Riprende la discussione nel blog
Da qualche giorno il sito è on-line con una veste grafica rinnovata. I lavori di ristrutturazione del sito proseguiranno ancora per qualche tempo, ma abbiamo risolto i problemi tecnici che, negli ultimi tempi, ci hanno impedito di proseguire con la nostra la discussione. Ora possiamo finalmente riprendere il nostro scambio di vedute prendendo spunto dalla cronaca di questi giorni.
Comincio dal voto in Abruzzo. Il voto abruzzese non ha riservato sorprese: è andata come doveva andare. Il Pd perde in percentuale circa 11 punti rispetto alle politiche: si tratta di una caduta scontata, in cui si sommano ragioni locali e le difficoltà al livello nazionale, la cui ampiezza però potrebbe avere ripercussioni al vertice del partito. Ma forse il dato più clamoroso è la caduta della partecipazione al 53%, quasi trenta punti al disotto delle ultime consultazioni politiche e 15 rispetto alle precedenti elezioni regionali. Un dato giustificato in larga misura dalla vicenda giudiziaria in cui è rimasto implicato Del Turco. E che in un tale scenario (col candidato del centro destra che promette lavoro in cambio di un voto a suo favore) un abruzzese su due si sia scomodato per andare a votare è quasi un miracolo. Ma attenzione: quel 53 per cento è il segnale di un distacco abissale, una specie di ritiro della fiducia. E’ chiaro che qualcosa deve cambiare, non in Abruzzo ma a Roma. E non si tratta di cambiare alleanze, ma di fare delle scelte: dalla giustizia all’università. Per come la vedo io, al Pd non resta che la strada delle riforme.
Qualcosa deve cambiare anche dalle nostre parti. Con una crisi alle porte che non sappiamo ancora né quanto durerà né quanto sarà profonda, il dibattito politico nella nostra molto «speciale» Regione si è concentrato sul cosiddetto «bonus consiglieri». Di che si tratta? Del portafoglio che i consiglieri regionali si sono assegnati per acquistare facile consenso elettorale. In altre parole, ogni consigliere si ritrova con un bonus da spendere in Finanziaria (si parla, per il 2009, di 120-130 mila euro per i consiglieri di maggioranza e di 50-60 mila euro per i consiglieri di opposizione) che può dare a chi vuole. I beneficiari più frequenti di questa piccola pioggia di denaro pubblico sono associazioni culturali e sportive che, per la maggior parte, avrebbero tutti i titoli per essere sostenute dalle istituzioni pubbliche. Ma, come ha osservato il direttore del Piccolo, Paolo Possamai, “lasciano stupefatti la ratio e il metodo di questa specialissima procedura, degna di metodi clientelari purtroppo appartenuti alla più deteriore tradizione politico amministrativa campana o siciliana". Il rapporto verticale tra patrono e cliente, si sa, è uno storico male italiano. Ne ha parlato nei giorni scorsi Paul Ginsborg, ricordando che gli antichi romani lo avevano codificato e che «Andreotti lo teorizzò nel ’57, quando disse che la domenica mattina anziché riposare, lui e gli altri democristiani si prendevano cura delle famiglie disagiate». Un male che veniva studiato: «Chi può e chi aspetta» è il felice titolo di un libro di Amalia Signorelli sul Salernitano. Invece «oggi – sostiene lo storico inglese – il rapporto tra patrono e cliente non viene più studiato. In compenso, è fiorito. Il patrono non è più il proprietario terriero che dispone delle cose proprie; è il politico che dispone delle cose pubbliche».Tondo oggi assicura che, stavolta, il bonus «è cancellato davvero». Sarebbe una buona notizia.
Dall’assessore Roberto Molinaro abbiamo appreso invece che «il 2009 sarà l’anno della famiglia». E visto che in Friuli Venezia Giulia ci sono troppi divorzi, la Regione scende in campo e finanzia i corsi di preparazione al matrimonio. La formazione dei giovani che vogliono mettere su famiglia "assieme al sostegno alle associazioni e ai fondi per i progetti delle famiglie" rappresenterà uno dei nuovi filoni di intervento. Siamo alle solite. La famiglia ha in parte ovviato alle perverse proprietà redistributive della spesa sociale in Italia. Ma oggi la famiglia usata come "ammortizzatore sociale" non ce la fa più, come si affannano a spiegare studiosi e osservatori. In primo luogo, perché le famiglie diventano più piccole e la rapida riduzione delle dimensioni del nucleo familiare rende sempre più marginale il ruolo della redistribuzione operata dalla famiglia. In secondo luogo, perché la redistribuzione all’interno della famiglia è resa sempre più difficile dall’aumento della disoccupazione fra gli adulti: con essa, aumentano le famiglie in cui nessuno lavora. Infine, perché la famiglia usata come "ammortizzatore sociale" comporta costi in termini di efficienza: presuppone la condivisione dell’abitazione, fattore che ostacola la mobilità della forza lavoro ed è legata alla bassa partecipazione femminile al mercato del lavoro perché assegna a mamme e mogli importanti funzioni di cura. Per questo bisogna organizzare quel welfare, diverso da pensioni e ospedali, così poco sviluppato nel nostro paese eppure oggi cosi necessario. Per la nostra Regione, ci sarebbe un campo di sperimentazione molto vasto e si potrebbe attingere da esperienze regionali innovative che possono essere generalizzate e perfezionate. Ma forse dobbiamo farcene una ragione: il centrodestra di casa nostra visto all’opera in questi mesi, non è in grado di condurre la nostra Regione nel processo di modernizzazione indispensabile per il suo rilancio















questione morale
caro onorevole, bertonato a questo blog che per qualche tempo, prima di venir "infettato" è stto interessante luogo di discussione. i recenti fatti di napoli e pescara - fermo restando il principio della presunzione d'innocenza - dimostrano ancora una volta, se ce ne fosse stato il bisogno, di quanta urgenza abbia la questione del ricambio della classe dirigente nazionale del pd. sperando ovviamente che poi il processo si propaghi a catena. non si tratta ovviamente di una furia iconoclasta ma semplicemente la presa d'atto che una stagione poltica è finita e se ne deve aprire un'altra. ovviamente, ma mi sembra pleonastico sottolinearlo, la stessa cosa vale per il partito regionale: chi ha condiviso, con significative esperienze di governo, il mandato di illy deve semplicemente prendere atto che una stagione è finita e che non tornerà. Abbiamo bisogno di nuove idee e di nuovi volti che le diffondano. messa così la cosa sembra abbastanza senplice e ineluttabile ma nei fatti non sembra di facile comprensione. se non cambiamo noi stessi il nostro partito saranno gli elettori a produrre il cambiamento votando gli altri. tutto qua cuciuti