Il laboratorio pugliese
E’ andata come doveva andare. La vittoria di Vendola era annunciata. La partita vinta da Vendola (presidente uscente della regione che sapeva di contare su un consenso diffuso e una popolarità enorme) rischia però di apparire come una fragorosa sconfitta di buona parte del gruppo dirigente del Pd. Alla fine le primarie si sono svolte, hanno mobilitato quasi 200 mila persone e sono state vinte conto la volontà e le indicazioni dei vertici del Pd. Gli elettori del centrosinistra pugliese hanno ritenuto infatti che il governatore Vendola (e forse quell’esperienza di governo) valesse più del progetto politico accarezzato da D’Alema: allargare l’alleanza all’Udc.
E’ forse questo l’aspetto più clamoroso delle elezioni pugliesi che ci rammenta un principio fondamentale che vale per tutte le tornate amministrative: le elezioni regionali non servono ad alimentare una strategia (neppure quando si propone di spalancare al Pd le porte del governo centrale), ma unicamente a dare un «governatore» e un governo alla regione interessata. E il «governatore» uscente Vendola si poteva certo mettere in discussione, ma bisognava anzitutto chiedersi se in questi anni avevamo governato bene o male e se con l’Udc di Casini avremmo governato meglio. Così come bisognava (e bisognerà) chiedersi di che parliamo quando parliamo del «riformismo» di Casini contrapposto alle «posizioni radicali» di Vendola. Anche perchè quel che è accaduto sembra rivelare un rifiuto per operazioni a tavolino che l’elettorato non è più disposto ad avallare.
Aggiungo solo che ora anche il partito «solido» dovrà fare i conti con il fatto che le primarie rimangono una fonte di legittimazione più forte di qualunque nostalgia.















Senza contare che c'è l'elezione diretta...
Di nuovo il centrodestra dimentica, forse perché l’ha avversata, la rivoluzione avvenuta con l’elezione diretta del presidente. L’alleanza di centrosinistra in regione è coesa e credibile proprio perché è organizzata attorno alla leadership. Non si capisce poi perché ci dovrebbe essere un’unica soluzione per problemi diversi. Nei comuni, nelle province, nelle regioni, si scelgono formule diverse, adatte a problemi diversi: è il programma comune che fonda la coalizione e non viceversa.