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21/07/2011

Il nostro voto compatto

Discussione di una domanda di autorizzazione a eseguire la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti del deputato Papa (Doc. IV, n. 18-A).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maran. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO MARAN. Signor Presidente, onorevoli colleghi, dobbiamo decidere esclusivamente se nella domanda di autorizzazione ad eseguire la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti dell'onorevole Papa, oggi all'attenzione dell'Assemblea, vi siano o meno elementi per ravvisare l'esistenza di un intento persecutorio nei confronti del deputato. Dico subito che in questa circostanza tali elementi non ci sono. Emergono, invece, condotte gravissime: l'uso spregiudicato di ruoli e funzioni teso a ricavare denaro ed altra utilità, in contrasto con l'etica pubblica e con il ruolo di magistrato che l'onorevole Papa ha rivestito.
L'onorevole Papa ha fornito alla Giunta una ricostruzione della vicenda tutta incentrata su pretese inimicizie della procura di Napoli derivanti dalla sua vicinanza alla figura del dottor Cordova, ipotizzando una vendetta della magistratura per fatti risalenti a dieci anni fa, ma non ha fornito nessun elemento concreto idoneo a smentire gli addebiti che gli sono stati mossi. Senza contare che il ruolo che l'onorevole Papa sostiene di aver svolto a quel tempo e le inimicizie dei dottori Woodcock e Curcio nei confronti del dottor Cordova - e indirettamente nei suoi stessi confronti - sono smentiti dalla delibera del CSM di trasferimento d'ufficio del dottor Cordova nel 2003, nella quale è riportato l'intero iter della vicenda, incluso il nome dei soggetti auditi.
All'epoca dei fatti il dottor Woodcock era un semplice uditore giudiziario. Non era una persona influente nell'ambito della procura di Napoli. Lo stesso onorevole Papa all'epoca era un giovane magistrato e il suo nome, assieme a quello di Woodcock e di Curcio, non è mai citato negli atti. Inoltre, la stessa incompatibilità d'ufficio del dottor Cordova, deliberata all'unanimità (lo ripeto: all'unanimità) dal CSM non dipendeva dalla lotta tra guelfi e ghibellini menzionata dall'onorevole Papa, ma a motivi oggettivi legati alla modalità di conduzione degli uffici della procura da parte dello stesso Cordova.
Non è neppure sostenibile, colleghi, che l'onorevole Papa sia un perseguitato in ragione della sua attività parlamentare, non di particolare rilievo, com’è stato rilevato. E, quel che più conta, l'onorevole Papa non ha offerto alcun elemento che potesse dimostrare che il GIP fosse mosso da un intento persecutorio nei suoi confronti. Ai fini della valutazione del fumus persecutionis, il nostro compito è proprio quello di valutare l'atteggiamento del giudice in sede di emissione dell'ordinanza. Gli atti d’investigazione condotti dalla procura di Napoli sono stati sottoposti all'attenzione di un giudice terzo, estraneo ai motivi del contrasto interni alla procura e non sembrano emergere né vizi di palese parzialità, né di inconsistenza della motivazione. Oltretutto, l'ordinanza del GIP si discosta in alcuni punti proprio dalle richieste del pubblico ministero: egli ha escluso la rilevanza delle intercettazioni riferite all'utenza dell'onorevole Papa e ha disposto l'applicazione della misura cautelare in relazione soltanto a 8 contestazioni sulle 20 proposte dalla pubblica accusa. Il GIP, cioè, ha svolto appieno le funzioni di giudice terzo ed imparziale.
Da questi elementi si ricava l'insussistenza del fumus persecutionis e anche la proporzionalità della misura cautelare richiesta. I reati di corruzione, concussione ed estorsione - cui si aggiunge il rischio di inquinamento probatorio, adeguatamente motivato nell'ordinanza - appaiono legittimare la richiesta di questa misura, peraltro avanzata anche nei confronti degli altri coindagati. Infine, se l'onorevole Papa si ritiene colpito ingiustamente da un provvedimento che dispone l'applicazione di una misura cautelare nei suoi confronti, perché non si è rivolto al giudice del riesame, dove potrebbe far valere i propri argomenti?
Ma c'è dell'altro: le difficoltà politiche. Le divisioni della maggioranza sono sotto gli occhi di tutti. Per questo l'onorevole Sisto ha cercato di accostare strumentalmente la vicenda al caso Margiotta. Ma allora la Giunta votò all'unanimità per il diniego, data l'inconsistenza del compendio indiziario, comprovata in sede giurisdizionale. Non tutti i casi sono uguali. Ci sono state in questo caso differenze procedurali e di sostanza. Ma io aggiungo che non tutti i partiti sono uguali. Per questo c'è ora chi, per cercare di tirare fuori dai guai il Premier, chiede il voto segreto. Per questo la Lega ha annunciato che voterà sì all'autorizzazione ma lascerà libertà di voto. Un bizantinismo, che nasconde le fratture nel Carroccio e le contraddizioni di Bossi che in tre giorni ha detto tre cose diverse per accontentare Berlusconi.
Colleghi della Lega, non nascondetevi dietro il voto segreto. Ne è passato di tempo da quando nella seduta del 29 aprile 1993 si discuteva la domanda di autorizzazione a procedere nei confronti di Bettino Craxi. Luigi Rossi, in quel tempo deputato della Lega, proclamava: «Noi della Lega, con le mani pulite, in quest'epoca rigurgitante di malfattori di ogni calibro, possediamo e rivendichiamo il diritto di essere giudici e accusatori implacabili». E terminava citando alcune delle parole pronunciate da Cicerone alla fine del suo atto di accusa contro Catilina: «Non si può, per un uomo, mettere in pericolo la Repubblica».
È passato molto tempo, la Lega è cambiata ma il rischio oggi è lo stesso, di mettere, per un uomo, in pericolo la Repubblica (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). A differenza di allora, quando la Lega esponeva il cappio in Parlamento, non vi è da parte nostra nessun compiacimento nell'erogare una misura detentiva. Privare un cittadino della libertà è sempre difficile, a prescindere dalle motivazioni e dalla loro solidità. Ma se si fosse trattato di una persona comune e non di un membro del Parlamento, questa sarebbe già ristretta in carcere come, d'altronde, lo sono i coimputati (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Colleghi, lo statuto giuridico particolare dei parlamentari non può costituire un irragionevole e ingiustificato privilegio, ma deve proteggere il corretto e libero esercizio della funzione legislativa da interferenze indebite provenienti dagli altri poteri e, in particolare, da quello esecutivo. Ma deve, comunque, convivere con altri principi di rilevanza costituzionale come, in particolare, quello dell'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, disciplinato dall'articolo 3 della Costituzione. Non può diventare e nemmeno essere percepito come un mero retaggio di un passato ormai lontano, oggi capace soltanto di rappresentare un ostacolo alla piena realizzazione del principio di uguaglianza di tutti i cittadini. Se si ritiene che vi sia un uso eccessivo della custodia cautelare, questo va affrontato in sede legislativa, con una misura per tutti e non soltanto per alcuni (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). La gente sospetta e intuisce - qualche volta a torto e spesso a ragione - che il gioco sia truccato e che a vincere siano sempre gli stessi. Vi è sete di giustizia. Troppo spesso, in questi anni, i valori di equità, rigore e trasparenza, in cui si riconosce una società, sono stati negati da comportamenti che sempre più frequentemente hanno mortificato l'interesse generale, il senso comune di appartenenza, la coesione sociale, il rispetto della legalità e l'uguaglianza dei cittadini. È questa la radice del diffuso malcontento e disagio popolare che oggi si manifesta in modo clamoroso, tanto più di fronte ai sacrifici che vengono richiesti agli italiani. Dobbiamo offrire un cambiamento sia nella politica sia nel modo di fare politica.
A nessuno sfugge - come ha detto ieri Piero Fassino - che su questi sentimenti di sincera indignazione di molti si sovrappone una campagna alimentata e cavalcata da chi teme un cambiamento nella guida del Paese e, per sbarrargli la strada, punta con brutalità sulla destabilizzazione e la delegittimazione dei poteri democratici a vantaggio di poteri assai più elitari, assai meno trasparenti quando non pericolosamente opachi. Ma il modo migliore per contrastare gli umori antipolitici non è quello di girare la testa dall'altra parte, ma è quello di mettersi in sintonia con il Paese, con le sue ansie, le sue paure, le sue speranze e le sue aspettative.
Certo, non celebriamo processi, ma spetta a noi dare corso a misure concrete, visibili ed efficaci, che restituiscano sobrietà, credibilità e autorevolezza a istituzioni che oggi appaiono a troppi cittadini distanti e insensibili. Il voto di oggi è una di queste misure e per questo serve un'assunzione chiara di responsabilità.
Mi rivolgo ai colleghi della Lega, all'onorevole Alfano. Non nascondetevi dietro il voto segreto. Al Senato, pochi minuti fa, il senatore Alberto Tedesco ha chiesto che il Senato si esprima con voto palese a favore del suo arresto, ripeto, in modo palese e a favore del suo arresto. Vi chiediamo di fare altrettanto.
Per queste ragioni il Partito Democratico voterà compatto per accogliere la domanda di autorizzazione a eseguire la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti dell'onorevole Papa (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Unione di Centro per il Terzo Polo, Italia dei Valori e Misto-Alleanza per l'Italia - Congratulazioni).

 

 

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