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17/06/2011

Si può conciliare sviluppo (e quindi lavoro) e rigore?

Alla vigila  della conferenza nazionale del Pd sul lavoro che comincia oggi a Genova, Claudio Petruccioli, sul Riformista, ha rivolto a Bersani (che domani concluderà la conferenza) una domanda da un milione di dollari. Posto che il lavoro (e lo sviluppo) è il cardine di ogni programma che voglia affrontare le sfide proposte dalla crisi mondiale e dalla situazione dell’Italia (specie per una politica di sinistra), la difficoltà consiste nel conciliare (serie) politiche di sviluppo (e dunque di crescita del lavoro) con gli obblighi di rigore che derivano dal nostro enorme debito pubblico. Insomma, scrive Pertuccioli, c’è un «punto critico» che si può riassumere così:«Sì, tornare alla crescita è indispensabile, ma non si deve perdere il controllo e la padronanza di una finanza pubblica ai limiti del sopportabile».

«In una intervista del 5 giugno al Corriere della sera – prosegue Petruccioli-, Bersani ha detto:«dobbiamo arrivare al 2014 con una base di spesa pubblica di 40 miliardi in meno, forse anche 50. Io dico: è irrealistico. Non lo possiamo fare, se no andiamo in recessione sparati. Non si è voluto andare in Europa e dire: noi facciamo un pacchetto di riforme strutturali - fisco, lavoro, liberalizzazioni, pubblica amministrazione -, e impostiamo tagli più graduali». Sembra di capire che Bersani ritenga necessario “ricontrattare”, per renderli “più graduali” gli impegni sottoscritti dall’Italia in Europa, impegni che proprio in queste ore sono ribaditi e sottolineati sia dalle istituzioni comunitarie che dalla Bce. Se non abbiamo letto male, anche i documenti preparatori della conferenza si orientano nella stessa direzione. Non c’è da sorprendersi. Si tratta di un problema cruciale; intorno al quale sta soffrendo anche la maggioranza. Proprio per questo sarebbe bene che un appuntamento tanto importante lo affrontasse senza sotterfugi e desse una risposta chiara e univoca. C’è una bella differenza fra il ritenere che si possa fare una politica di sviluppo e di impulso al lavoro entro gli attuali vincoli europei; o se si ritiene che un tentativo del genere sia “irrealistico”. È, forse, la domanda più importante alla quale la sinistra deve rispondere per candidarsi in modo credibile a governare in tempi brevi». Già.

 

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