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03/05/2009

Per ricominciare bisogna riconoscere che la destra ha vinto la battaglia per l’egemonia culturale

Oggi Il Sole 24 Ore pubblica di dati che emergono da un sondaggio effettuato un mese prima del voto. Le cose possono ovviamente cambiare, ma a un mese dalle elezioni europee Pdl e Lega, insieme, hanno la maggioranza assoluta dei consensi degli italiani (rispettivamente il 40% e il 10,3%), mentre il Pd si ferma al 26,2%. Buoni risultati per il partito di Antonio Di Pietro (Idv) che raggiunge il 9%, mentre l'Udc fa registrare un 6%.

Insomma, sulla base dei risultati del sondaggio Ipsos- Il Sole 24 Ore il Pdl, alle prossime elezioni europee, potrebbe superare la soglia del 40% dei voti. L’ultima volta che un partito italiano ha superato quella soglia è stato con la Dc (che ottenne alla Camera il 42,4%)  nel 1958. Ma a differenza della Dc, che non è mai stata il partito della maggioranza degli operai, il Popolo della libertà, nato dalla fusione tra Forza Italia e Alleanza Nazionale, ha strappato questo primato al maggior partito di sinistra. Oltre il 43% dei lavoratori di basso profilo (gli operai esecutivi) dichiara di voler votare Pdl e quasi il 15% Lega. Solo il 22% preferisce il Pd. «Oggi - commenta Roberto D’Alimonte  – il Pd è al suo minimo storico. Con Veltroni era riuscito alle ultime politiche a cogliere un risultato simile a quello del Labour di Blair o della Spd di Schröeder. Questo sondaggio dice che ora assomiglia più al partito socialista francese. Il suo elettorato di riferimento sono soprattutto impiegati pubblici, insegnanti, studenti e pensionati. Operai, professionisti, lavoratori autonomi e disoccupati votano prevalentemente a destra, Pdl e Lega (…) Quello che colpisce è l’ulteriore incremento del divario in questi settori dell’elettorato: tra i lavoratori autonomi il distacco tra Pdl e Pd ha superato i 42 punti percentuali». E aggiunge: « La struttura industriale del Paese è cambiata. Gli operai della grande industria sono sempre meno e crescono invece quelli nelle piccole e medie imprese. I primi votano a sinistra, i secondi invece votano come i loro datori di lavoro, e cioè a destra. E’ del tutto evidente che la sinistra non ha più la rappresentanza di questa fascia di lavoratori italiani. Se a questo si aggiunge il dato sui disoccupati (39,8% per il Pdl, 14,8% per la Lega e solo il 19,3% per il Pd) si coglie ancor meglio il distacco tra la sinistra e i settori più deboli della popolazione».

Per quel che vale, ritengo che Nicola Rossi nell’intervista che oggi Il Sole24 Ore pubblica col titolo «L'egemonia culturale oggi è del Pdl»  (e che si può scaricare dal sito del Pd: www.partitodemocratico.it) abbia ragione da vendere: «La sconfitta non è politica è culturale e se non lo si riconosce, non si ricomincia. Oggi non vedo questa consapevolezza. Vedo invece una discussione sulle alleanze che peraltro il Pd non ha più la forza di scegliersi». E, per quel che vale, sottoscrivo le sue conclusioni: «Le dimissioni di Veltroni hanno sancito la conclusione di una battaglia riformista. Ormai la sua ripresa riguarda il futuro e implica il riconoscimento di una sconfitta severa. Servono tempi lunghi, la forza di resistere e un gruppo dirigente consapevole e coeso. Non lo vedo. Serve ancora una riflessione. E un cambio generazionale: non perché i giovani siano meglio dei meno giovani ma perché la battaglia va ripresa con una freschezza che oggi non c’è».

Azioni sul documento

nuovo paradigma

Inviato da lucio il 07:53, 05/05/2009

"Si assiste, così, a un singolare - e oseremmo dire: storico - rovesciamento delle parti. Mentre la Destra costruisce e inventa i suoi luoghi, la Sinistra li ha dimenticati. Era utopica. Oggi è atopica." così Ilvo Diamanti su Repubblica. Probabilmente sarebbe meglio incominciare a rappresentare la società alla luce dei valori (una volta chiariti) che ci appartengono. Finiamola con la lotta interna fra i "signorotti della guerra". C'è bisogno del nuovo paradigma. Il cambio di generazione politica è necessaria; da lungo tempo i riformisti sono stati segregati nella solitudine della responsabilità, è ora di uscire, al congresso dobbiamo essere agguerriti. O si fa un partito serio o ....

Vogliamo riflettere su questo?

Inviato da Alessandro il 02:33, 06/05/2009

A dire il vero, pensavo che il sondaggio de Il Sole 24 Ore aprisse, a sinistra, una discussione. Invece, niente. La notizia è stata perlopiù ignorata e (manco a dirlo) oscurata dal caso Lario-Berlusconi. Eppure, ci sarebbe di che riflettere anche perché si tratta di uno spaccato in grado di indicare elementi profondi, un movimento di opinioni e di interessi. Senza contare che di nuovo c’è solo la dimensione non la linea di tendenza: rammento il voto significativo per la Lega di gli operai iscritti alla Cgil alle ultime elezioni politiche e in quelle degli ultimi quindici anni. «Gli unici gruppi elettorali che resistono nel recinto del centrosinistra - osserva oggi Biagio De Giovanni sul Riformista -sono gli insegnanti, zone molto consistenti dell’impiego pubblico, studenti e qualche pezzo di potere forte, poco altro. Ma esiste la possibilità che la sinistra, il centrosinistra, si metta a riflettere su questo? Dov’è finita la sua idea di blocco storico-sociale? Dove, la sua capacità di unificare cose diverse intorno a una idea di Paese?». Ed aggiunge (giustamente) «una democrazia forte ha sicuramente bisogno di una opposizione forte, che non si limiti ad arrabbiarsi perché l’altra parte vince troppo, ma cerchi di proporsi come effettiva alternativa»

Tanto per dire...

Inviato da Bridget il 03:35, 07/05/2009

Beh, considerato che molti insegnanti sono precari e diventeranno disoccupati, c'è la speranza che si recuperi una percentuale di voti tra i disoccupati prossimamente...

il dito

Inviato da Lucio il 02:21, 08/05/2009

Probabilmente hai ragione, la destra ha vinto la battaglia per l’egemonia culturale. Mentre l’economia, la società, i valori di fondo sono cambiati, la sinistra si è fermata a negare il cambiamento. Si è fermata a guardare il dito rappresentato, nel nostro paese, dai “grandi traghettatori”, mi riferisco in primo luogo a Craxi e Berlusconi, ed ha rinunciato a interpretare e rappresentare il paese. Mentre la destra si appresta, con il presidente della camera, a mettere in soffitta il leader della transizione e proporre la gestione della normalità a sinistra si annaspa. La situazione è ancora più a causa della confusa della lotta che si è scatenata per il mantenimento di piccole e spesso miserabili rendite di posizione. La sfida del congresso di ottobre sarà questa, una idea di blocco storico-sociale e la capacità di unificare cose diverse intorno a una idea di paese, in un partito democratico degno di questo nome.