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14/04/2009

Sisma Abruzzo

Tutti noi, in questi giorni, partecipiamo al dramma della popolazione colpita dal terremoto e al lutto di chi ha perso i propri affetti, i parenti, gli amici. Dario Franceschini ha ribadito come di fronte a queste tragedie «bisogna mettere da parte le divisioni e noi siamo disponibili ad affrontare insieme al governo la situazione, pronti a discutere sui provvedimenti legislativi e finanziari necessari. Poi rimane lo scontro politico su altri temi. Ora si pensi a garantire pasti e ospitalità a tutti».

Viene da chiedersi, tuttavia, se il nostro non sia davvero uno strano paese. In questi giorni sui giornali si è discusso seriamente non come fare a impedire il crollo delle case, ma come fare a pronosticare i terremoti. In altre parole, ci sembra possibile prevedere i terremoti (cosa impossibile), ma ci sembra impossibile prevenire il crollo delle case (cosa invece possibilissima). Eppure, il mago Otelma non c’entra nulla: un terremoto di uguale e perfino maggiore intensità, in Giappone o in America, non provoca nessun morto e la vita continua in edifici resistenti, costruiti senza speculare. Eppure, come ha scritto Antonio Polito, quello che è successo all'Aquila avrebbe dell'incredibile in ogni paese del nord Europa: è crollato un ospedale consegnato appena nove anni fa; é crollata la prefettura; si è sfasciata la Casa dello studente.

Ora, che vengano giù le casette in pietre di un secolo fa, lo si può capire, ma che edifici recenti crollino come castelli di carte, questo no, è incomprensibile. E «dovrebbe essere intollerabile». Non è un problema tecnico. In California riescono a costruire grattacieli capaci di resistere ai terremoti. Non è neppure una questione di leggi. L'Italia dispone di ben quattro normative sull'edilizia antisismica, e tutte in vigore, varate nel 1996, nel 2003, nel 2005 e nel 2008, di solito dopo una tragedia. E non è nemmeno una questione di soldi. Secondo Gianantonio Stella, che l'ha scritto sul Corriere, dal 1945 al 1990 solo «per tamponare i danni di catastrofi naturali varie, sono stati spesi 75 miliardi di euro e cioè quasi 140 milioni al mese». Insomma, perché allora da noi è diverso?

Azioni sul documento

senso comune

Inviato da lucio il 01:39, 14/04/2009

Le regole ci sono, anche troppe , manca il senso comune, manca l’unione virtuosa fra la legalità delle norme, dello stato democratico e la loro legittimità. Penso che per uno stato più leggero, meno bizantino ci voglia maggior senso dello stato e della collettività. Instaurare una cultura civica europea è un lavoro arduo e indispensabile, è il salto di qualità che deve unire il nostro paese. Al di là di tutte le paternali il Nord-Est, stanco degli artifici che fanno pagare a tutti il prezzo delle “furberie” e dei piccoli privilegi, chiede un modo d’essere civile. Trasformare i sudditi in cittadini, i favori in diritti, far proprio il sentimento che il dovere non è un peso, una fregatura ma la partecipazione a valori comuni che alla fine avvantaggiano tutti, unire la libertà individuale con il senso civico, sono le poste per il futuro. Se una casa, un paese sono costruiti male, se non si pagano le tasse, se non si rispettano le regole si producono danni per la collettività e non vantaggi per i furbetti di turno, compresi quelli che “non vedono”, non vogliono o per cui non è opportuno vedere. La scommessa del riformismo italiano è proprio questa, lavorare per un paese civile.

Sismicità percepita

Inviato da Bridget il 02:01, 14/04/2009

In Italia siamo giustamente orgogliosi dei volontari della Protezione Civile. Avessimo un corpo di Prevenzione Civile, forse i volontari potrebbero servire meglio questo Paese aiutando a segnalare la necessità di intervenire tempestivamente per impedire possibili disastri e non accorrendo in soccorso di terremotati, alluvionati, etc. Ma anche in questi giorni c'è chi, guardando le macerie d'Abruzzo, pensa piuttosto di investire sul megaponte dello stretto piuttosto che a pretendere che le norme antisismiche vengano correttamente applicate, tanto per dirne una. Come se la sismicità, l'attività dei nostri vulcani, la franosità di certi versanti, l'esondazione di fiumi sui cui alvei si è andati a costruire e via di questo passo non siano fatti concreti da cui partire, ma effetti di un destino cinico e baro. O ipotesi. O sensazioni. Un po' come quando, con l'afa, si sente parlare di temperatura percepita...