La Germania, il proporzionale e la Grosse Koalition
Mercoledì scorso, sul Riformista,
Antonio Polito si è soffermato sulle elezioni tedesche ricavandone «un’interessante
indicazione per il nostro dibattito politico». «La più grande democrazia
europea - sostiene Polito - non sembra trovare scandaloso che siano gli
elettori a formare la coalizione di governo con il loro voto, invece che
acquistarla già confezionata prima del voto. In Italia, un simile scenario
provocherebbe alte grida di tradimento del bipolarismo. In Germania la Merkel
non deve dichiarare prima delle elezioni con chi si alleerà, deciderà dopo
sulla base del risultato». Ma, secondo il direttore del Riformista, «l’aspetto più interessante e più carico di conseguenze
del voto tedesco è un altro: la possibilità reale che dalle urne esca, per la
seconda legislatura di fila, una Grande Coalizione tra Cdu e Spd, e cioè tra il
partito di massa del centrodestra e il partito di massa del centrosinistra».
Perché, afferma Polito, «la verità è che tra Spd e Cdu ci sono meno divergenze
programmatiche che tra ognuno di quei due grandi partiti e i loro potenziali
alleati. Comunque finiscano le elezioni, la convergenza al centro del
bipolarismo tedesco appare dunque formidabile ed inedita e forse deve dire
qualcosa al nostro disastrato bipolarismo». Le cose in Germania sono andate diversamente. I tedeschi
hanno promosso Angela Merkel ma non la Grosse
Koalition. I socialdemocratici sono crollati al 23% (mai così in basso dal
dopoguerra) e sembra profilarsi una coalizione tra Cdu e liberali. Ma il punto
non è questo. Ovviamente, la Germania è solo un pretesto e il direttore del Riformista ha parlato alla nuora perché intenda
la suocera. Del resto, Il Riformista
non è l’unico a volere il ritorno al proporzionale e ai governi fatti e
disfatti in Parlamento. Lo vogliono D’Alema e molti dei centristi del Pd, e non
solo quelli di provenienza democristiana. Questo vorrebbe dire un ritorno al passato,
l’abbandono del bipolarismo e dell’alternanza, e probabilmente, per il Pd, l’abbandono della stessa ambizione di
designare il presidente del Consiglio, nella speranza che l’Udc preferisca
allearsi a sinistra invece che a destra. Il fatto è che D’Alema e gli altri sostenitori
di un ritorno al passato, al proporzionale e a un’alleanza tra un Pd
(indebolito) e un partito di centro (irrobustito), escludono che possa avvenire
in futuro un mutamento nelle preferenze degli elettori («l’Italia - dicono - è
un Paese sostanzialmente di destra») e ne tirano le conseguenze. Se le cose
stanno così, l’unica strategia perseguibile è quella della creazione di un
centro indipendente con il quale il Pd possa allearsi. Sbaglierò, ma continuo a ritenere che sia un bene che i
cittadini affermino pienamente la propria sovranità superando quella democrazia
che affidava ai rappresentanti di fare e disfare i governi in Parlamento (oggi
si tende a dimenticare la situazione di regime che ha caratterizzato la prima
Repubblica e che aveva ben pochi casi analoghi tra i paesi democratici, al
punto che lo Stato e i partiti di regime erano diventati una cosa sola,
favorendo una confusione pericolosissima, una concezione patrimoniale,
privatistica della cosa pubblica) e che si debba scommettere sulla nostra
capacità di attrarre elettori e sul fatto che, in futuro, un mutamento di
preferenze degli elettori possa avvenire. In discussione è dunque la funzione fondamentale del Pd, che
è quella di guidare uno schieramento di centrosinistra in grado di progettare e
realizzare il cambiamento di cui il paese ha bisogno. Con il Pd volevamo dar vita ad un soggetto politico capace finalmente di svolgere in Italia quella stessa funzione politica che, nei grandi paesi europei, svolgono i grandi partiti socialisti e laburisti. Il Pd è nato proprio per dare al
centrosinistra quel grande partito riformista (che dovunque in Europa fornisce
alla coalizione la base della cultura politico programmatica, la leadership,
due terzi del consenso elettorale necessario, la capacità espansiva verso lo
schieramento avversario) la cui assenza è stata alla base di due ripetuti
collassi politici: nel 1998 e nel 2008.















Vi faccio i miei complimenti. Ma come siamo ridotti.
Salve. Ieri ho assistito al vostro intervento alla camera ed avete fatto le uniche cose che si potevano fare: - criticare l’anonimato e l’insignificante tassazione che hanno apportato; - elencare gl’ordini del giorno per migliorare il provvedimento; - il tutto lo avete fatto con compattezza, senza esaltazione e personalismi, avete cioè parlato di tutta l’Opposizione come l’unica parte che si è messa ad attaccare gl’interessi dei soliti noti ed a difesa degl’interessi dei cittadini e di questo il paese vi dovrebbe essere più riconoscente, anche gl’elettori di tutti gli altri partiti, compresi quelli della maggioranza e quelli non rappresentati in parlamento. Vi siete solo scordati di ricordare alla maggioranza di cosa è costretto il paese a sopportare per far contento Berlusconi & Co. Grazie.