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21/03/2011

La guerra di Libia

Con la Risoluzione 1973 del consiglio di sicurezza dell’Onu, che autorizza l’intervento internazionale in Libia per proteggere i civili, è la prima volta che il mondo persegue un intervento umanitario nel 21 secolo. La risoluzione invoca «tutte le misure necessarie per proteggere i civili sotto la minaccia di attacco nel paese» e gli arerei militari della coalizione di volenterosi sono in volo per farla rispettare in concreto. Barack Obama ha spiegato la sua posizione in termini umanitari: se il mondo non intervenisse, ha detto «i valori democratici che propugniamo sarebbero violati. Inoltre, le parole della comunità internazionale risulterebbero vuote».

L’Italia (con molti se e molti ma) si è subito adeguata. Il ruolo italiano non è però secondario. Come ha messo in evidenza Alfonso Desiderio su Limes, il nostro paese per la sua posizione nel Mediterraneo, per i rapporti politici, economici, storici con quelle terre, ha un ruolo importantissimo. Senza contare che la crisi libica tocca tutti gli interessi nazionali italiani: energia, diritti umani e civili, economia e finanza, commercio, stabilità delle aree di confine, immigrazione, rapporti tra nord e sud del Mediterraneo ecc. In termini di instabilità dell’area, il nostro paese ne subirebbe le conseguenze anche nel caso di una lunga guerra civile o addirittura di uno scenario somalo con l’implosione dello stato libico. Ma sono in molti a chiedersi se basteranno gli attacchi aerei e i bombardamenti a piegare Gheddafi come avvenne per il Kosovo e il serbo Milosevic.  E sul sito di Foreign Policy gli esperti di politica internazionale si interrogano:«Does the world belong inside Libya's revolution?».

 

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