La manovra dopo i miglioramenti della Camera
Riporto una breve nota sui miglioramenti alla manovra dopo l'esame in commissione ed un vademecum di Marco Causi per la parte fiscale.
LA MANOVRA DOPO I MIGLIORAMENTI DELLA CAMERA
Pensioni
ü La principale correzione attuata dal Governo su invito di Parlamento e forze sociali in termini di equità è stata la conservazione del pieno adeguamento all’inflazione per i trattamenti pensionistici fino a tre volte la pensione minima. Il blocco dell’indicizzazione non riguarderà dunque gran parte dei pensionati e verrà compensata dal sacrificio richiesto a coloro che hanno rimpatriato capitali attraverso il cosiddetto “scudo fiscale”.
Inoltre sono state introdotte integrazioni e modifiche alle misure di riordino del sistema previdenziale per consentire un adeguamento più graduale alla nuova normativa. In particolare
ü Penalizzazioni: dimezzamento all’1 per cento per i primi due anni della penalizzazione per ogni anno anticipato nell’accesso al pensionamento rispetto all’età di 62 anni.
ü Deroghe: i beneficiari dei criteri attualmente in vigore a seguito di mobilità collettiva e individuale stipulati entro il 4 dicembre (anziché il 31 ottobre) verranno stabiliti con un decreto del Ministro entro 3 mesi sulla base delle risorse stabilite.
ü Nella logica di armonizzazione delle aliquote, si aumenta la percentuale di incremento delle aliquote contributive pensionistiche delle gestioni pensionistiche dei lavoratori artigiani e commercianti iscritti alle gestioni autonome dell'INPS, nella misura di 1,3 punti percentuali a partire dall’anno 2012 e di 0,45 punti percentuali per ogni anno successivo (0,3 per cento nel testo originario del decreto-legge), fino a raggiungere il livello del 24 per cento.
ü Attenuazione dello scalone per i lavoratori e le lavoratrici, in possesso di specifici requisiti, dipendenti del settore privato consistente nell’accesso al pensionamento con un’età anagrafica non inferiore a 64 anni. In particolare, tale regime opera nei confronti dei lavoratori che abbiano maturato un'anzianità contributiva di almeno 35 anni entro il 31 dicembre 2012, e delle lavoratrici che maturino entro il 31 dicembre 2012 un'anzianità contributiva di almeno 20 anni e conseguano alla stessa data un'età anagrafica di almeno 60 anni.
ü Pensioni d’oro: incremento al 15 per cento del contributo di solidarietà per la quota eccedente i 200.000 euro (dal 10 per cento previsto dal DL 78/2010).
IMU: incremento della detrazione sulla prima casa nella misura di 50 euro per ciascun figlio di età non superiore a 26 anni (dimorante abitualmente e residente anagraficamente) fino ad un importo complessivo non superiore a 400 euro (dai 200 euro per tutti del testo originario). In questo modo, è elevato il numero di proprietari che restano esenti dall’IMU nei prossimi due anni solo un quarto del maggior gettito sugli immobili graverà sulla prima casa.
ISEE. Le modalità di calcolo dell’indicatore della situazione economica equivalente vengono riviste in modo da: tenere maggiormente conto dei carichi familiari (in particolari dei figli successivi al secondo e i dei disabili a carico); rafforzare la rilevanza degli elementi di ricchezza patrimoniale della famiglia; differenziare l’indicatore per le diverse tipologie di prestazioni; rafforzare il sistema dei controlli; istituire una banca dati delle prestazioni sociali agevolate, condizionate all’ISEE, presso l’Inps.
Con la modifica nelle Commissioni l’una tantum sugli “scudati” diventa strutturale, dando luogo a un’imposta speciale annuale (che rappresenterà il prezzo per la prosecuzione dell’anonimato) del 13,5 per mille per il 2012, del 10 per mille nel 2013 e del 4 per mille dal 2014 sulle attività finanziarie oggetto di emersione.
Introduzione di una imposta del 10 per mille sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero dalle persone fisiche residenti nel territorio dello Stato.
L’imposta di bollo, già estesa a tutte le tipologie di attività finanziaria, dal 2013 diventa proporzionale con aliquota dello 0,15 per cento, dando origine ad un intervento sul patrimonio finanziario con elementi di progressività. Da tale imposta sono esclusi i conti correnti, sui quali continua ad essere applicato un bollo in cifra fissa, che anzi viene cancellato per quelli inferiori ai 5000 euro, al fine di non penalizzare i conti di piccolo importo e incoraggiare l’uso della moneta elettronica.
Imposta del 7,6 per mille sul valore degli immobili situati all’estero.
Costi della PA
ü Qualora la Commissione governativa per il livellamento retributivo Italia-Europa, non abbia provveduto entro i termini di legge (ossia entro il 31 dicembre 2011) alla individuazione della media dei trattamenti economici europei dei titolari di cariche elettive e di incarichi di vertice delle pubbliche amministrazioni, il Parlamento e il Governo, ciascuno nell’ambito delle proprie attribuzioni, adotteranno immediate iniziative per il conseguimento del livellamento remunerativo. Si fa, quindi, un passo indietro rispetto all'ipotesi che il provvedimento potesse essere contenuto in un provvedimento di urgenza del Governo. Si riconosce perciò che il problema non è di competenza dell'esecutivo.
ü Tetto agli stipendi dei dirigenti pubblici: sarà usato come parametro massimo lo stipendio del primo presidente della Corte di Cassazione e l'applicazione della norma terrà conto di tutte le somme cumulate da uno stesso soggetto, se provenienti da uno stesso organismo o da più enti, o se frutto di più incarichi nel corso dell'anno. Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri saranno stabilite le deroghe a questo tetto.
ü Stop ai doppi stipendi: i dipendenti di tutte le amministrazioni e tutti i magistrati ordinari amministrativi e contabili chiamati a svolgere altri incarichi presso gli uffici legislativi o i gabinetti dei ministeri nonché presso le autorità amministrative indipendenti, non percepiranno più il doppio stipendio ma solo il 25 per cento in più dello stipendio percepito per il ruolo di provenienza.
ü Province. Slitta al 31 dicembre 2012 il termine entro cui dovranno essere ridefinite le funzioni delle Province. Entro lo stesso termine saranno definite le modalità con cui i consigli comunali eleggeranno i componenti del Consiglio provinciale. Gli organi provinciali attuali resteranno in carica fino a scadenza naturale. Quelli che vanno in scadenza nel 2012 saranno commissariati.
ü Circoscrizioni di decentramento comunale. I consiglieri, i presidenti e gli assessori delle Circoscrizioni delle città con popolazione superiore a 250.000 abitanti manterranno le indennità o i gettoni di presenza.
Agevolazioni sulla riscossione dei tributi per chi è in difficoltà e sostituzione del sistema dell’aggio con meccanismo del rimborso dei costi fissi. In particolare:
ü proroga dei termini per beneficiare della rateizzazione dei debiti tributari e a razionalizzarne complessivamente la disciplina;
ü riassetto del sistema della remunerazione degli agenti della riscossione, sostituendo l’aggio previsto dalla legislazione vigente con un rimborso dei costi fissi risultanti dal bilancio certificato, garantendo comunque al contribuente oneri più bassi di quelli attualmente in vigore;
ü eliminazione dell’obbligo di prestazione di garanzia per accedere al beneficio della dilazione delle somme dovute a seguito di controllo automatizzato e controllo formale della dichiarazione, anche per le rateazioni in corso al 6 dicembre 2011;
ü facoltà per il debitore di vendere il bene pignorato o ipotecato con il consenso dell’agente della riscossione, al quale è versato interamente il corrispettivo della vendita. L’eccedenza del corrispettivo rispetto al debito è rimborsata al debitore.
Maggiori garanzie sui dati relativi alle movimentazioni dei rapporti di natura finanziaria: archiviazione nell’apposita sezione dell’Anagrafe tributaria, consultazione del Garante per la protezione dei dati personali, obbligo di comunicazione al fisco per informazioni strettamente necessarie ai fini dei controlli fiscali, adeguate misure di sicurezza, di natura tecnica ed organizzativa, per la trasmissione dei dati.
Limite all’utilizzo del contante a 1.000 euro
ü Elevata da 500 a 1.000 euro la soglia massima dei pagamenti per cassa e l’importo massimo degli emolumenti (stipendi, pensione, compensi comunque corrisposti dalla pubblica amministrazione) che possono essere erogati in denaro contante.
ü Al fine di incentivare l’accredito delle pensioni su conti correnti (anche presso le Poste) è stata introdotta l’esenzione dall’imposta di bollo per le fasce socialmente svantaggiate di clientela.
ü Posticipato al 31 marzo 2012 il termine entro il quale i libretti di deposito bancari o postali al portatore con saldo pari o superiore a 1.000 euro devono essere estinti.
ü La convenzione, da stipulare entro tre mesi, dovrà definire le caratteristiche di un conto corrente di base o di un conto di pagamento di base che le banche sono tenute ad offrire senza prevedere costi di gestione nonché l’ammontare degli importi delle commissioni da applicare sui prelievi con carta autorizzata tramite la rete degli sportelli automatici presso gli sportelli di una banca diversa da quella del proprietario della carta.
Il Governo dovrà adottare disposizioni volte a realizzare una compiuta liberalizzazione e un’efficiente regolazione nel settore dei trasporti e dell’accesso alle relative infrastrutture (la norma, nella formulazione originaria, non conteneva riferimenti alla regolazione né alle modalità di accesso alle infrastrutture). Inoltre, le condizioni di accesso eque e non discriminatorie devono essere garantite dall’Autorità indipendente anche alla mobilità urbana collegata a stazioni, aeroporti e porti.
VADEMECUM MANOVRA MONTI (solo parte fiscale)
Era necessaria una nuova manovra?
Era indispensabile per due motivi:
a) le manovre di luglio e di agosto avevano lasciato numerosi punti aperti. Soprattutto, le modalità effettive con cui coprire il previsto contributo di 4, 16, 20 miliardi rispettivamente nel 2012, 2013, 2014 a carico della delega fiscale e assistenziale, oltre a previsioni di gettiti connessi alle misure anti evasione abbastanza aleatorie. La debole coerenza interna delle manovre estive, oltre alla carenza di misure strutturali, sono alla base del crollo di fiducia nei confronti dell’Italia da parte delle autorità europee, insieme alla scarsa reputazione della precedente compagine governativa e del suo Presidente del Consiglio;
b) per effetto della minore crescita economica e del drammatico aumento dei tassi d’interesse, è stato necessario apportare un ulteriore aggiustamento pari a 1,3 punti di Pil.
Questa manovra è strutturale?
Indubbiamente sì, e infatti è percepita come molto dura e dolorosa. Dal lato fiscale vengono: introdotti nuovi tributi, come l’Imposta municipale propria; ampliate le basi imponibili; aumentate le aliquote di imposte esistenti, come Iva e accise. Dal lato delle spese il passaggio al sistema contributivo pro rata per tutti completa in modo definitivo la riforma pensionistica avviata nel 1995.
Basterà questa manovra, saranno utili i sacrifici?
La tempesta della crisi coinvolge l’intera area dell’Euro, e l’Italia in particolare per la fragilità connessa al suo elevato debito pubblico, accoppiata al fatto che cresciamo molto poco da ormai undici anni. Abbiamo anche un elevato deficit di bilancia corrente dei pagamenti (circa 50 miliardi all’anno di importazioni di beni e servizi superiori alle esportazioni). Per l’Italia è inevitabile (anche se l’Euro non esistesse) un aggiustamento che passi attraverso una fase di austerità e di riforme per la crescita. La crisi ha però messo in evidenza la fragilità dell’intera costruzione europea. Per avere una politica economica comune (ad esempio, sul fronte della stabilizzazione finanziaria) è necessario innanzitutto avere un vero coordinamento delle politiche fiscali e di bilancio all’interno dell’eurozona. Ci si sta arrivando con molta fatica e troppa lentezza, a causa di un governo inefficace della crisi da parte dell’asse franco-tedesco.
Le decisioni dell’ultimo vertice europeo tuttavia vanno nella giusta direzione, grazie anche alla nuova posizione assunta dall’Italia, che non è più nelle condizioni di subire, marginalizzata, le decisioni altrui, ma può esercitare con l’autorevolezza della nuova compagine governativa e del suo Presidente del Consiglio un ruolo di proposta e di mediazione. Va detto però che per l’Italia il rigore fiscale è condizione necessaria ma non sufficiente all’uscita dalla crisi. Occorre che l’Europa attivi altre due direttrici di politica economica: le misure per la stabilità finanziaria, in particolare per arginare la doppia crisi dei debiti sovrani e delle banche, e le misure per la crescita. Sul primo versante l’ultimo vertice europeo ha fatto qualche passo avanti, ma ancora non conclusivo. Sul secondo versante invece l’Europa è ancora ferma per colpa della prevalenza di approcci politici conservatori e di centro-destra. In ogni caso, non vanno sottovalutate le importanti misure assunte dalla BCE per garantire liquidità al sistema bancario.
E’ Monti che aumenta le tasse o le tasse sarebbero comunque aumentate?
Berlusconi e il centro-destra piangono lacrime di coccodrillo per l’aumento delle tasse. Ma la verità è che, senza questa manovra, sarebbe scattata in automatico la “clausola di salvaguardia” scritta nella manovra di luglio: un taglio di 4, 16 e 20 miliardi nel 2012, 2013 e 2014 tramite il taglio lineare dei regimi esistenti di agevolazione fiscale. La maggior parte di questi regimi va a vantaggio delle famiglie con redditi bassi e medio bassi, soprattutto tramite il meccanismo delle detrazioni Irpef (per lavoro, carichi familiari, sanità, istruzione, ecc.). Monti, allora, aumenta le tasse in modo certamente più equo di come le tasse sarebbero aumentate in base a quanto previsto dalle manovre estive. Per non parlare dell’impatto sociale che avrebbe avuto reperire, come pure era previsto, una parte di quelle risorse a carico della spesa assistenziale. La manovra Monti, invece, introduce una riforma dell’Isee che permetterà di selezionare con più efficacia ed equità l’accesso alle prestazioni sociali universalistiche, e finalizza i futuri risparmi al comparto della spesa sociale e assistenziale.
Perché solo più tasse, occorre anche ridurre la spesa!
La manovra aggredisce anche la spesa, in particolare quella per pensioni. Introduce alcune nuove regole importanti come messaggio politico (tetti alle retribuzioni dei dirigenti pubblici, regole per quelle dei manager delle aziende pubbliche, abolizione delle province), a cui si affiancano le riduzioni di spesa che dovranno essere fatte dagli organi costituzionali (Camere, Quirinale, ecc.). Non c’è dubbio però che:
a) va continuato con perseveranza e impegno il lavoro di contenimento della spesa pubblica corrente primaria (al netto degli interessi), attraverso i costi e i fabbisogni standard e le spending review;
b) va preso l’impegno che i proventi della lotta all’evasione (che questa manovra rafforza con alcune misure molto efficaci, come ad esempio la fine del segreto bancario ai fini fiscali) vadano nel corso del tempo impiegati per ridurre la pressione fiscale e non per inseguire la spesa.
Qualche tassa viene anche ridotta, per sostenere la crescita
Accanto alla parte “cattiva” della manovra fiscale, ce n’è anche una “buona”:
a) detassazione del capitale investito nel patrimonio d’impresa, una misura chiamata oggi Ace (“aiuto alla crescita economica”, ma la vera origine è nella formula inglese “allowance for corporate equity”), ma che in realtà somiglia molto alla Dit e alla super Dit introdotte dai governi dell’Ulivo nella legislatura 1996-2001 e poi abrogati da Tremonti;
b) deducibilità dall’Ires della componente Irap legata al costo del lavoro, con un vantaggio aggiuntivo per gli occupati giovani e donne;
c) stabilizzazione permanente delle misure di incentivo fiscale per gli interventi di efficientamento energetico e di ristrutturazione (deducibilità al 36 per cento), e mantenimento per un anno del 55 per cento per l’efficientamento energetico.
L’impianto della manovra è coerente con l’obiettivo a medio termine di spostare la tassazione dai fattori produttivi (lavoro, impresa) alle “cose”, cioè a consumi e patrimoni. Per quanto riguarda i consumi, va ricordato che l’aliquota effettiva media delle imposte sui consumi in Italia è inferiore del 4,4 per cento alla media dell’eurozona, anche per effetto dell’evasione.
Va notato che gli alleggerimenti fiscali sono solo dal lato delle imprese, e non delle persone fisiche. La scelta del governo è comprensibile, in una fase di acuta crisi produttiva: si cerca, soprattutto con la deducibilità della componente costo del lavoro, una misura che sostenga la competitività delle imprese e che riduca il cuneo fra retribuzioni e costo del lavoro (lo stesso aveva fatto nel 2007 il governo Prodi). E’ necessario allora ricordare che, se l’operazione di salvataggio dell’Italia avrà esito positivo, non appena possibile occorre mettere in piedi misure di riforma strutturale della tassazione sui redditi personali, con interventi prioritari sulla prima aliquota Irpef e sul sistema delle detrazioni per carichi familiari.
Imposte patrimoniali: più 16 miliardi
L’Italia è in penultima posizione fra i paesi Ocse per il peso delle imposte sul patrimonio, circa un punto di Pil in meno. La manovra introduce una rilevantissima (storica) correzione strutturale a questo dato, con un contributo delle nuove imposte patrimoniali pari a più di un punto di Pil. La correzione del sistema fiscale verso i patrimoni viaggia su cinque gambe, e la più importante è la nuova imposta municipale propria (Imu).
La nuova imposta municipale
L’Imu era già prevista dai decreti di attuazione del federalismo fiscale, ma viene anticipata al 2012 e ne viene estesa la base imponibile con l’ampliamento alla prima casa e l’aumento della valutazione delle rendite catastali. Per quanto riguarda l’estensione alla prima casa, l’ultimo decreto varato da Calderoli prevede un’imposta molto simile a carico anche delle prime case (una nuova Tarsu-Tia ancorata ai valori catastali come “imposta comunale sui servizi”). Lega e Pdl farebbero bene, quindi, a non stracciarsi le vesti. Anche loro si erano, in limine mortis, resi conto che non si può fare il federalismo fiscale senza dare una vera autonomia tributaria ai comuni, un elemento che il PD ha sempre sottolineato e che lo ha portato a contrastare e votare contro i decreti di attuazione del federalismo relativi ai comuni del precedente governo.
Monti ha affrontato la questione con una significativa discontinuità e ha rafforzato l’autonomia tributaria dei comuni. Oltre all’Imu nasce il tributo comunale sui rifiuti e sui servizi, anch’esso legato ai valori catastali. Su questi tributi i comuni potranno esercitare un ampio margine di flessibilità tramite la variazione delle aliquote: l’Imu sulla prima casa ha un’aliquota base del 4 per mille (la vecchia Ici prima casa aveva un’aliquota media superiore al 5 per mille) e i comuni potranno variare del +/- 2 per mille; l’Imu ordinaria ha un’aliquota del 7,6 per mille, variabile nell’intervallo +/- 3 per mille; il tributo sui servizi concede ai comuni un contributo aggiuntivo alla vecchia Tarsu-Tia pari a 0,30 euro per metro quadrato e la facoltà di una maggiorazione fino a 0,40 euro.
Per ridurre l’impatto sociale della nuova Imu sulla prima casa è prevista una robusta detrazione di 200 euro, che aumenta per due anni di 50 euro per ogni figlio fino al massimo di 400 euro. Ai comuni viene attribuito il gettito dell’Imu sulle prime case e la metà dell’Imu ordinaria; l’altra metà va allo stato sotto forma di sovraimposta erariale. Andrà meglio messo a fuoco nei prossimi mesi il coordinamento di questa importante riforma con il funzionamento del fondo di riequilibrio e del fondo perequativo destinati ai comuni in attuazione del federalismo fiscale.
Alcuni punti critici restano aperti: la mancata differenziazione dell’Imu ordinaria a seconda che l’abitazione sia o meno locata (la riforma favorisce di fatto le abitazioni non locate al confronto con quelle locate, e questo non va bene); il sistema delle detrazioni, dove la detrazione fissata in modo rigido a livello nazionale contraddice la scelta di una più accentuata autonomia tributaria dei comuni (meglio sarebbe stato devolvere ai comuni la gestione delle detrazioni); l’assenza di proposte sulla questione dei soggetti esenti (no profit), alla luce dell’imminente pronunciamento comunitario (meglio sarebbe utilizzare l’introduzione sperimentale della nuova Imu per ampliare l’obbligo di dichiarazione a tutti i soggetti, compresi quelli esenti, per disporre almeno di una completa base informativa).
L’introduzione dell’Imu in condizioni di emergenza non ha consentito al governo di affrontare la questione del disegno tributario complessivo del federalismo. Ricordiamo che la proposta del PD prevede, nel momento in cui ai comuni sia assegnato un vero tributo proprio collegato alle basi imponibili immobiliari, l’abolizione dell’addizionale comunale Irpef. A regime, insomma, noi pensiamo che l’addizionale Irpef vada destinata alla flessibilità fiscale delle sole regioni, mentre l’Imu e il nuovo tributo rifiuti e servizi siano più che sufficienti per la flessibilità fiscale dei comuni. Anche a questo bisognerà pensare una volta terminata la fase più acuta della crisi.
Le altre quattro patrimoniali
Accanto all’Imu vengono introdotte, o riformate:
a) l’imposta di bollo sulla detenzione di attività finanziarie, che si applica sui conti correnti con più di 5 mila euro di giacenza e sulle altre forme di detenzione di titoli;
b) l’imposta sui beni di lusso (auto di lusso, imbarcazioni, aerei);
c) l’imposta di bollo speciale annuale sui capitali scudati, che viene resa permanente e diventa così una sorta di “imposta sull’anonimato”. Si tratta di una proposta che il PD aveva avanzato fin da agosto e che il governo Monti mette in campo, con una soluzione innovativa che la rende permanente e non una tantum
d) l’imposta personale sul valore degli immobili e delle attività finanziarie detenute all’estero.
Ma allora: c’è o no la patrimoniale?
Lo spostamento verso imposte patrimoniali è strutturale e rilevante. Si tratta di imposte patrimoniali reali (fatta esclusione per il punto d) della lista precedente) e non personali. Molti avevano sposato l’idea di un’imposta patrimoniale personale. Un’imposta simile (sulle “grandi ricchezze”) esiste in Francia, ma fornisce un gettito di poco più di un miliardo di euro. L’imposta patrimoniale personale è facilmente eludibile (e se lo è in Francia, figuriamoci in Italia) diversificando l’intestazione dei patrimoni, ad esempio fra i familiari oppure tramite società di comodo. Le imposte patrimoniali reali, peraltro, sono progressive “in sé”, poiché i patrimoni hanno una distribuzione più concentrata dei redditi. In Italia non c’è miglior indice della capacità contributiva della qualità e del pregio, e quindi del valore, della casa di abitazione. Deve restare tuttavia fermo il duplice obiettivo di: a) dotare l’amministrazione fiscale italiana di un’affidabile anagrafe dei patrimoni personali; b) mettere in campo finalmente una riforma degli estimi catastali, al cui interno oggi esistono troppe distorsioni e difformità che riducono il potenziale di progressività dell’Imu.
Lotta all’evasione: il bicchiere è pieno per ben più della metà
L’obbligo di comunicazione all’anagrafe tributaria da parte degli intermediari finanziari di tutte le movimentazioni sui conti correnti e sui conti titoli è una forte discontinuità. Quando in passato Visco aveva proposto di rendere noti i soli saldi di fine anno e le giacenze medie era stato tacciato di essere un pericoloso vampiro comunista. E’ rilevante anche la trasformazione in reato penale della trasmissione di atti o documento falsi, ovvero di dati e notizie non rispondenti al vero (in questo secondo caso, previa verifica dell’assenza di dolo). Così come l’obbligo di pagamenti elettronici sopra i mille euro e l’introduzione di conti corrente “di base” gratuiti. Viene poi introdotto un nuovo regime semplificato e agevolato per le ditte individuali, i professionisti e le microimprese, che prevede da un lato collegamento telematico e tracciabilità, dall’altro lato semplificazioni e agevolazioni.
Fra le misure di contrasto all’evasione su cui la discussione pubblica si è soffermata negli ultimi anni alcune mancano all’appello, come la trasmissione telematica dell’elenco clienti fornitori (ma la trasmissione telematica è già obbligatoria sopra 3.000 euro per le persone fisiche e sopra 3.600 euro per quelle giuridiche) e i conti correnti dedicati delle ditte individuali e dei professionisti. Tuttavia, con la tracciabilità a mille euro e la piena informazione sui movimenti bancari e finanziari, si tratta di assenze su cui il giudizio politico va attentamente ponderato. Piuttosto, è necessario approfondire le piste di lavoro suggerite dal gruppo di lavoro sull’evasione fiscale presieduto da Giovannini, in direzione da un lato delle normative utili al contrasto dell’evasione e delle frodi Iva e dall’altro lato di ulteriori aree in cui sperimentare il meccanismo del contrasto di interessi in aggiunta a quelle già vigenti. Ed è necessaria una grande attenzione alle modalità di organizzazione e di funzionamento dell’amministrazione finanziaria, che sarà messa nelle condizioni di gestire una grandissima massa di dati e di informazioni e dovrà imparare a utilizzarle con efficienza e accortezza.
A completamento della manovra fiscale, negli aggiustamenti apportati in Parlamento, è stata introdotta una significativa riforma delle attività di riscossione coattiva, con il superamento del sistema di remunerazione di Equitalia tramite l’aggio e il passaggio a un sistema basato sul ribaltamento dei costi, esattamente come avviene per la fornitura di qualsiasi servizio pubblico soggetto a tariffa piena. Vengono anche migliorate, a vantaggio dei contribuenti, le condizioni di dilazione dei pagamenti. Insomma: prove generali di quel fisco “più amico” che Monti ha messo fra le priorità dell’azione di governo.
Perché dobbiamo salvare le banche?
Si fa molta demagogia sulle misure (europee e italiane) per il contenimento della potenziale crisi bancaria. La manovra Monti contiene la garanzia statale sulle obbligazioni bancarie, nonché la nuova Ace, che indirettamente beneficerà gli aumenti di capitale a cui le banche italiane saranno chiamate a breve anche sulla base di (in parte discutibili) regolamentazioni europee. Su questo punto è necessario che una forza riformista e responsabile come il PD non dia spazio ad alcuna slabbratura populistica.
Non solo una crisi bancaria può avere effetti sociali devastanti (si pensi ai cittadini che hanno i loro soldi nei conti correnti oppure nei titoli emessi dalle banche), ma questi effetti sarebbero ancora più gravi in un paese come l’Italia, dove il principale canale di finanziamento delle imprese è quello bancario. Si tratta di una peculiarità italiana, dovuta alla piccola dimensione media d’impresa, oltre che alla scarsa innovazione finanziaria che contraddistingue il nostro paese. E tuttavia si tratta di un dato da cui non si può prescindere. In Italia le banche sono il principale finanziatore dell’attività d’impresa, e tramite questo canale hanno attratto a sostegno del sistema produttivo nazionale ingenti capitali, approvvigionandosi sui mercati interbancari europeo e internazionale.
Quando ci si lamenta della scarsa capacità di attrazione di capitali esteri in Italia si pensa ai canali di investimento diretto. Tramite il canale bancario, però, e quindi tramite un canale indiretto, sono stati centinaia e centinaia i miliardi di euro di capitali arrivati in Italia: il prosciugamento di quel canale metterebbe in poco tempo in ginocchio l’intero paese. E lo stesso avverrebbe se il nuovo “rischio paese” percepito sul debito sovrano si dovesse trasmettere per un periodo abbastanza lungo (ma basta qualche mese!) sui tassi d’interesse di mercato pagati dalle imprese. Piuttosto, è necessario che il governo, tramite gli strumenti già esistenti, messi in campo con i provvedimento anti-crisi del 2008, ed eventualmente innovandoli e migliorandoli, e la Banca d’Italia, tramite i poteri di vigilanza, esercitino un costante monitoraggio affinché le misure di sostegno al sistema bancario si trasmettano a vantaggio (ovvero a minor svantaggio) delle imprese.














