministrazione della Fondazione Ospizio Marino Onlus. 

Roberto Covaz  mi tira in ballo e si chiede: «Perché l'onorevole Alessandro Maran, gradese, non ha avvertito la necessità di spendersi in prima persona magari con iniziative parlamentari? Perché l'onorevole Maran o i nostri eurodeputati - quando si ricordano di esserlo – non accendono la luce quando il presidente della Camera penale di Gorizia, Riccardo Cattarini, dice testualmente: “I problemi della giustizia penale nell'Isontino sono noti e sembrano irrisolvibili nonostante i grossi sforzi di tutti”?». 

Ovviamente,  comprendo benissimo (e condivido) la preoccupazione che dopo 16 mesi di indagini svanisca ogni speranza di verità, ma un paio di cose vanno chiarite:

1)    Grazie alla speciale autonomia della nostra Regione (un’autonomia, ricordo, difesa con le unghie e con i denti) l’organizzazione sanitaria è competenza esclusiva regionale. Come dimostra il fatto che mai, in nessuna occasione e a nessun livello, sono stato invitato (né sono stati invitati altri parlamentari) a partecipare alle riunioni e agli incontri sulla vicenda dell’Ospizio Marino. Ciò, ovviamente, non mi ha impedito di incontrare gruppi di lavoratori e di esercitare, ogni volta che mi è stato possibile, una sorta di moral suasion nel confronti dei vertici regionali, anche se a governare la Regione è il centrodestra. Ma non è pensabile (né desiderabile) che un parlamentare possa indirizzare o influenzare le scelte processuali degli inquirenti. Ci mancherebbe altro! Non per caso, la Costituzione garantisce la piena autonomia e indipendenza dei giudici da ogni altro potere. Sempre, e non solo quando si tratta di Berlusconi. Oltretutto, si tratta di scelte processuali che sono al vaglio di un giudice terzo che ne valuterà la legittimità e la fondatezza. Poi vedremo il da farsi.
2)    Sui limiti del sistema giudiziario italiano (a cominciare dalla cattiva qualità del servizio che rende, anche nell’Isontino) ho invece «acceso la luce» moltissime volte, come testimoniano gli atti parlamentari. Specie se si considera che nel confronto internazionale, l’Italia risulta disporre di un numero di magistrati e di un impiego di risorse finanziarie non inferiore, e alle volte superiore, a paesi che pure mostrano performance giudiziarie migliori. Anche perché, come risulta dai dati, la produttività dei giudici, ad esempio, è più bassa di quella potenziale in conseguenza delle dimensioni troppo ridotte dei tribunali che impediscono la specializzazione nell’attività dei magistrati. Nei tribunali italiani operano – in media – 6 magistrati contro, ad esempio, i 19 della Germania, i 14 della Svezia e, addirittura, i 65 dell’Olanda. Inoltre, in Italia gli abitanti serviti da una corte di prima istanza sono mediamente  55.000, la metà che in Francia, in Germania e nel Regno Unito. La riforma che ha introdotto il giudice unico di primo grado ha determinato  (attraverso la fusione di preture e tribunali) un aumento della scala media degli uffici giudiziari ma non tale da essere risolutiva: gli uffici sottodimensionati erano prima della riforma, nel 1996, circa l’88%, ora sono il 72% del totale. Comunque una percentuale altissima. Per questo è particolarmente urgente una riforma della geografia giudiziaria che accorpi molte delle sedi di tribunale attualmente sparse sul territorio. Ne vogliamo finalmente parlare? O le riforme, i cambiamenti, devono riguardare sempre gli «altri» e mai il cortile di casa nostra?
3)    Ovviamente, specie di questi tempi, è lecito il sospetto che «dai politici regionali non ci sia nessuna volontà di chiarire le responsabilità». Ma trovo che nella vicenda dell’Ospizio Marino le responsabilità siano chiarissime. Quelli penali, se ci sono, emergeranno davanti al giudice; ma sono lampanti le responsabilità politiche, sono chiare le responsabilità gestionali e quelle dei soggetti cui spetta il controllo amministrativo. Sono chiare anche le responsabilità di chi oggi (dalla Regione al Comune) deve compiere le scelte che riguardano il futuro. Tutti attori che hanno un nome e un cognome. Ma com’è che, nell’articolo, l’unico nome che compare è il mio (che non c’entro nulla) e quei nomi (che c’entrano moltissimo) non compaiono mai?
4)    Capisco che ci sia chi rimpiange i vecchi tempi, quando (erano i tempi di Antonio Gava e Remo Gaspari) il ruolo dei parlamentari  spesso era quello del «padrino». Non sarebbe male però tenere a mente che proprio quelle pratiche clientelari sono all’origine della devastante crisi dello Stato e dell’enorme debito pubblico che oggi costringono il Paese a misure drastiche per evitare il baratro.

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