10/05/2009
Pensare europeo…
Nella campagna in corso per le elezioni europee, di Europa (vale a dire, del significato del voto che avverrà nei 27 paesi dell’Unione e di che cosa sia oggi l’Europa, in un momento di crisi e di trasformazione) si parla pochissimo.
Eppure l’Europa riempie gran parte delle nostre esistenze. Più della metà delle decisioni che determinano la nostra vita quotidiana non sono prese nelle spazio nazionale, ma in quello europeo; abbiamo una sola moneta, sono cadute le frontiere interne all’Unione, il diritto è comune in molte cose e gran parte della legislazione nazionale è oggi di origine europea (consumatori, ambiente, mercato interno, ecc.). Senza contare che l’Europa ha trasformato la nostra cittadinanza, che non è più solo quella nazionale. Ogni cittadino italiano, anche se non pensa come europeo, vive già come tale. «Viviamo europeo, schivando di pensare europeo», ha scritto oggi Barbara Spinelli in un articolo dal titolo «L’Europa sparita» apparso su La Stampa. «Oggi pensare europeo – osserva Barbara Spinelli - è debole dovunque, soprattutto a destra, ma anche a sinistra. Non stupisce, perché il salto è impervio. Si tratta nientemeno di consentire a una seconda conquista della laicità, nella storia d’Europa. Prima venne la separazione della politica dalla religione. Adesso s’impone l’atto laico numero 2: la separazione fra Stato e nazione. Senza demolire lo Stato, ma facendo combaciare la nazione con le sue sfere pubbliche molteplici. Sarà un atto non meno decisivo della caduta del Muro, e anche qui varrà quel che Gorbaciov disse al cieco regime comunista tedesco, nell’ottobre ’89: “Chi arriva in ritardo, la vita lo punirà”».
Ecco, stavolta dovremmo cercare di non arrivare in ritardo. Non c’è dubbio che l’iniziativa dei progressisti ha bisogno di una dimensione globale, specie se le cause della crisi sono quelle di cui oggi parlano tutti: eccesso di disuguaglianza, eccesso di debito in Usa, eccesso di risparmio (pubblico) in Cina, assenza di sedi per quel governo mondiale in grado di riassorbire gli squilibri, ecc. Il guaio è che in Europa non abbiamo saputo approfittare della fase positiva del processo di unificazione (quella della nascita dell’Euro) per costituire veri partiti europei (non lo è il Ppe, un vero partito europeo, e meno ancora il Pse). E dobbiamo ancora fare i conti col perdurare di una chiusura degli orizzonti politico-culturali dei diversi centrosinistra nella dimensione nazionale. Perciò non sarebbe male se adesso il centrosinistra europeo riuscisse a mettersi in moto per produrre le necessarie innovazioni politico-organizzative approfittando della leadership globale di Obama. Anche perché c’è il rischio che il centrosinistra europeo finisca per contribuire, col suo immobilismo, proprio all’indebolimento di questa leadership. Aggiungo che, nel nostro piccolo, il centrosinistra italiano potrà affrontare la sua crisi solo se sarà capace di immaginare se stesso come componente nazionale di questo (nuovo) movimento politico globale, portatore di una sua precisa «visione» sui nuovi problemi del mondo.















elezioni
concordo, probabilmente i temi che hai posto saranno affrontati dal nostro partito, dai nostri candidati, magari in vista delle elezioni europee.......