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28/09/2009

La Germania, il proporzionale e la Grosse Koalition

 

Mercoledì scorso, sul Riformista, Antonio Polito si è soffermato sulle elezioni tedesche ricavandone «un’interessante indicazione per il nostro dibattito politico». «La più grande democrazia europea - sostiene Polito - non sembra trovare scandaloso che siano gli elettori a formare la coalizione di governo con il loro voto, invece che acquistarla già confezionata prima del voto. In Italia, un simile scenario provocherebbe alte grida di tradimento del bipolarismo. In Germania la Merkel non deve dichiarare prima delle elezioni con chi si alleerà, deciderà dopo sulla base del risultato». Ma, secondo il direttore del Riformista, «l’aspetto più interessante e più carico di conseguenze del voto tedesco è un altro: la possibilità reale che dalle urne esca, per la seconda legislatura di fila, una Grande Coalizione tra Cdu e Spd, e cioè tra il partito di massa del centrodestra e il partito di massa del centrosinistra». Perché, afferma Polito, «la verità è che tra Spd e Cdu ci sono meno divergenze programmatiche che tra ognuno di quei due grandi partiti e i loro potenziali alleati. Comunque finiscano le elezioni, la convergenza al centro del bipolarismo tedesco appare dunque formidabile ed inedita e forse deve dire qualcosa al nostro disastrato bipolarismo».

Le cose in Germania sono andate diversamente. I tedeschi hanno promosso Angela Merkel ma non la Grosse Koalition. I socialdemocratici sono crollati al 23% (mai così in basso dal dopoguerra) e sembra profilarsi una coalizione tra Cdu e liberali. Ma il punto non è questo. Ovviamente, la Germania è solo un pretesto e il direttore del Riformista ha parlato alla nuora perché intenda la suocera. Del resto, Il Riformista non è l’unico a volere il ritorno al proporzionale e ai governi fatti e disfatti in Parlamento. Lo vogliono D’Alema e molti dei centristi del Pd, e non solo quelli di provenienza democristiana. Questo vorrebbe dire un ritorno al passato, l’abbandono del bipolarismo e dell’alternanza, e probabilmente, per il Pd,  l’abbandono della stessa ambizione di designare il presidente del Consiglio, nella speranza che l’Udc preferisca allearsi a sinistra invece che a destra. Il fatto è che D’Alema e gli altri sostenitori di un ritorno al passato, al proporzionale e a un’alleanza tra un Pd (indebolito) e un partito di centro (irrobustito), escludono che possa avvenire in futuro un mutamento nelle preferenze degli elettori («l’Italia - dicono - è un Paese sostanzialmente di destra») e ne tirano le conseguenze. Se le cose stanno così, l’unica strategia perseguibile è quella della creazione di un centro indipendente con il quale il Pd possa allearsi.

Sbaglierò, ma continuo a ritenere che sia un bene che i cittadini affermino pienamente la propria sovranità superando quella democrazia che affidava ai rappresentanti di fare e disfare i governi in Parlamento (oggi si tende a dimenticare la situazione di regime che ha caratterizzato la prima Repubblica e che aveva ben pochi casi analoghi tra i paesi democratici, al punto che lo Stato e i partiti di regime erano diventati una cosa sola, favorendo una confusione pericolosissima, una concezione patrimoniale, privatistica della cosa pubblica) e che si debba scommettere sulla nostra capacità di attrarre elettori e sul fatto che, in futuro, un mutamento di preferenze degli elettori possa avvenire. In discussione è dunque la funzione fondamentale del Pd, che è quella di guidare uno schieramento di centrosinistra in grado di progettare e realizzare il cambiamento di cui il paese ha bisogno. Con il Pd volevamo dar vita ad un soggetto politico capace finalmente di svolgere in Italia quella stessa funzione politica che, nei grandi paesi europei, svolgono i grandi partiti socialisti e laburisti. Il Pd è nato proprio per dare al centrosinistra quel grande partito riformista (che dovunque in Europa fornisce alla coalizione la base della cultura politico programmatica, la leadership, due terzi del consenso elettorale necessario, la capacità espansiva verso lo schieramento avversario) la cui assenza è stata alla base di due ripetuti collassi politici: nel 1998 e nel 2008.

La domanda è molto semplice: ora dal Congresso si vuole far uscire un Pd rafforzato per svolgere questo ruolo o abbiamo cambiato idea?  E si vuole consolidare l’assetto emerso dal voto delle politiche (due coalizioni, ciascuna organizzata attorno a un grande partito) o si vuole superare questo assetto, perché non lo si ritiene «adatto» alle specifiche condizioni del nostro Paese? Quel che rende allettante la prospettiva di un ritorno al passato non è soltanto un calcolo (molto incerto) di convenienza elettorale, ma una cultura politica profondamente radicata tra ex comunisti ed ex democristiani, e non solo tra di essi. Ma non c’è niente da fare: per dare basi «solide» al nuovo partito serve una profonda innovazione della cultura politica dei riformisti. E visto quel che succede in Germania, non tocca solo ai democratici italiani l’assillo di chiedersi come adattare le loro idee al mondo di oggi, che cambia vorticosamente.  La piattaforma del Lingotto aveva rappresentato l’avvio di questo sforzo di cambiamento. Oggi serve più coerenza tra parole e fatti, non il ritorno alle vecchie certezze. Se tornassimo a fare il nostro vecchio mestiere (quello cioè di rappresentare e difendere minoranze) finiremmo per privare il Paese dell’unica risorsa politica di cui dispone per realizzare il cambiamento di cui ha bisogno.

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Vi faccio i miei complimenti. Ma come siamo ridotti.

Inviato da alex il 01:41, 02/10/2009

Salve. Ieri ho assistito al vostro intervento alla camera ed avete fatto le uniche cose che si potevano fare: - criticare l’anonimato e l’insignificante tassazione che hanno apportato; - elencare gl’ordini del giorno per migliorare il provvedimento; - il tutto lo avete fatto con compattezza, senza esaltazione e personalismi, avete cioè parlato di tutta l’Opposizione come l’unica parte che si è messa ad attaccare gl’interessi dei soliti noti ed a difesa degl’interessi dei cittadini e di questo il paese vi dovrebbe essere più riconoscente, anche gl’elettori di tutti gli altri partiti, compresi quelli della maggioranza e quelli non rappresentati in parlamento. Vi siete solo scordati di ricordare alla maggioranza di cosa è costretto il paese a sopportare per far contento Berlusconi & Co. Grazie.