L'Europa e il Crocifisso
La sentenza della Corte dei diritti dell’Uomo che dà ragione a un cittadino, non cattolico, il quale non ritiene giusto che i suoi figli debbano frequentare le scuole dove è obbligatorio esporre il crocifisso, è davvero così scandalosa? Se lo è chiesto ieri Emanuele Macaluso. «A leggere i giornali di oggi – ha scritto Macaluso (www.leragioni.it, 4 novembre 2009) - sembra che la Corte abbia violato i sacri confini della patria con un esercito dedito a demolire chiese e crocifissi. Ridicolo. La verità è che l’errore non è nella sentenza che ricorda un principio di libertà e uguaglianza dei cittadini europei di qualunque fede o di nessuna fede religiosa. L’errore sta nel fatto che nell’Italia papalina e ipocrita da gran tempo il crocifisso è stato imposto nelle scuole e nei tribunali. Capisco che oggi toglierli può apparire, anche se non lo è, un’offesa ai cattolici praticanti, comunque a una parte di loro, e uno sgarbo alla Chiesa cattolica, al Vaticano. E allora si parli di opportunità di discutere il problema che c’è, con serietà, serenità e rispetto di tutti. Anche di chi si è rivolto alla Corte di giustizia europea».
Partiamo da qui. Da un diritto. Il diritto di Sami Albertin e della sua famiglia. Come nasce la sentenza? La sentenza (una decisione che si articola lungo 70 punti) muove da un esposto fatto nel 2002 da una famiglia italo-finlandese che ha contestato la presenza di un simbolo religioso confessionale in un’aula scolastica statale. La sentenza, emessa da una Camera della Corte dei diritti dell’Uomo, ha dato ragione a questa famiglia e torto allo Stato italiano. Ora l’Italia (nello specifico il ministero dell’Istruzione) potrà ricorrere (e ha detto che lo farà): il giudizio di secondo grado (che è anche quello definitivo) spetta alla Gran Camera, composta da 17 membri.
Restano però da chiarire ancora un paio di cose. In primo luogo, l’Europa, cioè l’Unione europea, non c’entra nulla. La sentenza non rappresenta l’Europa e non è neppure una diretta «conseguenza della pavidità dei governanti europei, che si sono rifiutati di menzionare le radici cristiane nella Costituzione europea», come ritiene Casini. La Corte dei diritti dell’Uomo è un’istituzione del Consiglio d’Europa (al quale aderiscono oggi 47 Stati, tra cui la Turchia, che hanno firmato la Convenzione sui diritti dell’uomo) che non bisogna confondere con l’Unione europea. Il Consiglio d’Europa (che esiste dal 1949) si è dotato di una apposita Corte (costituita da un membro per ciascun stato e che funziona come un vero tribunale) per dirimere tutte le violazioni di questi diritti. Opera dunque in base alla Convenzione per i diritti dell’Uomo e non in base alla legislazione della Ue che in materia non esiste.
Non c’è neppure – in secondo luogo – una legge della Repubblica italiana che impone la presenza del Crocifisso a scuola. Da qui la complicazione di questa materia. Se ci fosse una legge, questa potrebbe essere impugnata davanti alla Corte costituzionale, senza la necessità di ricorrere alla Corte europea. Ma in realtà, il Crocifisso è presente nelle scuole italiane solo in ragione di un regolamento amministrativo (cioè interno al ministero dell’Istruzione) e relativo all’arredo (per capirci, oltre ai banchi, alle sedie, alle lavagne in un’aula scolastica deve esserci anche il Crocifisso). Al punto che la Corte costituzionale nel 2004 ha ritenuto di non doversi esprimere nel merito proprio perché si trattava di «materia regolamentare», cioè di normale gestione scolastica. Inoltre non c’entra nulla neppure il Concordato. Il regolamento (la prima norma è del 1857 con specificazioni ulteriori nel 1927) è precedente al Concordato del ’29 e quindi non è stato toccato neppure in sede di revisione nel 1984.
Insomma, la sentenza andrebbe letta (e ovviamente discussa) per ciò che essa è, e cioè, come ha scritto Stefano Amadeo (Il Piccolo, 5 novembre 2009), «una censura limitata al campo dell’educazione pubblica obbligatoria, dove il senso critico degli allievi è ancora in via di formazione». Curioso che debba ricordarcelo un giudice straniero.















Articolo Em.Ma del 4 Novembre
Il link all'articolo di Emanuele Macaluso è il seguente: http://www.leragioni.it/2009/11/04/em-mail-crocifisso-imposto-da-un%E2%80%99italia-papalina/
Ringraziamo per la citazione!
Saluti