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19/04/2009

La Russia, la crisi e l'Unione europea

Dal 20 al 23 aprile mi recherò a Mosca con una delegazione della Commissione esteri della Camera dei Deputati. Nel corso della missione in Russia incontreremo la Commissione affari esteri ed il presidente della Duma di Stato, il Ministro degli esteri della Federazione russa e un gruppo di imprenditori italiani. La Russia in questi anni è tornata ad imporsi sulla scena politica internazionale come un attore di prima grandezza. Un ritorno dovuto soprattutto a una sostenuta crescita economica basata sugli alti prezzi dei prodotti energetici, dei quali la Russia (primo produttore mondiale di gas naturale e secondo produttore di petrolio) è tra i maggiori esportatori a livello mondiale. Non mancano gli aspetti negativi: dalla brutale repressione in Cecenia alla limitazione della libertà politica e di espressione, dalla crescente assertività in aree ritenute di fondamentale interesse strategico (in modo particolare nel Caucaso, come è avvenuto nel caso della guerra russo-georgiana dell’agosto scorso) all’uso della leva energetica (come si è visto in occasione del ripetersi della crisi russo-ucraina) per esercitare pressioni politiche sull’Europa.

Sulla scia di questi fenomeni si parlato della possibilità di una nuova «guerra fredda» (una guerra non soltanto strategica e politica ma anche economica) tra Occidente e Russia. Di fronte a tale eventualità, l’Unione europea dovrebbe individuare nei confronti di Mosca un atteggiamento che eviti tanto una pregiudiziale ostilità, quanto la tentazione del «business as usual». E’ necessario invece, come suggerisce l’ISPI, definire una strategia coerente in grado di stabilire con la Russia (senza per questo venir meno ai principi politici europei) un rapporto concreto e consapevole delle dinamiche reali di questo paese, secondo una logica di mutuo beneficio tra le parti. La collaborazione tra Russia e Occidente è resa ancora più necessaria dalla crisi globale che stiamo attraversando e dalla forte interdipendenza tra le economie. La crisi globale ha bruscamente interrotto il più lungo periodo di espansione della storia russa e gli effetti della recessione rischiano di essere per la Russia di particolare gravità a causa della forte flessione del prezzo del petrolio e dei modesti risultati sinora ottenuti nella modernizzazione e diversificazione del sistema produttivo tuttora fortemente dipendente dalle risorse energetiche. Una prolungata crisi economica potrebbe infatti pregiudicare non solo la posizione internazionale della Russia ma anche la sua stabilità interna. Tanto che la durata e la gravità della crisi saranno un «banco di prova» per il tandem Putin-Medvedev.

Una politica europea coesa e razionale nei confronti della Russia in questo momento è fondamentale. La Ue e l’Occidente dovrebbero abbandonare l’atteggiamento conflittuale e antagonistico nei confronti della Russia, che si rivela controproducente sotto tutti i profili in quanto accresce la sensazione russa di minaccia e accerchiamento e contribuisce a influenzare negativamente le politiche interne ed esterne. Il contributo dell’Italia può essere importante. Il fatto che l’Italia non abbia alcun contenzioso storico con Mosca (insieme alla dipendenza energetica del nostro paese) ha fatto sì che con la Russia si instaurassero non solo forti legami economici, ma anche positivi rapporti politici. Nei confronti di Mosca tra i membri della Nato e dell’Unione europea ci sono ovviamente diverse sensibilità; e l’Italia potrebbe svolgere un ruolo di mediazione rilevante facendosi interprete di una linea politica equilibrata: consapevole delle legittime aspirazioni dei paesi dell’Europa orientale e del Caucaso, ma anche del fatto che, per l’Europa, Mosca costituisce un partner strategico fondamentale, le cui azioni possono essere a volte criticate, ma con quale è indispensabile trovare un rapporto di lunga durata stabile e produttivo. Un rapporto che, oltretutto, il clima internazionale che inizia a manifestarsi con la presidenza Obama può agevolare. Le relazioni con la Russia sono già migliorate e al congelamento dei missili americani in Polonia è subito seguito quello dei missili a Kaliningrad, oltre alla cruciale  ripresa di contatti per il disarmo e la non proliferazione.

Uno studioso come Parag Khanna ha scritto:«I giorni della superpotenza russa sono alle spalle. E’ il più grande petrostato del mondo, ma ha un’economia ancora inferiore a quella della Francia. E anche se, sulla carta, può diventare ricco, la sua politica non fa che confermare che una tale ricchezza non sarà prolungata. Oggi è la Ue a impedire che la Russia possa porre un veto perpetuo nei confronti dell’Occidente, ed è sempre la Ue che può far sì che la Russia si unisca all’Occidente, salvandola, in tal modo, da se stessa». Non sta scritto da nessuna parte che il rapporto tra Unione europea e Russia debba per forza essere antagonistico e assimilativo, può essere invece di complementarietà e cooperazione globale. E in questa prospettiva (e alla luce della presidenza italiana del G8) il nostro governo potrebbe farsi promotore di fori di contatto permanente, aperti alla partecipazione di tutti i paesi interessati,  nei quali affrontare con la Russia le principali questioni di confronto nelle sfere politiche, militari, economiche e culturali.

 

 

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