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07/03/2010

Il trucco c’è e si vede

Napolitano dal sito del Quirinale ha risposto a due cittadini sulla firma del decreto:« Non era sostenibile che potessero non parteciparvi nella più grande regione italiana il candidato presidente e la lista del maggior partito politico di governo, per gli errori nella presentazione della lista contestati dall’ufficio competente costituito presso la corte d’appello di Milano».

Resta il fatto che, come ha detto Bersani, «il trucco c’è e si vede». E, pur senza esasperazioni verbali, l’opposizione dovrà farsi sentire ad altissima voce, senza sconti per nessuno.

Quel che davvero colpisce - ne parla oggi Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera - è che nessuno nel Pdl abbia ancora «sentito bisogno di chiedere scusa agli italiani per il pasticcio creato, per la fibrillazione in cui è stato gettato l’intero dibattito politico, e per avere costretto alla fine il Presidente della Repubblica ad avallare un orribile decreto tappabuchi pur di non privare di qualunque significato politico il prossimo appuntamento elettorale e di non lasciar precipitare nel ridicolo l’immagine del Paese più di quanto già ci sia». E, aggiunge Galli della Loggia, ciò che è «inammissibile» nell’ideologia del Pdl e del suo capo «è l’idea che il consenso elettorale sia tutto, che esso debba mettere a tacere qualunque obiezione, che solo esso conti in democrazia». Anche perché le conseguenze pratiche sono micidiali.  Nasce da qui il «senso di onnipotenza», la «arroganza nei comportamenti» e la «altezzosa insofferenza verso qualunque critica». Senza contare che se conta solo la vittoria elettorale e «il carisma berlusconiano basta a vincere le elezioni, allora è fatale che la qualità degli uomini, il merito e l’onesta non contino niente».

Le convulse vicende di questi giorni, gli scandali e gli episodi delle ultime settimane hanno finito per influire negativamente sul grado di popolarità del governo, facendolo calare ancora. Tuttavia l’esodo dal centrodestra non premia l’opposizione, ma finisce solamente per ingrossare le fila dell’astensionismo. Perché oggi chi è dall’altra parte della barricata non è credibile agli occhi dell’opinione pubblica e gli italiani non considerano l’opposizione come una reale alternativa al governo berlusconiano. Da qui il rischio che emerga un clima di sfiducia generalizzata verso la politica e le istituzioni. Poiché, come osserva oggi Mannheimer, «è l’intero sistema che appare sempre più fragile e messo sotto accusa da strati crescenti di cittadini».

E’ su questo che dobbiamo lavorare ancora.  Specie se si considera che le cose potrebbero andare meglio del previsto. Secondo il sito termometropolitico.it, che fa una media delle diverse rilevazioni statistiche, il centrosinistra oggi finirebbe col vincere con un pesante 8 a 5, risultato quasi impensabile solo qualche tempo fa.

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