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27/06/2009

Il mio intervento in Direzione nazionale

La riunione della Direzione nazionale del Partito democratico si è svolta ieri a porte chiuse. Poiché ritengo che il riformismo sia anzitutto dire quello che si pensa e poi fare quello che si dice, riporto di seguito il mio intervento:

Accolgo volentieri l’invito di Franceschini alla franchezza. Non
sottovaluto i passi avanti di cui ha parlato nella sua introduzione. Ma
le idee e le strategie a confronto - sarà colpa dei giornali - sembrano
essere le stesse degli ultimi quindici anni. Ancora una volta, la sfida
sembra essere quella tra «continuisti» e «nuovisti». Con D’Alema ancora
nei panni del garante della solidità degli apparati di partito e
Veltroni che sta dalla parte del «nuovo».
Ma in questo modo il Pd rischia di perpetuare le oscillazioni, le
reticenze, gli sbagli che gli hanno fatto perdere il contatto con la
gente. Perché sia le vecchie certezze che vengono da un’altra storia
(una storia che ha fatto fallimento e che è morta e sepolta con la
prima repubblica), sia la retorica del «nuovo» (disastroso alla prova
dei fatti) non ci aiutano ad analizzare le ragioni della sconfitta, a
tenere i piedi nella realtà e a porci le domande su che cosa deve
essere oggi il Pd, su che cosa non ha funzionato e che cosa si deve
cambiare.

All’origine del nostri guai non ci sono il partito «liquido» o, come
è stato detto poco fa, le regole, lo statuto, le primarie. Sono le
tradizioni, le culture politiche, da cui è derivato il Pd che hanno
perso da tempo solidità e consistenza e che, ormai svuotate e prive di
presa sulla realtà, sono inadeguate a interpretare le domande del
paese. Ed è inadeguato un riformismo che non vuole pagare il prezzo
delle scelte che da tempo invoca. Devo ricordare la promessa di una
«rivoluzione liberale»? La crisi del partito è anzitutto il frutto di
un cambiamento molte volte promesso e molte volte rinviato e
contraddetto. Quel che è in discussione, dunque, è proprio la nostra
credibilità nel proporre e perseguire davvero politiche «nuove».  E
quindi il rapporto di fiducia tra classe dirigente del partito e i suoi
elettori. Gli esempi potrebbero essere moltissimi: scuola, università,
forze dell’ordine, giustizia,  producono pessimi risultati nonostante
la spesa per abitante sia tra le più alte in Europa.
Ma la politica è l’arte di risolvere problemi di sostanza. Per
questo, stavolta ci dovremmo permettere una discussione che tenga i
piedi nella realtà e nei problemi di oggi. Perché ci vogliono teste
nuove e non solo facce nuove. In giro c’è troppa di gente che sembra
illudersi di poter scansare le scelte difficili e spesso scomode che
comportano necessariamente proprio quei principi che abbiamo (molte
volte) affermato, nella convinzione che la crisi economica destabilizzi
e rimescoli le alleanze politiche; che la crisi del berlusconismo sia
ormai prossima; che basti seppellire la «vocazione maggioritaria» e
tornare alle vaste alleanze del tempo che fu.  Fingendo di dimenticare,
ad esempio, a proposito del risultato delle amministrative, che negli
enti locali, da sedici anni, abbiamo introdotto l’elezione diretta del
sindaco e del presidente. E che l’alleanza di centrosinistra per quanto
larga, per quanto ampia ed eterogenea,  è coesa, credibile e stabile
proprio perché è organizzata attorno alla leadership. Non devo spiegare
a voi la differenza di sistema.

Il punto è che se si punta alla «vocazione maggioritaria», se si
punta cioè ad ampliare l’area del radicamento e del consenso, e non
solo ad allargare l’alleanza, bisogna mettere in discussione la propria
identità. Non c’è verso: per conquistare nuovi elettori, bisogna
liberarsi dei vecchi schemi ideologici e guardare la realtà senza
pregiudizi. Rimando, tanto per fare un esempio, alle cose dette da
Fassino sul Corriere, non molto tempo fa, a proposito di immigrazione.
In altre parole, bisogna cambiare. Come dappertutto ha cercato di fare
in questi anni (e tornerà a fare dopo la sconfitta) il centrosinistra e
la sinistra europea, ridefinendo la propria funzione e i tratti
essenziali del proprio programma: il rapporto tra Stato e mercato, l’
organizzazione dello Stato sociale, le relazioni con i sindacati e il
rapporto tra politica, singoli cittadini e società civile.

Il punto è proprio questo. Per il Pd è venuto il momento di
combattere quella battaglia culturale all’interno del proprio «mondo di
riferimento» che il centrosinistra italiano ha molte volte annunciato
(tutti ricordiamo appunto la promessa di una «rivoluzione liberale»),
ma differenza di quanto è accaduto (e accadrà di nuovo) negli altri
paesi europei, non ha mai saputo, potuto o voluto combattere. Ma si
passa da lì: solo in questo modo si può affermare una cultura politica
del primato dell’individuo, delle libertà, della cittadinanza e quella
attenzione «strutturalmente diversa» (per usare le parole di Paolo
Mieli) che merita il Nord. E cambiare in profondità significa mantenere
le parole che abbiamo detto in campagna elettorale e batterci perché le
riforme si facciano e non per bloccarle.
Faccio un solo esempio che riguarda, di proposito, il punto più caldo
della giustizia, quello del rapporto con la politica. Le garanzie di
indipendenza della nostra magistratura sono tra le più elevate nell’
ambito dei regimi democratici consolidati. Difatti, per trovare una
magistratura con prerogative simili bisogna considerare quella iraniana
(e ho detto tutto, direbbe Peppino). «In questo modo però – come
osserva studioso attento come Carlo Guarnieri - una larga fetta di
decisioni di politica criminale è stata sottratta al circuito della
responsabilità democratica. In linea di principio, non c’è alcuna
necessità che il pubblico ministero sia sottoposto alle direttive dell’
esecutivo, anche se questa (va detto) è la tradizione dell’Europa
continentale. Visto però il ruolo cruciale che il pubblico ministero
svolge nel processo penale, qualche forma di responsabilità deve pur
esserci, se non altro per verificare il modo con cui esercita la
discrezionalità di cui inevitabilmente dispone».
Bisogna allora prendere il toro per le corna, perché in mancanza di
soluzioni che permettano di affrontare la questione della
responsabilità, la proposta della Lega (l’elezione popolare dei
pubblici ministeri, sul modello del prosecutor di alcuni Stati degli
Usa) rischia di farsi strada, com’è capitato col federalismo che gli
italiani hanno abbracciato per disperazione, perché non c’era verso di
riformare la pubblica amministrazione. E rischia di farsi strada
perché, come sanno tutti i ragazzini che hanno visto l’Uomo Ragno, «da
grandi poteri derivano grandi responsabilità». Non dico che la
soluzione giusta sia quella della Lega. Ci possono essere diverse
soluzioni. Ma, come spesso accade con la Lega, è giusta la domanda. E
se non cominciamo a porci le domande giuste, le risposte appropriate
faticheranno ad arrivare. Il punto è sempre lo stesso. Come ammoniva
Popper, dobbiamo di norma aspettarci di avere i leader peggiori e
soltanto sperare di avere i migliori. E la domanda che dobbiamo porci
anche stavolta è «come possiamo organizzare le istituzioni in modo da
impedire che governanti (o magistrati) cattivi o incompetenti facciano
troppi danni?». E’ questa la domanda sottesa alla società aperta.

Una domanda che, a proposito di crisi della socialdemocrazia, i
laburisti si pongono da un pezzo.  Al punto che Richard Crossman, nei
primi anni ’50, sosteneva che se il socialismo doveva riscoprire una
missione allora questa stava nell’«impedire che la responsabilità
burocratica degeneri in privilegio» e che lo «scopo supremo del
socialismo» non doveva consistere nella ricerca della felicità né nel
perseguimento fine a sé stesso dell’efficienza, ma nel «potenziamento
della libertà».
Non siamo «oltre», rispetto al socialismo europeo, siamo ancora molto
al di qua. E l’unico modo per tornare a parlare al paese è quello
mantenere quella promessa che abbiamo fatto molte volte e molte volte
contraddetto. Cominciando con l’appendere, come Lutero, le nostre tesi
sul portale della chiesa del castello di Wittenberg. Ne ha bisogno il
Paese. Se non lo faranno i due candidati in campo, lo farà qualcun
altro. Se non lo farà il Partito democratico, lo farà qualche altro
partito.

Azioni sul documento

giusto!

Inviato da Luca V. il 28/06/2009 15:56

giusto, anzi giustissimo. il problema, purtroppo, è che chi viene da DC e PCI, salvo rari casi, per quanti sforzi possa aver fatto di rielaborare la propria storia politica, non potrà mai guidare in Italia una "rivoluzione liberale", perchè non ha tra le sue corde culturali la "società aperta" di Popper. il liberalismo europeo non ha mai avuto cittadinanza in italia... speriamo in un terzo candidato, purchè abbia una cultura "terza".

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Inviato da Laura Famulari il 28/06/2009 16:54

Mi trovo seriamente in imbarazzo anch'io in quella che sembra essere la contrapposizione tra nuovisti e continuisti e condivido l'assioma che a facce nuove debbano corrispondere teste nuove. Non vorrei accontentarmi però, vorrei poter sperare ancora nei/nel migliore. Mi fa piacere che tu ne parli perché in genere non lo fa più nessuno e quando ci si confronta su chi sostenere si parla sempre di colui che potrebbe essere in grado di rappresentare megliol'anima del Pd. Mi va benissimo che si parta dal contenuto, dal progetto, dal programma (la rivoluzione liberale mi pare ancora davvero un sogno) sulla base del quale fare le proprie scelta, ma mi piacerebbe sinceramente che colui che mi/ci rappresentera' abbia anche le carte in regola per poter essere il miglior segretario, essere leader significa anche questo!

pensieri e parole

Inviato da Utente anonimo il 30/06/2009 06:08

Caro Sandro, sul tuo intervento in Direzione nazionale potrei per sintetizzare citare uno slogan a noi caro in un passato remoto ….. ma oggi piu’ che mai di attualita’ “ fedeli alla linea”. Tu da sempre sei uno che la linea l’ha trovata ma nella fase attuale e con l’affetto di sempre, ti vedo più nella parte del don Chisciotte del Cervantes contro i mulini a vento con l’aggravante che il vento nuovo rimane bloccato al di la’ delle Alpi. Dobbiamo sperare nella comparsa di uno sciamano capace di scatenare un tornado che spazzi via i mulini??? Il fatto e che il Pd oggi come ieri deve alla sua gente e al Paese intero, la risposta al quesito “madre”, dove ci collochiamo nel panorama politico europeo e internazionale??? Siamo riformisti ma parliamo (e quando siamo al governo agiamo)da conservatori statalisti. Come si fa ad andare alle elezioni europee senza saper dire con chi e a quali politiche daremo il nostro contributo al Parlamento d’ Europa?? Franceschini l’uomo della provvidenza si ricandida alla segreteria ..per fare cosa ??? Con le tue non proposte hai perso 4 milioni di voti …… vai a casa o meglio gira il mondo, vedi cosa succede e impara . Il problema di fondo è che non esprimendo alcun tipo di pensiero politico nessuna idea di società, nessuna risposta alternativa alle domande e ai bisogni della gente e delle imprese siamo e rimaniamo un’entità fetale. Concordo quando dici che la crisi del partito è anzitutto il frutto di un cambiamento molte volte promesso e molte volte rinviato e contraddetto. aggiungerei tradito. il rapporto di fiducia tra classe dirigente del partito e i suoi elettori. Ho apprezzato molto il fatto che in premessa hai chiarito che c’è da analizzare una sconfitta, cosa che qualcuno non voleva sentirsi dire, e anche il richiamo a quella attenzione «strutturalmente diversa» che merita il Nord. La battaglia per la segreteria va fatta sulle cose, sull’idea di società, che si è obbligati inderogabilmente a esprimere, sulle politiche che servono per realizzarla con un’attenzione particolare alla crisi mondiale che ci vedrà annaspare ancora per un paio di anni. Quello deve essere il campo di battaglia con la destra e le sue schizofreniche soluzioni inutili. Mr. B va nominato unicamente in riferimento alla sua difficoltà di dare risposte a questo problema ….. che “non esiste”. E in riferimento al cambiamento promesso contraddetto e tradito, per cortesia Sandro, Visco e il suo sogno di tassare anche i ferri di cavallo va azzittito pesantemente. Non possiamo pensare di riprendere in mano il Paese promettendo Promiseland (vedi cuneo fiscale e abbattimento trattenute in busta paga) e regalando poi lacrime e sangue, e voti alla Lega Nord . Una segreteria forte, con una linea politica forte e sensata ………. poi aspettiamo lo sciamano per le prossime elezioni … (non credo sia obbligatorio che la faccia la metta il segretario del partito). Predisponiamo una sorta di corsi sull’amministrazione pubblica …. prepariamo una nuova classe dirigente di trentenni che amministrino comuni, province e regioni e che fra dieci anni siano pronti a ridare respiro a questa Italia che a me, così piace sempre meno…. Everything is possible Ti aspettiamo a luglio capitan Maran

le domande giuste

Inviato da Moreno Puiatti il 30/06/2009 11:18

Mi inorridisce che da un anno il Partito Democratico parli di forma, di strutture interne, di radicamento (che per molti è sinonimo di tessere), Maran ha ragione quando dicr che il problema non è il partito liquido, semi-solido o solido. Ma parlare solo di questo ci ha fatti precipitare del 33% veltroniani all'attuale 27%.

Se poi i contenuti si riducono alla domanda: Franceschini o Bersani? Si capisce bene che non si va da nessuna parte.

Con tutto il rispetto per i due o anche prossimi candidati, ma la domande davvero non sono quelle giuste.

Quali sono i problemi della vita reale dei cittadini e quali le soluzioni per risolverli?

Forse senza demagogia potrebbero essere queste le domande giuste, sembra però che alla prima domanda il PD sappia rispondere, sa segnalare i problemi, alla seconda, come risolverli? Risposte monche ed insufficienti, anche perchè date da politici figli della demagogia degli anni '70 e senza veri contenuti. Risposte sbagliate e pure sorpassate.

congresso?

Inviato da fernanda il 30/06/2009 11:44

Sarà colpa di Bersani se gli appiopperanno il marchio del continuista che sembra appartenere a uno che ha detto di sponsorizzarlo (D'Alema?), sarà colpa di Franceschini se si ammanterà del nuovismo il cui massimo interprete sembra il suo ex segretario (Veltroni?), sarà colpa di Chiamparino se a 61 anni diventerà l'uomo dei giovani (che hanno anche 40 anni come Concia, Gozi, Scalfarotto...?). Ma di che stiamo parlando? Il PD dov'è? Dov'è l'Italia, dove sono gli elettori (nonostante tutto ancora il 27%!!!) che continuano a esprimere fiducia nei democratici e quelli che sono rimasti a casa in attesa di un solo segnale? Caro Sandro, finché non si sentirà parlare della quotidianità, senza slogan (per favore non voglio puiù sentir dire che sull'immigrazione il PD coniuga sicurezza e integrazione, mi si dica come!!!), sarà soltanto una lotta di apparato, vecchio e nuovo. Con e senza D'Alema, Veltroni e gli outsider che vogliono soltanto diventare insider. Comunque fiduciosa (in fondo faccio parte di quel 26,1%!). F.

riflessione in pillola

Inviato da Utente anonimo il 30/06/2009 12:55

Dimenticavo ...... ma affinchè qualcuno oltre a te, si metta a parlare del perche' della sconfitta elettorale , e sul come e cosa fare per invertire la tendenza in direttivo nazionale cosa deve succedere .....fanno tutti spallucce a Roma???? Quale miglior luogo per una sintesi comune su quello che succede se non la Direzione nazionale???? Caspita alle europee abbiamo perso l'otto percento e trentadue tra amministrazioni provinciali e comunali importanti .... e in direzione nazionale non siete riusciti a fare una seria analisi del voto, nessuna traccia di discussione interna al massimo organismo del Pd. Dobbiamo fare noi la marcia su Roma con i trattori !!!!!???? Si poteva dedicare la riunione esclusivamente all'analisi e presa d'atto della sconfitta e convocare un'altra riunione per i primi di luglio propedeutica alle primarie e al congresso di ottobre ...o no??? Sembrano cose ovvie ma mi pare che fino a che il cadavere non puzza lo si tiene fermo sul letto (ormai il malato e' deceduto). Buona e proficua settimana Sandro

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Inviato da anonimo il 03/07/2009 19:05

ci prepariamo alla terna Franceschini Moretton Gherghetta mah

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Inviato da Utente anonimo il 07/07/2009 14:11

Meglio D'Alema, Latorre, Bassolino, Zvech, Sonego,ecc.?

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Inviato da Utente anonimo il 08/07/2009 06:09

mi sa di sì...

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Inviato da Utente anonimo il 08/07/2009 06:15

meglio il progetto di Bersani.